Recensione
Home Up

 

               

 

                                                           

3 ­ GIUGNO 2011 Impara l'arte: prendi la droga e mettila da parte (segue da pag. 17) contenuto faceva riferimento all'uso delle sostanze psicotrope, molto diffuse tra i giovani, e alle conseguenze, molto dannose, che esse possono avere su chi ne fa uso. Lo spettacolo è stato rappresentato in modo molto particolare da una compagnia di giovani attori, sotto forma di tagedia greca, intitolata: KOROIBOS: IL DOPATO DI OLIMPIA. La tragedia si consuma per effetto dell'abuso di droghe da parte del giovane Koroibos, anche se non volontariamente, ma spinto dal Poeta Pittaco che vuole fare di lui un grande atleta olimpico. Koroibos, cuoco, di famiglia modesta e proveniente da un'isola della Grecia, ha commesso, nel suo paese, un grave delitto. La madre, per non farlo imprigionare e per la paura di perderlo, non lo denuncia e lo spinge a fuggire. Ad Olimpia incontra Pittaco che se ne innammora e lo costringe, plagiandolo, a partecipare ai giochi olimpici lusingandolo con la droga, sostanza che gli avrebbe dato forza per vincere e per acquistare prestigio in una società dove le vittorie sportive erano elementi importanti per accedere a cariche politiche e si sarebbe così riscattato anche dal peccato commesso per il delitto.Per evidenziare la sua forza,il poeta lo incita a fare abuso di droghe; il giovane accetta, diventa uno sportivo succube dell'amante. Vince le olimpiadi, ma vince anche la droga su di lui. E come tutte le tragedie greche, la morte diventa la padrona . Koroibos entra nel tunnel della droga, dal quale non riesce ad uscire. Questa sostanza pericolosa lo rinvigorisce, così ne diventa dipendente. Quando decide di smettere è troppo tardi e la madre per non vederlo così distrutto vuole addirittura denunciarlo per il delitto precedentemente commesso nella speranza di sottrarlo alla droga e salvarlo da quel destino infame. Questo, però, provoca in lui la paura di perdere la propria libertà e si ribella contro la madre.Alla fine, come in tutte le tragedie greche, è la morte che vince, una morte non necessariamente fisica, ma una morte interiore causata dal grande dolore della madre per la distruzione del figlio, e per la sofferenza arrecata alla madre da parte di Koroibos . Ma Koroibos muore perché la droga è MORTE. La rappresentazione era povera di scenografia,basata su un minimalismo iconografico, dove solo alcuni fili rappresentavano l' intreccio di vari destini, ma ricca di coreografie e musiche, secondo la modalità tipica del teatro ­ danza dove non è la parola lo strumento comunicativo ma il corpo che segue il movimento della musica. La droga, quindi, rappresenta un mezzo antico per alleviare i dolori, ma il suo uso, abuso e trasformazione sintetica, l'ha resa deleteria, l'ha resa uno dei principali strumenti di morte di molti giovani. In origine la droga, era uno dei mezzi per entrare in comunicazione con gli dei, creando uno stato particolare di alterazione psicofisica che, sconvolgendo il comune modo di percepire il mondo permetteva, a chi ne faceva uso, di creare un contatto con altre dimensioni della vita. Nell'antica Grecia il doping nello sport si legava alla magia, perché Ecate dea della magia, proteggeva gli atleti e li faceva vincere. La gente comune che veniva scoperta a fare uso di droghe doveva pagare sanzioni pecuniarie, veniva esclusa dalla città e a volte torturata. Le sostanze dopanti erano rappresentate da diete speciali: proteine, semi di sesamo, carne di maiale, papavero da oppio, alcool, erbe e funghi. Anche oggi chi fa uso di droga crea un legame con la dipendenza che è una condizione patologica per cui la persona perde ogni possibilità di controllo su se stessa. Le più diffuse sostanze che creano dipendenza sono: la cocaina, l'eroina, il tabacco e l'alcool. La droga viene usata per provare piacere e fronteggiare così situazioni di disagio causate dall'insicurezZa, da una mancanza di fiducia in sé stessi ed è divenuta causa di gravi problemi socio- psico-fisici e soprattutto di MORTE. PERCIO' NOI TUTTI DICIAMO NO ALLA DROGA, SÌ AL SAPERE E ALL'ARTE. Su queste problematiche si è acceso un dibattito, coordinato dal giudice drammaturgo dott. Gennaro Francione, autore dell' opera rappresentata, incentrato soprattutto sugli aspetti giuridico-sociali del fenomeno.

Quelli di via Copernico news n. 3 pag. 18-19