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BRIC-A-BRECHT(ANTIARTE E ROTTAMAZIONE ANTICAGLIE) di Gigi Trilemma
L'opera è un modello esemplare di antiarte intesa esteticamente come possibilità di frantumare e ristrutturare all'infinito la stessa opera. Dà anche il senso della composizione multipla di un tema sia nella stessa composizione che nel rifacimento diacronico. Inviso al nazismo, Kurt Weill fu costretto ad emigrare a Parigi e a Londra e proprio in questa seconda città compose il balletto, su soggetto di Brecht, Anna-Anna ovvero I sette peccati capitali. La rielaborazione con Nuccio Siano continua in altra cronia, senza balletto, attingendo a temi omologhi dell'epoca fascista come verbalità automatiche, gestualità ossessive, con testi musicali provocatori, dissonanti, ridicolizzanti tratti da musichette d'epoca, da cacofoniche e curiose sceneggiate cantate napoletane. L'effetto è quello di una meccanizzazione della morale fascio-cattolica in un ripetitivo muoversi di muscoli e bocche nell'asfissiante reiterazione di risposte-slogan alle domande della maestra. Questionario insulso che si pone come bastone verbale perché la carota è fisica, riposta nella cintura dagli allievi, pronta a essere addentata, rifiutata solo dall'ingenua allieva-ballerinetta. L'opera doveva farsi a San Gregorio al Celio a Roma, ma è intervenuto il rifiuto del Vicariato di Roma nel concedere lo spazio. La descrizione del passaggio dalla libera dottrina della fede(in Dio, nella Nazione, nella Morale) all'indottrinamento totale per creare l'uomo macchina fa paura. Per non parlare del senso di fondo demoniaco dell'opera di Brecht che trasforma i vizi capitali in valori da vivere fino in fondo per conoscere la profondità della vita a scopo liberatorio. Fortunatamente il mondo è più grande del Celio, il teatro è infinito, e l'antiarte
salva. Attraverso un descessus ad inferos per rivelare il diavolo che abbiamo dentro. E
non c'è religione, né rogo, né anatema, che impedirà agli artisti di superare le
robotiche degli dei e dei semidei.
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