Convegno Torre del Greco
Home Up Convegno Torre del Greco Convegno Pomezia Convegno Campus Pomezia Convegno Viterbo

 

Convegno  “Beni culturali e ambiente: sviluppo del territorio” organizzato a  Villa Campolieto, Ercolano, il 25 settembre 2004 dal  Gruppo Archelogico Torrese G. Novi

http://www.gatnovi.it/news_convegno.asp

 

 

IL  PRIMATO DEL SAPERE SULL'ECONOMIA E IL  TERRITORIO UMANISTICO COME FONTI DELLA FRATELLANZA CREATIVA

 

di

 

Gennaro Francione

  Nell'affrontare il tema della metamorfosi umanistica del territorio come genus, il giudice-drammaturgo parte da un attacco d'amore e di odio  alla sua patria: Torre del Greco. Odio, per quello che Torre è, che nasconde un grande amore per quello che Torre, utopisticamente, vorrebbe che fosse.

              Il j'accuse a Torre perché in quel paese è nato, vi ha vissuto l'infanzia e l'adolescenza, dovendo emigrare perché in questa città il territorio è frantumato, disumanizzato, decoventrizzato da un pragma umanistico che non c'è,   visto che la cooperazione artistico-culturale rasenta lo zero.

              L'autore, dopo l'aggressione fatta obtorto collo, espone una serie di rimedi per rivalutare il territorio, che rappresentano un prototipo per tante altre città similari, afferrate dall'incapacità di assicurare spazi alle forze artistiche e culturali emergenti, soprattutto incapaci di dettare ideali estetici creativi alle nuove generazioni.

 http://www.gatnovi.it/convegno/G.Francione.doc

   

 

 

 

  IL  PRIMATO DEL SAPERE SULL'ECONOMIA E IL  TERRITORIO UMANISTICO COME FONTI DELLA FRATELLANZA CREATIVA.

 

di

 

Gennaro Francione

 

      Nell'affrontare il tema della metamorfosi umanistica del territorio come genus, devo partire dalla species e non posso  esimermi da un attacco d'amore e di rabbia verso il modello numero 1: Torre del Greco. Odio, per quello che Torre è, che nasconde un grande amore per quello che Torre, utopisticamente, vorrei che fosse.

      Devo cominciare il mio j'accuse con Torre perché io qua sono nato, ho vissuto la mia infanzia ed adolescenza, dovendo emigrare perché in questa città il territorio è frantumato, disumanizzato, decoventrizzato da un pragma umanistico che non c'è,   visto che la cooperazione artistico-culturale rasenta lo zero.

      L'attacco a  Torre è doveroso. Qua non si fa nulla o quasi. Sono anni che cerco di portare il mio teatro dialettale a Torre e non ci riesco. Ho fatto girare 'A scigna (una tragicommedia sulla droga) in Svizzera ma qua non riesco a mettere piede. Non ce la faccio proprio. Ho tentato presso compagnie private, presso le istituzioni: niente!

      Ho chiesto un teatro e vogliono solo soldi, mentre in altri posti come a  Roma accettano compartecipazione ai rischi col 30 % al teatro e 70 % alla compagnia, tolte le spese del teatro naturalmente.

      Ho chiesto al Comune aiuti e ho ricevuto promesse vane.

      Mi sono rivolti ad amanti dell'arte e del teatro: niente di niente. Anche qui come altrove sono favoriti sempre gli stessi: i noti, gli amici degli amici. "Realtà locali sono predilette"  mi si risponde enigmaticamente, al che ribatto che non è giusta questa politica del favorire la gente del posto, in linea col "sano" nepotismo provinciale.  Ma anche se questa linea fosse corretta - mi chiedo -  non sono io realtà locale, drammaturgo di Torre nato nella villa Comunale? 

      A queste domande non ci sono risposte pragmatiche, ma solo chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere. E "le chiacchiere" per dirla con un detto napoletano "fanno 'e perucchie".

      Forse le cimici siamo noi. Sono le nostre compagnie dell'Adramelek Theater (il teatro da me inventato al motto "Se il    popolo non va al teatro, il teatro va al popolo"[1]) troppo oneste e, pertanto, senza soldi, nel senso che non hanno produttori alle spalle. Noi siamo poveri di pecunia perché non traffichini, ma sull'inventiva... quella non ce la toglie nessuno. Con la nostra intelligenza escogitiamo vecchie strategie da società contadina come la permuta: cerchiamo spazi inutilizzati e proponiamo: "Tu mi dai lo spazio e la tua organizzazione, io ti do lo spettacolo". Ci sembra uno scambio onesto, tra poveri; anche perché abbiamo la forza dei francescani e il ruolo etico dell'antiarte che ci impedisce di ricorrere a forme di sovvenzione pastettate.

        Ho voluto cominciare da questa mia esigenza personale perché le orazioni sono molto più efficaci quando chi parla è punto sul vivo. Io non sono venuto qui da Roma solo per fare retorica pura ed elucubrare parole vane su una città in artificioso amor patrio, ma per aiutare Torre in uno sforzo di consapevolezza che la porti a recuperare le sue radici culturali, artistiche, filtrate attraverso la rioccupazione umanistica del territorio. In questo mi sono alleato immediatamente, in spirito  e materialmente, essendo qui presente con voi in questo convegno, col GATNOVI(Gruppo Archeologico Torrese col. "Giuseppe Novi") che  - faro di luce nell'oscurità - agisce concretamente per recuperare al popolo spazi alias ermeticamente chiusi come ha fatto con il mitico convento degli Zoccolanti, provocandone l'eccezionale apertura al pubblico della parte inferiore.

        Basta con la vecchia politica materialistica aggiustastrade e scassaanime in nome del mangiasoldi politicante di turno. Io parlo qui a nome mio personale e di due movimenti da me fondati, e sono sicuro a nome anche del GATNOVI.

        Il Movimento Utopista-Antiarte 2000, oltre  a una funzione estetica (predica la perenne incompiutezza di qualunque opera d'arte), ha un progetto antipolitico. Se politica è la polis della materia, l'antipolitica è la polis dello spirito, della creatività profonda. Noi vogliamo pulire il territorio dalla politica marcia, per crearne una estetica che anteponga la salute mentale a quella fisica, ciò per dare ai nostri giovani droghe che non fanno male come quella dell'arte, del teatro, della creatività comune per la realizzazione dello Stato Estetico    contro il fallimentare Stato Etico[2].

        Per secoli abbiamo detto agli uomini come dovevano comportarsi e hanno fatto tutto il contrario. Ora vogliamo portare avanti un ideale di Stato Estetico da cui abbiamo maggiore probabilità di far scaturire il bene. Una delle bellezze da noi predicate è quella del territorio, che va risanato, ripulito, ristrutturato in forme adeguate alle nuove esigenze dell'Uomo Utopista per dar il via a un progetto neorinascimentale di Città Ideale.

        L'estetica Antiarte 2000 predicata dai Fratelli del Libero Spirito Artistico, noi crediamo, è l'unica forma di salvezza per l'uomo nel caos dei valori e delle tecnologie e degli sballi artificiali del Medioevo Atomico. Per attuare tanto abbiamo osato progettare di portare gli artisti al potere, gli unici capace di coniugare disinteressatamente e con competenza il bello col bene.

        L'altra associazione  a nome della quale io parlo è l'Unione Europea dei Giudici Scrittori(EUGIUS), di cui sono Presidente.

        "L'Associazione Europea dei Giudici Scrittori - leggiamo nella pagina iniziale sul Web - ha lo scopo di associare i giudici-scrittori d'Europa al fine di diffondere un messaggio universale di giustizia e arte nel presupposto che ciò che è bello è anche buono e giusto. Ergo si può contribuire all'unione delle persone, alla crescita dell'umanità e della solidarietà in nome di una giustizia intesa non come mera punizione ma come ricerca dei sistemi creativi per rendere l'uomo retto, mediante l'arte, la cultura, lo spettacolo, l'informazione, la cooperazione culturale e sociale"[3].

        Anche l'EUGIUS si propone, quindi, progetti di agglomerazione territoriale pacifica e creativa nella convinzione che la giustizia prima non è quella che noi esercitiamo nelle aule di giustizia(che rappresenta in qualche modo anche la patologia dei rapporti umani) ma quella che ognuno di noi contribuisce a creare in prima persona nel mondo in cui vive, aiutando gli altri per aiutare se stessi.

        Non sembri utopia il continuo riferimento all'arte. Ben 120  magistrati-scrittori ha sfornato l'Italia dal dopoguerra in poi! Quanti avvocati, medici, ingegneri sono scrittori! Basti pensare    a Gadda, a De Crescenzo, al grande drammaturgo Ugo Betti anch'egli giudice. Basta navigare in rete per vedere quanta gente c'è che scrive, soprattutto giovani.

        Si è detto che gl'italiani sono un popolo di navigatori, di inventori, di scrittori. Queste sono le loro attività più nobili anche se è sotto gli occhi di tutti che a Torre del Greco i navigatori hanno preso - nel bene  e nel male - il primato sulle altre due categorie.

        Il nostro progetto specifico per il territorio richiede l'individuazione di modelli nuovi, estetici, atti a favorire in profondità in chiave emozionale, culturale ed estetica  la cooperazione umanistica tra le persone e prima di tutto fra i giovani. Convinti che la creatività sia una peculiarità primaria dell'uomo, capace di mandarlo in estasi e farlo diventare buono, dobbiamo inventare strutture spaziali atte a recepire questi progetti di buona cooperativa volontà estetica.

        Proprio perché la creatività è una qualità originaria dell'essere umano essa va coltivata fin dalla culla.

        Si parte dalla famiglia e dalla scuola.

        La famiglia va addestrata nel senso che l'estetica è una delle chiavi dello sviluppo dei propri figli. Estetica intesa non come mera esteriorità, status symbol, ma arte del profondo che si concretizza nella creazione in prima persona delle cose belle, il cui entusiasmo porta naturalmente al bene verso gli altri.

        La scuola va rifatta, scrostata dal burocratismo e dal nozionismo. Essa non è più meccanica ma pratica, cercando sale e spazi per fare aggregazione, teatro, ricerche che coinvolgono tutti in prima persona, insegnando l'educazione civica alla fratellanza che o è sentita o è utile.

        In Germania la scuola si regge annualmente su un progetto unitario per cui, dato un determinato tema, l'intera classe si muove attorno ad esso, ogni singolo allievo facendo ricerche specifiche, in classe, in Internet, sul territorio.

        E' questa una scuola moderna, multimediale, capace di muovere le nozioni sulla base di un interesse reale, creativo, all'argomento trattato, in un'operatività globale, spazializzata, dove ogni allievo interviene in prima persona, nel cyberspazio e  nell'ulespazio[4], a dare il suo contributo innovativo.

        La scuola diventa così fonte di autentiche operazioni educative territoriali dove gli studenti vengono rilanciati nello    spazio comune, nello zona esterna per portare la scuola fuori da sé, per liberarla dalle pastoie di una pedagogia spenta, accademica, monolocalizzata.

        Per individuare altre strutture estetiche sul territorio ci siamo riferiti ad alcuni modelli già esistenti, altri vogliamo crearne di nuovi nelle forme e nelle funzioni. Abbiamo a mo' di esempio individuato per il nostro progetto: i teatri, i centri  sociali, le sale multimediali, il Palazzo degli Artisti.

        La devianza oggi è molto diffusa tra i giovani, dovuta a mancanza di valori connessa a penuria di entusiasmo. Il nostro intervento è a monte per generare quest'estasi della vita sociale in comune, e a valle per aiutare i ragazzi disagiati. E quando dico disagio, parlo prima di tutto di droghe, parlo di solitudine prodromica a ogni forma di droga. Dobbiamo creare centri di creatività tali da eliminare la solitudine psicofisica dei nostri ragazzi, spesso frutto di vuoto culturale, proprio grazie ai nostri input estetici.

        Nell'opera citata 'A scigna un padre, Francesco Tramontano, ha grandi  progetti per il figlio, il quale, invece, a sua insaputa, è drogato e delinquente. Attorno a questo dramma che lentamente si dipana agiscono personaggi comici, come Don Saverio, il portiere, e  Peppe 'o zuoppo, "'o schiattamuorto", rappresentanti, il primo  col lotto e il secondo col toto-nero, la vecchia e la nuova Napoli che usa diversi sistemi per sfidare la comune nemica: la fortuna. O meglio, la sfortuna.

        Sfortuna è lo stupefacente, un problema "epidemico" tale per cui nessun genitore che si rispetti può in tutta coscienza dire: "Sono sicuro che mio figlio non si droga". 

        In quell'opera depongo i panni del giudice, la cui  funzione è meramente  repressiva. Propongo come esteta una soluzione al problema ed è quella artistica: attraverso l'arte in sé come capace di purificare gli animi con la rappresentazione del dramma. Come terapia pratica per spingere i giovani  a fare teatro e  vincere così con l'arte le tentazioni chimiche del mondo moderno.

        Quell'opera è stata portata in tournée in Svizzera(paese all'avanguardia nella somministrazione terapeutica di droga ai tossicodipendenti) dalla compagnia Nuova Generazione, nella stagione '96-97 con notevole seguito di critica  e pubblico, toccando città importanti come Basilea, Zurigo, Ginevra. In quest'ultima città al culmine della settimana di seminari sulla droga "Sotto l'Alto Patrocinio del Console Generale d'Italia"    nonché del COM.IT.ES e del C.A.E(Comitato Assistenza Educativa)[5].

        L'operazione di stagione teatrale in tour è stata resa possibile grazie a una rete di spazi teatrali offerti dalle chiese dei nostro connazionali nella Svizzera Tedesca e Francese. Teatri sempre pieni, con gente entusiasta a  dimostrare il senso di una comunità cristiana fervida con parroci non alla ricerca del soldo com'è accaduto in Italia, dove sacerdoti-mercanti sono arrivati a pretendere più degli stessi teatri laici.

        E' questo della Scigna un esempio forte di teatro terapeutico che può essere assunto  a modello di altre forme più ampie di liberazione dal disagio sociale giovanile, purché la rappresentazione si svolga però in prima persona e ci siano spazi economicamente accessibili per farla. Noi vogliamo nella città  di Torre tanti teatri, ai limiti del gratuito, per tanti gruppi giovanili cosicché nel futuro non ci saranno più spettatori passivi, ma solo fruitori attivi e in prima persona, chi come autore, chi come regista, attore, scenografo etc. dell'opera teatrale.

        Un altro modello da noi proposto è il centro sociale animato. Abbiamo una visione negativa dei centri sociali per lo più legati a visioni di no global violenti, di spaccio, di azioni illecite. Essi sono, invece, frutto dell'operosità di tanti giovani non adeguatamente aiutati dalle istituzioni.  Là dentro si svolgono lavori informatici di altissimo livello come quelli di Forte Prenestino a Roma.

        Vanno dicendo i media conservatori che i locali dei centri sociali puzzano, che là dentro ci si droga, che là si tramano chissà quali atti rivoluzionari cruenti.

        Quanto agli odori ci saranno pure, ma legati al fatto che si tratta di locali occupati da forze deboli socialmente in quanto giovanili, astrutturate, economicamente nulle. Meglio quei miasmi che il profumo coprente dei colletti bianchi dalle mani sporche.

        Sul drogarsi non c'è bisogno di andare nei centri sociali per farlo. Idem per gli atti rivoluzionari, leggenda metropolitana spesso connessa al fatto "vero" che si tratta di "zone occupate".  Già questo titolo dà il senso dell'illiceità dello stare in quei locali, che si ribalta là dove si tratti di spazi colpevolmente lasciati vuoti dalla pubblica amministrazione. Con queste idee non è un caso che io, in qualche    sentenza, abbia assolto l'occupante illecito di uno stabile, condannando moralmente l'inerte istituzione pubblica. Ecco di seguito un modello di sentenza.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

         Tizia Caia è  stata tratta a giudizio, chiamata a rispondere del reato  di occupazione abusiva di struttura pubblica.

      All'esito dell'odierno dibattimento ritiene il Tribunale di dover adottare la seguente decisione.

        Sempronio, responsabile del  servizio immobili Comune di Balzania, ha riferito che fece accertamento sull'appartamento. All'indirizzo corrisponde una ex scuola materna in disuso. Con la diminuzione delle nascite le scuole sono state abbandonate.

        La prevenuta, priva di lavoro, ha riferito che ha occupato lo spazio per necessità. Trattavasi di uno stabile abbandonato, pieno di immondizie. L'ha pulito per occuparlo con tre figli, aspettandone  un quarto, insieme al marito venditore ambulante. Ha fatto domanda "vana[6]" per avere una casa popolare.

        Mevio, direttore ufficio abitativo del Comune di Balzania, ha riferito che la signora chiese sanatoria per uso abitativo. I  locali della scuola  non sono attualmente utilizzati.

        Orbene la prevenuta va mandata assolta perché mancano prove dell'invasione richiesta dalla norma, ovvero di un'introduzione fatta con mezzi forzanti e  modalità eclatanti nella proprietà altrui, trattandosi anzi di locale colpevolmente lasciato derelitto dalla P. A.. E' da assolvere la prevenuta, ad abundantiam   a fronte di un suo sicuro stato di necessità, essendo madre di bambini piccoli e necessitando di un ricovero per loro atto a garantirne la salute, diritto tutelato costituzionalmente(art. 32 della Cost.).

 

P.Q.M.

 

visto l'art. 530 c.p.p.

assolve Tizia Caia dal reato ascritto perché il fatto non costituisce reato.

 

                          IL GIUDICE


 

        Il nostro centro sociale animato, creato in piena regola,  è un centro che occupa legittimamente tutti gli spazi vuoti della pubblica amministrazione o forniti da mecenati per farvi svolgere dalla collettività gratuitamente attività sociali, artistico-culturali. Nel centro sociale Affabulazione di Ostia si svolgono attività teatrali, corsi di fotografia, recitazione, cinematografia etc. tutto a bassissimo costo e con grande affluenza di giovani. Quei locali furono sottratti alla palese incuria del comune, liberandoli dalla sporcizia dove si annidavano topi, barboni, diseredati e - là sì - drogati e spacciatori.

        Un'ulteriore forma più avanzata dei centri sociali animati sono le sale multimediali per cui abbiamo tratto esempio dal Melkveg (La via lattea) ad Amsterdam.

        Questa ex latteria è un centro culturale dalle molte facce. Là i giovani si incontrano e con pochissimi soldi fanno di tutto. Attività passive e attive: nell'area concerti si esibiscono band di tutti i tipi, il cinema proietta film d'autore, nel teatro si rappresentano opere d'avanguardia, nella sala video si proiettano deliri d'ogni sorta. Ci sono anche  librerie, ristorante e bar, una sala da the dove si può giocare a scacchi, dama, backgammon etc., una galleria d'arte e, nel weekend, una discoteca molto frequentata[7].

        In tutte queste strutture urbanistiche nuove la chiave di volta liberatoria è la partecipazione in prima persona e la multimedialità ad evitare che i nostri giovani s'istupidiscano a guardare solo film, tv, dvd, o a ballare o a perdere tempo in chiacchiere inutili e vuote nei bar o sui ferri della stazione vesuviana.

        Un centro sociale animato per antonomasia è il Palazzo degli Artisti, ideato da Antiarte in collaborazione con Artistika[8], un spazio multimediale permanente  di arti libere dove gli  tutti artisti possano realizzare ed esprimere in attività continua la loro arte in maniera gratuita, affiancando laboratori della creatività dove tutta la popolazione può accedere  per la ricerca personalizzata della propria fonte di gioia estetica.


      Il Palazzo degli Artisti  si pone non solo come centro di raccolta permanente e multimediale di tutte le arti, ma come luogo concreto di purificazione sociale, ovvero di recupero dei devianti (disadattati sociali, drogati, ex detenuti etc.) attraverso l'arte da far attuare in prima persona  con l'ausilio esterno di maestri esteti, psicologi, operatori sociali.

        Una volta costruite le prime cellule purificatrici saranno poi gli stessi devianti recuperati a raccontare e ricostruire la loro esperienza di caduta e di riscatto, ponendo soprattutto le generazioni in disagio sociale concretamente di fronte ai mali e ai rimedi che la fratellanza e il vivere onesto tra gli uomini comporta[9].

        Per riprenderci est-eticamente il territorio abbiamo bisogno di un nuovo senso sociale degli spazi, di cui ci dobbiamo appropriare ricorrendo a  tutte le armi possibili. Le leggi statali, regionali, provinciali, comunali. Se non ci sono, bisogna lottare per farne adottare di nuove.

        Al riguardo sarà indispensabile fare una mappa del territorio per individuare spazi criminalmente abbandonati dalle istituzioni e dai privati.  

        A Roma  il Teatro Indi, legato al Teatro Argentina,  è uno spazio teatrale ricavato dagli ex-stabilimenti Miralanza in abbandono, su progetto di De Boni e Colombari. Siamo ancora nel deprecabile modello ad uso solo degli artisti cosiddetti "forti" e non per la massa degli esteti; comunque, prendiamo quella struttura come esempio del modo di recuperare spazi, anche se ne critichiamo la gestione contraria alla megarotazione globalizzata di tutte le espressioni artistiche.

        Noi partiamo dal basso convinti e sicuri di onestamente riuscire per noi e per tutti quelli come noi a trovare locali idonei, perché l'unione dei deboli fa anch'essa la forza. Noi  artisti-giuristi puliti, unendoci ai tanti artisti non titolati, possiamo creare quell'energia comune per sottrarre al non uso gli spazi da gestire per la creatività e la felicità comune, soprattutto dei nostri ragazzi.

        In itinere dobbiamo con la nostra forza sociale coinvolgere i privati, i nuovi mecenati mossi da spirito neorinascimentale,  e quei cristiani che, andando o meno a  chiesa la domenica, sentono la fratellanza e la gioia del fare il bello per generare il bene. Per tutti gli altri, dobbiamo convincerli che la    fratellanza conviene. Date e vi sarà dato.

        Torre, mia amata, io aspetto ancora che tu sciolga il tuo debito. Io sono solo il simbolo. Se lo sciogli con me, lo sciogli con tutti noi artisti, con tutti gli uomini operosi di questo paese, costretti a migrare per la tua ingenerosità, la tua pigrizia, la tua chiacchiera inconcludente, la tua ignavia di Torre Ottava che non crolla perché è già crollata.

        E per mostrarti, malgrado l'attacco, tutto il bene che ti voglio, chiuderò con la descrizione di un tuo mirabile territorio dal mio romanzo CALABUSCIA[10].

        E' mio padre che parla, che mi racconta la sua storia di guerra inutile. Sono io che parlo, fusomi esteticamente ed emozionalmente al mio papà, Vincenzo.

 

      Il tempo vola e la Signora già mi sfiora la mano mentre passeggio, pagato il mio pedaggio di schiavo, in un giardino di una città qualunque.

        Ancor'oggi quando la natura è più tranquilla, e il mare è placido come l'olio laggiù sotto la Scarpetta, quando tutto sembra in pace attorno a questo Vesuvio che mi pende sulla testa, ripenso talora a quegli eventi di guerra e non posso fare a meno di meditare che tutta questa vita, fuori e dentro, sopra e sotto, è formata da sbarre invisibili che sempre ci sono, ma solo talora si rivelano, enormi, possenti, indistruttibili.

      Sì dietro l'invisibile di un tramonto sempre si nasconde l'angoscia di una Gigantesca Calaboose. E' la Vita Stessa, che si oscura nella gattabuia dell'esistenza infame dove lottano una cruenta battaglia per sopravvivere,senza esclusione di colpi,i vivi e i morti. Così fu, è e sarà, per sempre.

      La tristezza a questi pensieri mi scende addosso. Ma poi le note suadenti del flicorno, suonate da un bambino nel silenzio di una notte, si levano nell'aria e dall'amarezza mi ridesto. Salgo sul mio vecchio aquilone con stecche di canna e coda ad anelli in carta colorata, e così librato sulle ali, come un savio Icaro, affondo nel suono della galassia. Là oltre le invisibili sbarre.

 

 

 

 


horizontal rule

[1]ADRAMELEK THEATER:  Il TEATRO MAGICO E  UROBORICO DI GENNARO FRANCIONE: http://www.antiarte.it/adramelekteatro

 

[2]Vedi G. Francione, Transavanguardia del Medioevo Atomico, sulla rivista Dismisura(Anno XXV, n° 115-117  gennaio  1997), p. 108. Il movimento è citato in un'intervista al webmaster Andrej Adramelek in Cyberunderground di Luther Blisset, Ed. Simone, Napoli giugno 2001, pp. 52-58, 79. In rete: http://www.antiarte.it.

[3]Vedi G. Francione, Il tocco e la penna(Sui giudici scrittori), in corso di stampa. In rete (EUGIUS, http://www.antiarte.it/eugius

 

[4]Termine di neoconio dello scrivente  a indicare lo spazio contrapposto al web, lo spazio materiale(dal greco ulè, materia).

 

[5]Gli spettacoli si sono svolti in collaborazione  con l'AGSI(Ass. Genitori Scuola Italiana) e A.R.P.(Associazione Regionale Pugliesi).

 

[6]Nella canzone Don Raffaè (testo di M. Bubola e F. De André, musica di M. Pagani, cantata da De André & Murolo) leggiamo: "A proposito, tengo nu frate/ che da quindici anni sta disoccupato/ chillo ha fatto cinquanta concorsi/novanta domande e duecento ricorsi/voi che date conforto e lavoro, / Eminenza, vi bacio e v'imploro/ chillo dorme cu mamma e cu mme/ che crema d'Arabia chè cchistu ccafè".

 

[7]Melkweg, Lijnbaansgracht 234a (Amst.) 020-6241777.

 

[8]ARTISTI-KA: CENTRO SOLIDALE PERMANENTE DI ARTI LIBERE: http://www.antiarte.it/artisti-ka

 

[9]Per questo vedi G. Francione, Utopia del sistema penale entropico, Progresso Giuridico, in fase di stampa.

 

[10]La fuga dopo l'armistizio lungo tutto la penisola di due napoletani, padre e figlio, alla ricerca di una salvezza che si rivela una mera  chimera. La vita è un'eterna Calabuscia, una gabbia) - Aetas Internazionale - Roma, ottobre 1994. Al libro, scritto col sistema ipertestuale Arianna, sono state aggiunte nel marzo 1996 schede di supporto per la diffusione nelle scuole medie inferiori  e superiori. Adottato come libro di testo nell'Istituto Platone di Casalpalocco, dove l'autore ha tenuto conferenze per spiegare il nuovo romanzo storico del 2000("Da Manzoni al computer").

 

 

                

                       Relazione di Francione

         

                Francione e Ciccio Raimondo a tavola.

                (Foto dal sito Gatnovi )