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Giovanni Paolo II LETTERA
AGLI ARTISTI
A quanti con appassionata dedizione cercano nuove «epifanie»
della bellezza
per farne dono al mondo nella creazione artistica. «
Dio vide quanto aveva fatto, ed
ecco, era cosa molto buona» (Gn 1,31). L’artista, immagine di Dio Creatore 1.
Nessuno meglio di voi artisti, geniali costruttori di bellezza,
può intuire qualcosa del pathos con cui Dio all'alba della creazione,
guardò all'opera delle sue mani. Una vibrazione di quel sentimento si
è infinite volte riflessa negli sguardi con cui voi, come gli artisti
di ogni tempo, avvinti dallo stupore per il potere arcano dei suoni e
delle parole, dei colori e
delle forme, avete ammirato l'opera del vostro estro, avvertendovi
quasi l'eco di quel mistero della creazione a cui Dio, solo creatore di
tutte le cose, ha voluto in qualche modo associarvi.
Con questo scritto intendo mettermi sulla strada di quel fecondo
colloquio della Chiesa con gli artisti, che in duemila anni di storia
non si è mai interrotto, e si prospetta ancora ricco di futuro.
Dio vide quanto aveva
fatto, ed ecco, era cosa molto buona. Questa pagina iniziale della
Bibbia ci presenta Dio quasi come il
modello esemplare di ogni persona che produce un'opera: nell'uomo artefice si
rispecchia la sua immagine di Creatore.
Qual è la differenza tra « creatore » e « artefice »? Chi crea
dona l'essere stesso, trae qualcosa dal nulla - ex nihilo sui et
subiecti - e questo è
modo di procedere proprio soltanto dell'Onnipotente. L’artefice, invece, utilizza qualcosa di già esistente, a cui da forma e significato.
Questo modo di agire è peculiare dell'uomo in quanto immagine di Dio. Dopo aver detto,
infatti, che Dio creò l'uomo e la donna «a
sua immagine»,
affidò loro il compito di dominare la terra. Jahvé aveva creato l'universo. Al
termine creò l'uomo, il frutto più nobile del suo progetto, al quale sottomise il mondo visibile,
come immenso campo in cui esprimere la sua capacità inventiva.
Dio ha, dunque, chiamato all'esistenza l'uomo trasmettendogli il
compito di essere artefice. Nella « creazione artistica » l'uomo si
rivela più che mai « immagine di Dio », e realizza questo compito
plasmando la stupenda «materia» della propria umanità e poi anche
esercitando un dominio creativo sull'universo. L’Artista divino
trasmette una scintilla della sua trascendente sapienza all'artista
umano, chiamandolo a condividere la sua potenza creatrice. E
ovviamente una partecipazione, che lascia intatta l'infinita distanza
tra il Creatore e la creatura. L'arte creativa, che l'anima ha la
fortuna di ospitare, non si identifica con quell'arte per essenza che
è Dio, ma di essa è soltanto una comunicazione e una partecipazione.
Per questo l'artista, quanto più
consapevole del suo « dono », tanto più è spinto a guardare a se
stesso e all'intero creato con occhi capaci di contemplare e
ringraziare, elevando a Dio il suo inno di lode. Solo così egli può
comprendere a fondo se stesso, la propria vocazione e la propria
missione. La speciale vocazione dell'artista 2. Non
tutti sono chiamati ad essere artisti nel senso specifico del termine.
Secondo la Genesi, tuttavia, a ogni uomo è affidato il compito di
essere artefice della propria
vita: in un certo senso, egli deve farne un'opera d'arte, un
capolavoro. Si tratta di mettere a frutto capacità
operative, dando forma estetica alle idee concepite con la mente. Ma se la distinzione è
fondamentale, non meno importante è la connessione tra queste due disposizioni,
la morale e l'artistica. Esse si condiazionano reciprocamente. Nel modellare un'opera,
l'artista esprime di fatto se stesso a tal punto che la sua produzione costituisce un
riflesso singolare del suo essere, di ciò che egli è e di come lo è. Ciò trova
innumerevoli conferme nella storia dell’umanità.
L'artista, infatti, quando plasma un
capolavoro, non soltanto chiama in vita la sua opera, ma per mezzo di essa, in un certo modo,
svela anche la propria personalità. Nell'arte egli trova una dimensione nuova e uno
straordinario canale d'espressione per la sua crescita spirituale. Attraverso le opere
realizzate, l'artista parla e comunica con gli altri. La storia dell'arte, perciò, non è soltanto
storia di opere, ma anche di uomini. Le opere d'arte parlano dei loro autori, introducono alla
conoscenza del loro intimo e rivelano l'originale contributo da essi offerto alla storia
della cultura. La vocazione artistica a servizio
della bellezza 3. La
bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere. Il tema della bellezza è qualificante
per un discorso sull'arte. Esso si è già affacciato, quando ho sottolineato lo sguardo
compiaciuto di Dio di fronte alla creazione. Nel rilevare che quanto aveva creato era cosa buona.
Il rapporto tra buono e bello suscita riflessioni stimolanti. La bellezza è in un certo
senso l'espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza.
Lo avevano ben capito i Greci
che, fondendo insieme i due concetti, coniarono una locuzione che li abbraccia entrambi: kalokagathia,
ossia «bellezza-bontà». Platone scrive al riguardo: « La potenza del Bene si è rifugiata nella natura del Bello »
.
È vivendo ed operando che l'uomo stabilisce il proprio rapporto
con l'essere, con la verità e con il bene. L'artista vive una peculiare
relazione con la bellezza. La bellezza è la vocazione a lui rivolta dal Creatore con il dono del «talento
artistico». È un talento
da far fruttare, nella logica della parabola evangelica dei talenti. Tocchiamo qui un punto essenziale. Chi
avverte in sé questa sorta di scintilla divina che è la vocazione artistica - di poeta,
di scrittore, di pittore, di scultore, di architetto, di musicista, di attore... - avverte al tempo stesso
l'obbligo di non sprecare questo talento, ma di svilupparlo, per metterlo a servizio del prossimo e di
tutta l'umanità. L’artista e il bene comune
4. La società, in effetti, ha bisogno di
artisti, come ha bisogno di scienziati, di tecnici, di lavoratori, di professionisti, di
testimoni della fede, di maestri, di padri e di madri, che garantiscano la crescita della persona e
lo sviluppo della comunità attraverso quell'altissima forma di arte che è l'« arte educativa
». Nel vasto panorama culturale di ogni nazione, gli artisti hanno il loro specifico posto.
Proprio mentre obbediscono al loro estro, nella realizzazione di opere veramente valide e
belle, essi non solo arricchiscono il patrimonio culturale di ciascuna nazione e
dell'intera umanità, ma rendono anche un servizio sociale qualificato a vantaggio del bene
comune. La differente vocazione di ogni
artista, mentre determina l'ambito del suo servizio, indica i compiti
che deve assumersi, il duro lavoro a cui deve sottostare, la
responsabilità che deve affrontare. Un artista consapevole di tutto
ciò sa anche di dover operare senza lasciarsi dominare dalla ricerca di
gloria fatua o dalla smania di una facile popolarità, e ancor meno dal
calcolo di un possibile profitto personale. C'è dunque un'etica, anzi
una « spiritualità» del servizio artistico, che a suo modo
contribuisce alla vita e alla rinascita di un popolo.
La bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per
risorgere. L’arte davanti al mistero del Verbo
incarnato 5. La Legge dell'Antico Testamento
presenta un esplicito divieto di raffigurare Dio invisibile e inesprimibile con
immagini scolpite o con metallo fuso
perché Dio trascende ogni raffigurazione materiale. Nel mistero
dell'Incarnazione, tuttavia, il Figlio di Dio in persona si è reso visibile: « Quando
venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio nato da donna » (Gai 4,4). Dio si è
fatto uomo in Gesù Cristo, il quale è diventato così il centro a cui riferirsi per poter
comprendere l'enigma dell'esistenza umana, del mondo creato e di Dio stesso. Questa fondamentale manifestazione del «Dio-Mistero»
si pose come incoraggiamento e sfida per i cristiani, anche sul piano
della creazione artistica. Ne è scaturita una fioritura di bellezza che proprio da qui, dal
mistero dell'Incarnazione, ha tratto la sua linfa. Facendosi uomo, infatti, il Figlio di Dio
ha introdotto nella storia dell'umanità tutta la ricchezza evangelica della verità e del
bene, e con essa ha svelato anche una nuova dimensione della bellezza: il messaggio
evangelico ne è colmo fino all'orlo. La Sacra Scrittura è diventata così una
sorta di immenso
vocabolario e di
atlante iconografico,
a cui hanno attinto la cultura e l'arte cristiana. Lo stesso
Antico Testamento, interpretato alla luce del
Nuovo, ha manifestato filoni inesauribili di ispirazione. A partire dai racconti della creazione,
del peccato, del diluvio, del ciclo dei Patriarchi, degli eventi dell'esodo, fino a tanti altri
episodi e personaggi della storia della salvezza, il testo biblico ha acceso l'immaginazione di pittori,
poeti, musicisti, autori di teatro e di cinema. E che dire poi del Nuovo Testamento? Dalla Natività
al Golgota, dalla Trasfigurazione alla Risurrezione, dai miracoli agli insegnamenti di Cristo,
fino agli eventi narrati negli Atti degli Apostoli o prospettati dall'Apocalisse in chiave
escatologica, innumerevoli volte la parola biblica si è fatta immagine, musica, poesia, evocando
con il linguaggio dell'arte il mistero del «Verbo fatto carne ». Nella storia della cultura tutto ciò
costituisce un ampio capitolo di fede e di bellezza. Ne hanno beneficiato soprattutto i
credenti per la loro esperienza di preghiera e di vita. Per molti di essi, in epoche di
scarsa alfabetizzazione, le espressioni figurative della Bibbia rappresentarono persino una
concreta mediazione catechetica. Ma per tutti, credenti e non, le realizzazioni artistiche
ispirate alla Scrittura rimangono un riflesso del mistero insondabile che avvolge e abita il
mondo. Tra Vangelo e arte un'alleanza feconda 6. In effetti, ogni autentica intuizione
artistica va oltre ciò che percepiscono i sensi e, penetrando la realtà, si sforza di
interpretarne il mistero nascosto. Essa scaturisce dal profondo dell'animo umano, là dove l'aspirazione a dare un senso
alla propria vita si accompagna alla percezione fugace della bellezza e
della misteriosa unità delle cose. Un'esperienza condivisa da tutti gli artisti è quella
del divario incolmabile che esiste tra l'opera delle loro mani, per quanto riuscita essa sia,
e la perfezione folgorante della bellezza percepita nel fervore del momento creativo: quanto essi
riescono a esprimere in ciò che dipingono, scolpiscono, creano non è che un
barlume di quello splendore che è balenato per qualche istante davanti agli occhi del loro
spirito. Di
questo il credente non si meraviglia: egli sa di essersi affacciato per
un attimo su quell'abisso
di luce che ha in Dio la sua sorgente originaria. C'è forse da stupirsi
se lo spirito ne
resta come sopraffatto al punto da non sapersi esprimere che con
balbettamenti? Nessuno più
del vero artista è pronto a riconoscere il suo limite e a far proprie
le parole dell'apostolo Paolo,
secondo il quale Dio «non dimora in templi costruiti dalle mani
dell'uomo», così che «non
dobbiamo pensare che la Divinità sia simile all'oro, all'argento e alla
pietra, che porti
l'impronta dell'arte e dell'immaginazione umana» (At 17,24.29). Se già
l'intima realtà delle cose sta sempre « al di là»
delle capacità di penetrazione umana, quanto più Dio nelle profondità del suo insondabile mistero! Di altra natura è la conoscenza di fede:
essa suppone un incontro personale con Dio in Gesù Cristo. Anche questa conoscenza, tuttavia, può trarre
giovamento dall'intuizione artistica. Modello eloquente di una
contemplazione estetica che si sublima nella fede sono, ad esempio, le opere del Beato
Angelico. Non meno significativa è, a questo proposito, la lauda estatica, che san
Francesco d'Assisi ripete due volte nella chartula redatta dopo aver ricevuto sul monte della Verna le
stimmate di Cristo: «Tu sei bellezza!...». San Bonaventura commenta: « Contemplava
nelle cose belle il Bellissimo e, seguendo le orme impresse nelle creature, inseguiva dovunque
il Diletto ». Un approccio non dissimile si riscontra
nella spiritualità orientale, ove Cristo è qualificato come « il Bellissimo di bellezza più di
tutti i mortali »10. Macario il Grande commenta così la bellezza trasfigurante e liberatrice
del Risorto: « L'anima che è stata pienamente illuminata dalla bellezza indicibile della gloria
luminosa del volto di Cristo, è ricolma dello Spirito santo... è tutta occhio, tutta luce,
tutta volto». Ogni forma autentica d'arte è, a suo
modo, unavia di accesso alla realtà più profonda dell'uomo e del mondo. Come tale, essa
costituisce un approccio molto valido all'orizzonte della fede, in cui la vicenda umana trova
la sua interpretazione compiuta. Ecco perché la pienezza evangelica della verità non
poteva non suscitare fin dall'inizio l'interesse degli artisti, sensibili per loro natura a
tutte le manifestazioni dell'intima bellezza della realtà. I primordi 7. Larte che il cristianesimo incontrò
ai suoi inizi era il frutto maturo del mondo classico, ne esprimeva i canoni estetici
e al tempo stesso ne veicolava i valori. La fede imponeva ai cristiani, come nel campo della vita e del
pensiero, anche in quello dell'arte, un discernimento che non
consentiva la ricezione automatica di questo patrimonio. L'arte di ispirazione
cristiana cominciò così in sordina, strettamente legata al bisogno dei credenti di elaborare dei
segni con cui esprimere, sulla base della Scrittura, i misteri della fede e insieme un «
codice simbolico », attraverso cui riconoscersi e identificarsi specie nei tempi difficili
delle persecuzioni. Chi non ricorda quei simboli che furono anche i primi accenni di un'arte
pittorica e plastica? Il pesce, i pani, il pastore, evocavano il mistero diventando,
quasi insensibilmente, abbozzi di un'arte nuova. Quando ai cristiani, con l'editto di
Costammo, fu concesso dì esprìmersi in piena libertà, l'arte divenne un canale privilegiato di
manifestazione della fede. Lo spazio cominciò a fiorire di maestose basiliche, in cui i canoni
architettonici dell'antico paganesimo venivano ripresi e insieme piegati alle esigenze del nuovo
culto. Come non ricordare almeno l'antica Basilica di San Pietro e quella di San Giovanni in
Laterano, costruite a spese dello stesso Costantino? O, per gli splendori dell'arte bizantina,
la Haghia Sophia di
Costantinopoli voluta da Giustiniano? Mentre l'architettura disegnava lo spazio
sacro, progressivamente il bisogno di contemplare il mistero e di proporlo in
modo immediato ai semplici spinse alle iniziali espressioni dell'arte pittorica e
scultorea. Insieme sorgevano i primi abbozzi di un'arte della parola e del suono, e se Agostino, fra i
tanti temi della sua produzione, includeva anche un De musica,
Ilario, Ambrogio, Prudenzio, Efrem il Siro, Gregorio di Nazianzo,
Paolino di Noia, per non citare che alcuni nomi, si facevano promotori di una
poesia cristiana che spesso raggiunge un alto valore non solo teologico
ma anche letterario. Il loro programma poetico valorizzava forme ereditate dai classici,
ma attingeva alla pura linfa del Vangelo, come efficacemente sentenziava il santo
poeta nolano: « La nostra unica arte è la fede e Cristo è il nostro canto »12. Gregorio
Magno, per parte sua, qualche tempo più tardi poneva con la compilazione delVAntiphonarium la
premessa per lo sviluppo organico di quella musica sacra cosi originale che da lui ha preso
nome. Con le sue ispirate modulazioni il canto gregoriano diverrà nei secoli la tipica
espressione melodica della fede della Chiesa durante la celebrazione liturgica dei
sacri misteri. Il «bello» si coniugava così con il «vero», perché anche attraverso le vie dell'arte
gli animi fossero rapiti dal sensibile all'eterno. In questo cammino non mancarono momenti
difficili. Proprio sul tema della Le immagini sacre, ormai diffuse nella devozione del popolo di
Dio, furono fatte oggetto di una violenta contestazione. Il Concilio
celebrato a Nicea nel 787, che stabilì la liceità delle immagini e del loro culto, fu un avvenimento
storico non solo per la fede, ma per la stessa cultura. L'argomento decisivo a cui i
Vescovi si appellarono per dirimere la controversia fu il mistero dell'Incarnazione: se il Figlio
di Dio è entrato nel mondo delle realtà visibili, gettando un ponte mediante la sua umanità tra il
visibile e l'invisibile, analogamente si può pensare che una rappresentazione del mistero
possa essere usata, nella logica del segno, come evocazione
sensibile del mistero. L'icona non è venerata per se stessa, ma
rinvia al soggetto che rappresenta. Medioevo 8. I secoli che seguirono furono
testimoni di un grande sviluppo dell'arte cristiana. In Oriente continuò a fiorire l'arte delle icone,
legata a significativi canoni teologici ed estetici e sorretta dalla convinzione che, in un certo senso,
l'icona è un sacramento: analogamente, infatti, a quanto avviene nei Sacramenti, essa rende
presente il mistero dell'Incarnazione nell'uno o nell'altro suo aspetto. Proprio per questo, la bellezza
dell'icona può essere soprattutto gustata all'interno di un tempio con lampade che ardono e
suscitano nella penembra infiniti riflessi di luce. Scrive in proposito Pavei Florenskij: «L'oro,
barbaro, pesante, futile nella luce diffusa del giorno, con la luce tremolante di una lampada o di una
candela si ravviva, poiché sfavilla di miriadi di scintille, ora qui ora là, facendo presentire altre
luci non terrestri che riempiono lo spazio celeste. In Occidente i punti di vista da cui partono
gli artisti sono i più vari, in dipendenza anche dalle convinzioni di fondo presenti
nell'ambiente culturale del loro tempo. Il patrimonio artistico che si è venuto accumulando
nel corso dei secoli annovera una vastissima fioritura di opere sacre altamente ispirate, che
lasciano anche l'osservatore di oggi colmo di ammirazione. Restano in primo piano le
grandi costruzioni del culto, in cui la funzionalità si sposa sempre all'estro, e quest'ultimo si
lascia ispirare dal senso del bello e dall'intuizione del mistero. Ne nascono gli stili ben noti
alla storia dell'arte. La forza e la semplicità del romanico, espressa nelle cattedrali o nei complessi
abbazia-li, si va gradatamente sviluppando negli slanci e negli splendori del gotico. Dentro
queste forme, non c'è solo il genio di un artista, ma l'animo di un popolo. Nei giochi delle luci e
delle ombre, nelle forme ora massicce ora slanciate, intervengono certo considerazioni di
tecnica strutturale, ma anche tensioni proprie dell'esperienza di Dio, mistero «tremendo»
e «fascinoso». Come sintetizzare in pochi cenni, e per le diverse espressioni dell'arte,
la potenza creativa dei lunghi secoli del medioevo cristiano? Un'intera cultura, pur nei limiti sempre
presenti dell'umano, si era impregnata di Vangelo, e dove il pensiero teologico realizzava la Stimma
di san Tommaso, l'arte delle chiese piegava la materia all'adorazione del mistero,
mentre un mirabile poeta come Dante Alighieri poteva comporre « il poema sacro, al quale ha
posto mano e cielo e terra »15, come egli stesso qualifica
l a Divina Commedia. Umanesimo e Rinascimento 9. La felice temperie culturale, da cui
germoglia la straordinaria fioritura artistica dell'Umanesimo e del Rinascimento, ha
riflessi significativi anche sul modo in cui gli artisti di questo periodo si rapportano
al tema religioso. Naturalmente le ispirazioni sono variegate quanto lo sono i loro stili,
o almeno quelli dei più grandi tra essi. Ma non è nelle mie intenzioni richiamare cose
che voi, artisti, ben conoscete. Vorrei piuttosto, scrivendovi da questo Palazzo Apostolico,
che è anche uno scrigno di capolavori forse unico al mondo, farmi voce dei sommi
artisti che qui hanno riversato le ricchezze del loro
genio, intriso spesso di grande profondità spirituale. Da
qui parla Michelangelo, che nella Cappella Sisti-na ha come raccolto, dalla
Creazione al Giudizio Universale, il dramma e il mistero del mondo,
dando volto a
Dio Padre, a Cristo giudice, all'uomo nel suo faticoso cammino dalle
origini al traguardo
della storia. Da qui parla il genio delicato e profondo di Raffaello, additando
nella varietà dei suoi dipinti, e specie nella Disputa della
Stanza della
Segnatura, il mistero della rivelazione del Dio Trinitario, che
nell'Eucaristia si
fa compagnia dell'uomo, e proietta luce sulle domande e le attese
dell'intelligenza umana. Da qui, dalla maestosa Basilica dedicata al
Principe degli Apostoli, dal colonnato che da essa si diparte come due
braccia aperte ad accogliere l'umanità, parlano ancora un Bramante,
un Bemini, un Borromini, un Maderno, per non citare che i maggiori,
dando plasticamente il senso del mistero che fa della Chiesa una
comunità universale, ospitale, madre e compagna di viaggio per ogni
uomo alla ricerca di Dio. L'arte sacra ha trovato, in questo complesso
straordinario, un'espressione di eccezionale potenza, raggiungendo
livelli di imperituro valore insieme estetico e religioso. Ciò che
sempre di più la caratterizza, sotto l'impulso dell'Umanesimo e del
Rinascimento, e poi delle successive tendenze della cultura e della
scienza, è un interesse crescente per l'uomo, il mondo, la realtà
della storia. Questa attenzione, di per sé, non è affatto un
pericolo per la fede cristiana, centrata sul mistero dell'Incarnazione,
e dunque sulla valorizzazione dell'uomo da parte di Dio. Proprio i sommi
artisti su menzionati ce lo dimostrano. Basterebbe pensare al modo con
cui Michelangelo esprime, nelle sue pitture e sculture, la bellezza del
corpo umano. Del resto, anche nel nuovo clima degli
ultimi secoli, in cui parte della società sembra divenuta indifferente
alla fede, l'arte religiosa non ha interrotto il suo cammino. La
constatazione si amplia, se dal versante delle arti figurative, passiamo
a considerare il grande sviluppo che, proprio nello stesso arco di
tempo, ha avuto la musica sacra, composta per le esigenze liturgiche, o
anche solo legata a temi religiosi. A parte i tanti artisti che si sono
dedicati principalmente ad essa - come non ricordare almeno un Pier
Luigi da Palestrina, un Orlando di Lasso, un Tomàs Luis de Vìctoria? -
è noto che molti grandi compositori - da Handel a Bach, da Mozart a Schubert, da Beethoven
a Berlioz, da Liszt a Verdi - ci hanno dato opere di grandissima
ispirazione anche in questo campo. Verso
un rinnovato dialogo 10. È
vero però che nell'età moderna, accanto a questo umanesimo cristiano
che ha continuato a produrre significative espressioni di cultura e di
arte, si è progressivamente affermata anche una forma di umanesimo
caratterizzato dall'assenza di Dio e spesso dall'opposizione a lui.
Questo clima ha portato talvolta a un certo distacco tra il mondo
dell'arte e quello della fede, almeno nel senso di un diminuito
interesse di molti artisti per i temi religiosi. Voi
sapete tuttavia che la Chiesa ha continuato a nutrire un grande
apprezzamento per il valore dell'arte come tale. Questa, infatti, anche
al di là delle sue espressioni più tipicamente religiose, quando è
autentica, ha un'intima affinità con il mondo della fede, sicché,
persino nelle condizioni di maggior distacco della cultura dalla
Chiesa, proprio l'arte continua a costituire una sorta di ponte gettato
verso l'esperienza religiosa. In quanto ricerca del bello, frutto di
un'immaginazione che va al di là del quotidiano, essa è, per sua
natura, una sorta di appello al Mistero. Persino quando scruta le
profondità più oscure dell'anima o gli aspetti più sconvolgenti del
male, l'artista si fa in qualche modo voce dell'universale attesa di
redenzione. Si comprende, dunque, perché al dialogo con l'arte la
Chiesa tenga in modo speciale e desideri che nella nostra età si
realizzi una nuova alleanza con gli artisti, come auspicava il mio
venerato predecessore Paolo VI nel vibrante discorso rivolto agli
artisti durante lo speciale incontro nella Cappella Sistina, il 7
maggio 196417. Da tale collaborazione la Chiesa si augura
una rinnovata « epifania » di bellezza per il nostro tempo e adeguate
risposte alle esigenze proprie della comunità cristiana. Nello spirito del concilio Vaticano II 11. Il concilio Vaticano II ha gettato le
basi di un rinnovato rapporto fra la Chiesa e la cultura, con immediati
riflessi anche per il mondo dell'arte. È un rapporto che si propone
nel segno dell'amicizia, dell'apertura e del dialogo. Nella costituzione
pastorale Gaudium et spes i Padri conciliari hanno sottolineato
la « grande importanza » della letteratura e delle arti nella vita
dell'uomo: «Esse si sforzano, infatti, di conoscere l'indole propria
dell'uomo, i suoi problemi e la sua esperienza, nello sforzo di
conoscere e perfezionare se stesso e il mondo; si preoccupano di
scoprire la sua situazione nella storia e nell'universo, di illustrare
le sue miserie e le sue gioie, i suoi bisogni e le sue capacità, e di
prospettare una migliore condizione dell'uomo »18. Su
questa base, a conclusione del Concilio, i Padri hanno rivolto agli
artisti un saluto e un appello: « Questo mondo », hanno detto, «
nel quale noi viviamo ha bisogno di bellezza, per non cadere nella
disperazione. La bellezza, come la verità, mette la gioia nel cuore
degli uomini ed è un frutto prezioso che resiste al logorio del
tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell'ammirazione
»19. Appunto in questo spirito di profonda stima per la
bellezza, la Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum
Conciliimi aveva ricordato la storica amicizia della Chiesa per
l'arte, e parlando più specificamente dell'arte sacra, «vertice»
dell'arte religiosa, non aveva esitato a considerare « nobile ministero
» quello degli artisti quando le loro opere sono capaci di
riflettere, in qualche modo, l'infinita bellezza di Dio, e indirizzare
a lui le menti degli uomini20. Anche grazie al loro
contributo «la conoscenza di Dio viene meglio manifestata e la
predicazione evangelica si rende più trasparente all'intelligenza degli
uomini »21. Alla luce di ciò, non sorprende l'affermazione
del padre Marie Dominique Chenu, secondo cui lo stesso storico della
teologia farebbe opera incompleta, se non riservasse la dovuta attenzione
alle realizzazioni artistiche, sia letterarie sia plastiche, che
costituiscono, a loro modo, « non soltanto delle illustrazioni
estetiche, ma dei veri "luoghi" teologici
La Chiesa ha bisogno dell'arte 12.
Per trasmettere il messaggio affidatele da Cristo, la Chiesa ha bisogno
dell'arte. Essa deve, infatti, rendere percepibile e, anzi, per quanto
possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell'invisibile, di
Dio. Deve dunque trasferire in formule significative ciò che è in se
stesso ineffabile. Ora, l'arte ha una capacità tutta sua di cogliere
l'uno o l'altro aspetto del messaggio traducendolo in colori, forme,
suoni che assecondano l'intuizione di chi guarda o ascolta. E questo
senza privare il messaggio stesso del suo valore trascendente e del suo
alone di mistero. La
Chiesa ha bisogno, in particolare, di chi sappia realizzare tutto ciò
sul piano letterario e figurativo, operando con le infinite possibilità
delle immagini e delle loro valenze simboliche. Cristo stesso ha
utilizzato ampiamente le immagini nella sua predicazione, in piena
coerenza con la scelta di diventare egli stesso, nell'Incarnazione,
icona del Dio invisibile. La
Chiesa ha bisogno, altresì, dei musicisti. Quante composizioni sacre
sono state elaborate nel corso dei secoli da persone profondamente
imbevute del senso del mistero! Innumerevoli credenti hanno alimentato
la loro fede alle melo die sbocciate dal cuore di altri credenti
e divenute parte della liturgia o almeno aiuto validissimo al suo
decoroso svolgimento. Nel canto la fede si sperimenta come esuberanza di
gioia, di amore, di fiduciosa attesa dell'intervento salvifico di Dio. La
Chiesa ha bisogno di architetti, perché ha bisogno di spazi per
riunire il popolo cristiano e per celebrare i misteri della salvezza.
Dopo le terribili distruzioni dell'ultima guerra mondiale e l'espansione
delle metropoli, una nuova generazione di architetti si è cimentata con
le istanze del culto cristiano, confermando la capacità di
ispirazione che il tema religioso possiede anche rispetto ai criteri
architettonici del nostro tempo. Non di rado, infatti, si sono
costruiti templi che sono, insieme, luoghi di preghiera ed autentiche
opere d'arte. L’arte ha bisogno della Chiesa? 13.
La Chiesa, dunque, ha bisogno dell'arte. Si può dire anche che l'arte
abbia bisogno della Chiesa? La domanda può apparire provocatoria. In
realtà, se intesa nel giusto senso, ha una sua motivazione legittima e
profonda. L'artista è sempre alla ricerca del senso recondito delle
cose, il suo tormento è di riuscire a esprimere il mondo
dell'ineffabile. Come non vedere allora quale grande sorgente di
ispirazione possa essere per lui quella sorta di patria dell'anima che
è la religione? Non è forse nell'ambito religioso che si pongono le
domande personali più importanti e si cercano le risposte esistenziali
definitive? Di fatto, il soggetto religioso è fra i più trattati dagli
artisti di ogni epoca. La Chiesa ha fatto sempre appello alle loro
capacità creative per interpretare il messaggio evangelico e la sua
concreta applicazione nella vita della comunità cristiana. Questa
collaborazione è stata fonte di reciproco arricchimento spirituale. In
definitiva ne ha tratto vantaggio la comprensione dell'uomo, della sua
autentica immagine, della sua verità. E emerso anche il peculiare
legame esistente tra l'arte e la rivelazione cristiana. Ciò non vuoi
dire che il genio umano non abbia trovato suggestioni stimolanti anche
in altri contesti religiosi. Basti ricordare l'arte antica,
specialmente quella greca e romana, e quella ancora fiorente delle
antichissime civiltà dell'Oriente. Resta vero, tuttavia, che il
cristianesimo, in virtù del dogma centrale dell'incarnazione del
Verbo di Dio, offre all'artista un orizzonte particolarmente ricco di
motivi di ispirazione. Quale impoverimento sarebbe per l'arte
l'abbandono del filone inesauribile del Vangelo! Appello agli artisti 14. Con questa Lettera mi rivolgo a voi, artisti del mondo intero, per
confermarvi la mia stima e per contribuire al riannodarsi di una più
proficua cooperazione tra l'arte e la Chiesa. Il mio è un invito a
riscoprire la profondità della dimensione spirituale e religiosa, che
ha caratterizzato in ogni tempo l'arte nelle sue più nobil iforme
espressive. E in questa prospettiva che io faccio appello a voi, artisti
della parola scritta e orale, del teatro e della musica, delle arti
plasti-che e delle più moderne tecnologie di comunicazione. Faccio
appello specialmente a voi, artisti cristiani: a ciascuno vorrei
ricordare che l'alleanza stretta da sempre tra Vangelo e arte, al di là
delle esigenze funzionali, implica l'invito a penetrare con intuizione
creativa nel mistero del Dio incarnato e, al contempo, nel mistero
dell'uomo.
Ogni essere umano, in un certo senso, è sconosciuto a se
stesso. Gesù Cristo non soltanto rivela Dio, ma «svela pienamente
l'uomo all'uomo »23. In Cristo Dio ha riconciliato a sé
il mondo. Tutti i credenti sono chiamati a rendere questa testimonianza;
ma tocca a voi, uomini e donne che avete dedicato all'arte la vostra
vita, dire con la ricchezza della vostra genialità che in Cristo il
mondo è redento: è redento l'uomo, è redento il corpo umano, è
redenta l'intera creazione, di cui san Paolo ha scritto che « attende
con impazienza la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). Essa aspetta
la rivelazione dei figli di Dio anche mediante l'arte e nell'arte. È
questo il vostro compito. A contatto con le opere d'arte, l'umanità
di tutti i tempi - anche quella di oggi - aspetta di essere illuminata
sul proprio cammino e sul proprio destino. Spirito creatore e ispirazione
artistica 15.
Nella Chiesa risuona spesso l'invocazione allo Spirito santo: Veni,
Creator Spiritus... -«Vieni, o Spirito creatore, visita le nostre
menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato »24. Lo
Spirito santo, «il Soffio» (ruah), è colui a cui fa cenno già
il Libro della Genesi: « La terra era informe e deserta e le tenebre
ricoprivano l'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque»
(1,2). Quanta affinità esiste tra le parole « soffio -spirazione » e
« ispirazione »! Lo Spirito è il misterioso artista dell'universo.
Nella prospettiva del terzo millennio, vorrei augurare a tutti gli
artisti di poter ricevere in abbondanza il dono di quelle ispirazioni
creative da cui prende inizio ogni autentica opera d'arte. Cari
artisti, voi ben lo sapete, molti sono gli stimoli, intcriori ed
esteriori, che possono ispirare il vostro talento. Ogni autentica
ispirazione, tuttavia, racchiude in sé qualche fremito di quel « soffio
» con cui lo Spirito creatore pervadeva sin dall'inizio l'opera della
creazione. Presiedendo alle misteriose leggi che governano l'universo,
il divino soffio dello Spirito creatore si incontra con il genio
dell'uomo e ne stimola la capacità creativa. Lo raggiunge con una sorta
di illuminazione intcriore, che unisce insieme l'indicazione del bene
e del bello, e risveglia in lui le energie della mente e del cuore
rendendolo atto a concepire l'idea e a darle forma nell'opera d'arte. Si
parla allora giustamente, se pure analogicamente, di « momenti di
grazia», perché l'essere umano ha la possibilità di fare una
qualche esperienza dell'Assoluto che lo trascende. La « Bellezza » che salva 16.
Sulla soglia ormai del terzo millennio, auguro a tutti voi, artisti
carissimi, di essere raggiunti da queste ispirazioni creative con
intensità particolare. La bellezza che trasmetterete alle generazioni
di domani sia tale da destare in esse lo stupore! Di fronte alla
sacralità della vita e dell'essere umano, di fronte alle meraviglie
dell'universo, l'unico atteggiamento adeguato è quello dello stupore. Da
qui, dallo stupore, potrà scaturire quell'entusiasmo di cui parla
Norwid nella poesia a cui mi riferivo all'inizio. Di questo entusiasmo
hanno bisogno gli uomini di oggi e di domani per affrontare e
superare le sfide cruciali che si annunciano all'orizzonte. Grazie ad
esso l'umanità, dopo ogni smarrimento, potrà ancora rialzarsi e
riprendere il suo cammino. In questo senso è stato detto con profonda
intuizione che «la bellezza salverà il mondo »25. La bellezza è cifra del mistero e
richiamo al trascendente. E invito a gustare la vita e a sognare il
futuro. Per questo la bellezza delle cose create non può appagare, e
suscita quell'arcana nostalgia di Dio che un innamorato del bello come
sant'Agostino ha saputo interpretare con accenti ineguagliabili: «Tardi
ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato! ».
I
vostri molteplici sentieri, artisti del mondo, possano condurre tutti a
quell'Oceano infinito di bellezza dove lo stupore si fa ammirazione, ebbrezza,
indicibile gioia. Vi
orienti e ispiri il mistero del Cristo risorto, della cui contemplazione
gioisce in questi giorni la Chiesa. Vi
accompagni la Vergine Santa, la « tutta bella» che innumerevoli
artisti hanno effigiato e il sommo Dante contempla negli splendori del
Paradiso come « bellezza, che letizia era ne li occhi a tutti li
altri santi »27. «Emerge
dal caos il mondo dello spirito»! Dalle parole che Adam Mickiewicz
scriveva in un momento di grande travaglio per la patria polacca28
traggo un auspicio per voi: la vostra arte contribuisca all'affermarsi
di una bellezza autentica che, quasi riverbero dello Spirito di Dio,
trasfiguri la materia, aprendo gli animi al senso dell'eterno. Con
i miei auguri più cordiali! indice L'artista, immagine di Dio Creatore La speciale vocazione dell'artista La vocazione artistica a servizio della
bellezza L'artista e il bene comune L'arte davanti al mistero del Verbo incarnato
Tra Vangelo e arte un'alleanza feconda I primordi II Medioevo Umanesimo e Rinascimento Verso un rinnovato dialogo Nello spirito del concilio Vaticano II La Chiesa ha bisogno dell'arte L'arte ha bisogno della Chiesa? Appello agli artisti Spirito creatore e ispirazione artistica La « Bellezza » che salva
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