6) METAMORFOSI GIANICA
SCENICA
Tragedia filosofica in
cinque movimenti
Originariamente l’opera
nasceva come Metamorfosi Gianica del Teatro ma là si analizzava un
principio teorico. Metamorfosi Gianica Scenica descrive, invece, ciò
che accade sulla scena, davanti agli occhi dello spettatore. È più
teatrale, più dinamica e, dal punto di vista drammaturgico, più
originale.
In definitiva con la prima
si esplorava la teoria filosofica generale, con l’attuale la sua
manifestazione drammatica durante la rappresentazione.
In questo modo la
Metamorfosi Gianica Scenica diventa il cuore della tragedia: non un
argomento, ma un evento in cui si susseguono, guidati da Giano, una
serie di personaggi che ruotano attorno all’Uomo. Sono la
trasfigurazione di Filosofi e Psicologi: il Catartico (Aristotele); il
Dionisiaco (Nietzsche); lo Psicologo dell’Ombra (Jung); Ii Custode delle
Maschere (Goffman); il Custode del Gioco (Winnicott); il Guardiano della
Soglia Liminale (Victor Turner).
L'innovazione decisiva
nella mutazione del testo è stata l’introduzione di personaggio
chiave: la Scena.
Non è una scenografia.
È una presenza drammaturgica.
La Scena cambia luce,
temperatura, suono e perfino linguaggio in base allo stato interiore
dell'Uomo. A volte protegge, a volte seduce, a volte giudica. È il luogo
in cui la Metamorfosi Gianica Scenica si compie.
Questo apre una
possibilità drammaturgica molto potente: ogni personaggio crede di
guidare l'Uomo, ma in realtà è la Scena che li mette tutti alla prova.
Ciò comporta anche un cambiamento nel ritmo della scrittura.
Una tragedia vive di
azione, non di spiegazione. La filosofia deve emergere dai conflitti,
non dai discorsi. La Metamorfosi Gianica Scenica non sarà spiegata:
accadrà davanti agli occhi dello spettatore.
In questa prospettiva,
Giano, divinità bifronte arbitra del dialogo, resta la coscienza del
Teatro, mentre la Scena diventa il suo corpo vivente. La tragedia non
racconta soltanto la trasformazione dell'Uomo: mette in scena la
trasformazione reciproca in ouroboros tra Uomo, Maschera e Scena.
È qui che la
Metamorfosi Gianica Scenica acquista un'identità originale,
distinguendosi sia dalla tragedia classica sia dal teatro simbolista
contemporaneo. Infatti non usa il simbolo come semplice allusione
poetica, ma come forza trasformativa che agisce realmente sulla
struttura del teatro.
Questo assetto rende
l’opera una vera tragedia filosofica corale, in cui ogni filosofo non è
citato come autorità teorica, ma incarnato in una forza drammatica che
combatte per il possesso dell’anima dell’attore.
Per concludere la
Metamorfosi Gianica Scenica è un dramma rituale bifronte in cui gli
elementi simbolici del teatro acquisiscono autonomia ontologica e
partecipano attivamente alla trasformazione reciproca di attore,
personaggio, scena e spettatore.
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14) NON VOLTARTI (Viaggio
all’inferno d’amore del Giudice Scimmia)
Un viaggio negli Inferi.
Un amore da riconquistare. Una prova che obbliga a guardare dentro se
stessi.
Tang Sanzang, monaco
buddhista, ha scelto la via della rinuncia, resa inquieta da una
passione profonda ricambiata per Lǐngruì. Dopo l’improvvisa morte della
contadina, il suo amore lo conduce là dove un monaco non dovrebbe mai
andare: negli Inferi.
Come un nuovo Orfeo, Tang
scende nel regno dei morti per riportarla alla vita. Per raggiungere il
suo scopo dovrà però accettare le condizioni di Yama, il re dell’aldilà:
assumere le sembianze di Sun Wukong, il Re Scimmia, e affrontare una
serie di prove.
Il monaco diventa così
giudice degli Inferi.
Sul trono di Yama, Wukong
si trova davanti al potere, alla colpa, alla vendetta e al desiderio.
Nel processo a Qin Hui, ministro della dinastia Song, accusato dalla
tradizione di aver provocato la morte del generale patriota Yue Fei, la
giustizia si trasforma progressivamente in uno specchio.
Perché chi giudica gli
altri può davvero sottrarsi al giudizio su se stesso?
Tra la tradizione
buddhista, il mito di Orfeo, l'immaginario cinese del Diyu e le visioni
del Viaggio in Occidente e del suo seguito Xiyou Bu, Non voltarti
costruisce un universo teatrale sospeso tra sogno, rito, commedia
grottesca e tragedia.
Al centro rimane una
domanda semplice e universale: quanto siamo disposti a perdere per
amore, e quanto siamo disposti a cambiare per poterlo vivere?
Il viaggio di Tang è anche
un viaggio attraverso le proprie contraddizioni: dalla rinuncia al
desiderio, dal desiderio al potere, dal potere alla vendetta, fino alla
scoperta che la vera giustizia non consiste nel punire l'altro, ma nel
riconoscere se stessi.
E, quando finalmente
l'amore torna davanti ai tuoi occhi, resta una sola prova.
Non voltarti.
ATTORI
MASCHI 11 attori
FEMMINE 1
RUOLI COLLETTIVI
Le giovani donne evocate
da Kūn
Il Coro + Demoni
ATTORI 11