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1)   BAPHOMET LO VULT!

<ASCESI, ABISSO  E RINASCITA DEI TEMPLARI> <coatriuce Donatella cotesta>

 

   Dramma con danza e musica  in 6 atti narrante le vicende gloriose dei Templari, difensori della cristianità, fino al loro tramonto e all’estinzione col processo finale al Gran Maestro Jacques de Molais.

Quel processo fu ordito dal re di Francia Filippo il Bello e dal suo perfido Cancelliere Guglielmo di Nogaret per motivi economici per liberarsi dal grosso debito di stato  contratto con l’Ordine e per converso per impossessarsi di tutte le ricchezze e dei possedimenti dei valorosi cavalieri. Ci fu anche un movente politico ovvero porre un argine alla potenza dei templari che andava ingigantendosi in Francia  e nell’intera Europa,  dopo la caduta in Palestina di San Giovanni d'Acri   in mano ai musulmani.

 In questa fosca gigantesca vicenda il papa Clemente V fu piuttosto remissivo, trovandosi di fatto sotto il protettorato del re di Francia. Nel concilio di Vienna de 1311si limitò a pronunciare una salomonica sospensione dell’ordine che ne sanciva la fine  anche di fronte alla Chiesa cattolica.

L’opera alterna una rigorosa ricostruzione storico-giuridica degli avvenimenti a rappresentazioni spettacolari e visionarie soprattutto del Baphomet, idolo dalla double face. Non trascura vicende private dell’ultimo  Gran Maestro a partire dal suo porsi di fronte all’innamoramento reciprocato della bella Isabel.

Infine entra nella coscienza di de Molay che col suo dubbio sulla funzione di crociate sanguinarie proietta l’intera opera verso un futuro di rinascita dell’Ordine all’insegna, pur nella tutela della cristianità originaria, della fratellanza tra i popoli e della pace universale .

 

ATTORI  30

 

MASCHI 27

FEMMINE 3

DANZATORI

 

6)   METAMORFOSI GIANICA SCENICA

Tragedia filosofica in cinque movimenti

Originariamente l’opera nasceva come Metamorfosi Gianica del Teatro ma là si  analizzava un principio teorico.  Metamorfosi Gianica Scenica  descrive, invece, ciò che accade sulla scena, davanti agli occhi dello spettatore. È più teatrale, più dinamica e, dal punto di vista drammaturgico, più originale.

In definitiva con la prima si esplorava  la teoria filosofica generale, con l’attuale la sua manifestazione drammatica durante la rappresentazione.

In questo modo la Metamorfosi Gianica Scenica diventa il cuore della tragedia: non un argomento, ma un evento in cui si susseguono, guidati da Giano,  una serie di personaggi che ruotano attorno all’Uomo. Sono la  trasfigurazione di Filosofi e Psicologi: il Catartico (Aristotele);  il Dionisiaco (Nietzsche); lo Psicologo dell’Ombra (Jung); Ii Custode delle Maschere (Goffman); il Custode del Gioco (Winnicott); il Guardiano della Soglia Liminale (Victor Turner).

   L'innovazione decisiva nella mutazione del testo è stata  l’introduzione   di personaggio chiave: la Scena.

   Non è una scenografia. È una presenza drammaturgica.

   La Scena cambia luce, temperatura, suono e perfino linguaggio in base allo stato interiore dell'Uomo. A volte protegge, a volte seduce, a volte giudica. È il luogo in cui la Metamorfosi Gianica Scenica si compie.

   Questo apre una possibilità drammaturgica molto potente: ogni personaggio crede di guidare l'Uomo, ma in realtà è la Scena che li mette tutti alla prova. Ciò comporta anche un  cambiamento nel ritmo della scrittura.

    Una tragedia vive di azione, non di spiegazione. La filosofia deve emergere dai conflitti, non dai discorsi. La Metamorfosi Gianica Scenica non sarà spiegata: accadrà davanti agli occhi dello spettatore.

   In questa prospettiva, Giano, divinità bifronte  arbitra del dialogo, resta la coscienza del Teatro, mentre la Scena diventa il suo corpo vivente. La tragedia non racconta soltanto la trasformazione dell'Uomo: mette in scena la trasformazione reciproca in ouroboros tra Uomo, Maschera e Scena.

   È qui che la Metamorfosi Gianica Scenica acquista un'identità originale, distinguendosi sia dalla tragedia classica sia dal teatro simbolista contemporaneo. Infatti non usa il simbolo come semplice allusione poetica, ma come forza trasformativa che agisce realmente sulla struttura del teatro.

    Questo assetto rende l’opera  una vera tragedia filosofica corale, in cui ogni filosofo non è citato come autorità teorica, ma incarnato in una forza drammatica che combatte per il possesso dell’anima dell’attore.

   Per concludere la Metamorfosi Gianica Scenica è un dramma rituale bifronte in cui gli elementi simbolici del teatro acquisiscono autonomia ontologica e partecipano attivamente alla trasformazione reciproca di attore, personaggio, scena e spettatore.

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14) NON VOLTARTI (Viaggio all’inferno d’amore del Giudice Scimmia)

Un viaggio negli Inferi. Un amore da riconquistare. Una prova che obbliga a guardare dentro se stessi.

Tang Sanzang, monaco buddhista, ha scelto la via della rinuncia, resa inquieta da una passione profonda ricambiata  per Lǐngruì. Dopo l’improvvisa morte della contadina, il suo amore lo conduce là dove un monaco non dovrebbe mai andare: negli Inferi.

Come un nuovo Orfeo, Tang scende nel regno dei morti per riportarla alla vita. Per raggiungere il suo scopo dovrà però accettare le condizioni di Yama, il re dell’aldilà: assumere le sembianze di Sun Wukong, il Re Scimmia, e affrontare una serie di prove.

Il monaco diventa così giudice degli Inferi.

Sul trono di Yama, Wukong si trova davanti al potere, alla colpa, alla vendetta e al desiderio. Nel processo a Qin Hui, ministro della dinastia Song, accusato dalla tradizione di aver provocato la morte del generale patriota Yue Fei, la giustizia si trasforma progressivamente in uno specchio.

Perché chi giudica gli altri può davvero sottrarsi al giudizio su se stesso?

Tra la tradizione buddhista, il mito di Orfeo, l'immaginario cinese del Diyu e le visioni del Viaggio in Occidente e del suo seguito Xiyou Bu, Non voltarti costruisce un universo teatrale sospeso tra sogno, rito, commedia grottesca e tragedia.

Al centro rimane una domanda semplice e universale: quanto siamo disposti a perdere per amore, e quanto siamo disposti a cambiare per poterlo vivere?

Il viaggio di Tang è anche un viaggio attraverso le proprie contraddizioni: dalla rinuncia al desiderio, dal desiderio al potere, dal potere alla vendetta, fino alla scoperta che la vera giustizia non consiste nel punire l'altro, ma nel riconoscere se stessi.

E, quando finalmente l'amore torna davanti ai tuoi occhi, resta una sola prova.

Non voltarti.

ATTORI

MASCHI 11 attori

FEMMINE 1

                              RUOLI COLLETTIVI

Le giovani donne evocate da  Kūn

Il Coro + Demoni

 

ATTORI 11