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                            Luigi Quaratino
La notte  della sciagura era in servizio nella stazione inferiore di Potenza,  dove svolgeva le mansioni di telegrafista.

                                             Quaratino fu il primo ad apprendere la notizia, a Potenza. Nell'ufficio del telegrafo, aveva nove apparati da controllare: ad un  certo punto di quella notte ("non ricordo più l'ora"), la sua attenzione fu attratta da un S.O.S. trasmesso sul "circuito omnibus" di Baragiano, che collegava Baragiano con le stazioni di Franciosa, Picerno, Tito e Potenza. 

 

 

 

 

 


   All'epoca, gli apparati di trasmissione avevano circuiti più o meno  lunghi denominati, rispettivamente, "diretti" ed omnibus", in  relazione alla funzione alla quale erano destinati: i "diretti" per le  comunicazioni di servizio fra stazioni più importanti; i circuiti "omnibus", invece, per la circolazione dei treni e per la corrispondenza di servizio. 

   Il telegrafista potentino, preoccupato da quell'insolito segnale di allarme, chiese spiegazioni e seppe, sempre dal telegrafo, che l'8017 era fermo in galleria tra Balvano e Bella-Muro per "insufficiente forza di trazione" e che aveva bisogno di soccorso. La procedura fu rispettata e furono informate le autorità.
   "Successivamente - racconta Quaratino - sapemmo che la cattiva qualità del carbone era stata la causa principale della sciagura".

(testimonianza raccolta  da  Mario Restaino.  Un treno, un'epoca: storia dell'8017,, pp. 39-40). 9-10 

                                      Mario Motta
Di professione deviatore.

  Quel giorno, per Motta era cominciato come gli altri, con una camminata da Balvano a alla stazione, intorno alle ore 6.30, per prendere servizio. 

   Arrivato allo scalo ferroviario, insieme ad un collega, Motta seppe che l'8017 non era arrivato a Bella-Muro. Il capostazione di Balvano aveva appena ottenuto di far -avanzare dalla stazione di Romagnano la locomotiva di un altro treno: la vaporiera cominciò il suo viaggio verso Bella-Muro, alla ricerca dell'8017. Racconta Motta: "Io ero seduto sulla parte anteriore della locomotiva, il capostazione stava con il macchinista; sulla linea, davanti a noi, camminava il cantoniere Giuseppe Fotia, così si chiamava se la memoria non mi tradisce. Fra le due gallerie dei tre e dei 14 finestroni trovammo il frenatore che occupava l'ultimo veicolo dell'8017 e che stava camminando verso Balvano. Alla galleria "delle armi", gli ultimi tre carri dell'8017 erano fuori".
I "soccorritori" erano muniti di maschere e ciò permise loro di entrare nella galleria: dovettero farlo perché - mi ha spiegato Motta - fu necessario "sfrenare", cioè sbloccare i freni di 13 veicoli...<omissis>

Un altro particolare Motta mi ha riferito: il macchinista della locomotiva fatta avanzare da Romagnano andò a controllare le leve della 480.016 e della 476.038: erano nella posizione di retromarcia. E' confermato il fatto che la galleria era invasa dal fumo ancora diverse ore dopo l'incidente: "L'aria - racconta Motta - era gialla fino a un'altezza di circa venti centimetri da terra. Chi, dei viaggiatori, era caduto sulla massicciata era vivo perché a quell'altezza vi era un minimo di ventilazione. Comunque in quella galleria non vi erano mai stati problemi e su quel tratto di linea non si trovano segnali di alcun tipo".

Il problema - e il mistero, in qualche modo - è dunque rappresentato dai freni. Motta ha ricordato di aver sentito parlare di alcuni fischi partiti dalla locomotiva quando l'8017 era già nella galleria. Lo ha sentito dire da qualcuno che deve averlo appreso da qualche superstite. Questo particolare, da solo, non significherebbe nulla se non collegato allo stato delle ruote dei veicoli, notato da Motta quella mattina erano appiattite, sfaccettate. 

(testimonianza raccolta  da  Mario Restaino.  Un treno, un'epoca: storia dell'8017,, pp. 41-44). 9-

                                Vincenzo Pacella
                                                                                       Di professione artigiano, oggi ultraottantenne, all'epoca 22 anni, un giovanotto dal fisico possente. E'  rientrato a Balvano dopo l'armistizio dell'8 settembre, dalla Jugoslavia. Ha  visto morire un soldato italiano, ucciso dai tedeschi, solo perché aveva gridato viva l'Italia.

Nel '44 eravamo tutti sbandati», ricorda. "La notizia arrivò in paese intorno alle 7 del mattino. Andammo e alla stazione, un po' perché obbligati dal podestà e dai carabinieri, un po' anche per curiosità. 

Il treno era stato trainato nella stazione di Balvano e una parte del convoglio fu  sistemata sulla linea cosiddetta "piccola velocità", dove cioè stavano i carri adibiti al trasporto del materiale scavato in una piccola cava.

    Fui uno dei primi a giungere sul posto. Poi altri si aggiunsero e   cominciammo a scaricare.

   Cosa ho visto? Sul tender appena dietro la prima locomotiva, sul carbone, c'erano quattro donne e due uomini. 

  Un giovane morto  aveva una sigaretta non ancora accesa fra le dita di una mano e, fra quelle dell'altra mano, i fiammiferi. Un altro aveva la sigaretta in bocca. Un altro ancora stava succhiando un uovo.

  Sul tender della seconda locomotiva  vi erano tre uomini e due donne. 

  I cadaveri li allineammo sui marciapiedi della stazione, gli uomini  sempre divisi dalle donne: erano 523 o 533, non lo ricordo più con precisione. 

    Quelli che davano segni di vita venivano messi nella sala d'attesa. Gli altri sul marciapiede.

  La rimozione dei cadaveri finì nella tarda mattinata e nei giorni successivi lavorammo per scavare le fosse, nel cimitero. Ricordo che un uomo riconobbe fra le vittime il fratello: i carabinieri gli chiesero come poteva esserne sicuro e lui  spiegò che, in una calza, avrebbero trovato del denaro. C'era per davvero. 

   (testimonianza raccolta  da  Mario Restaino.  Un treno, un'epoca: storia dell'8017, pp. 44-45, integrata con 'intervista nell'articolo di Agostino Gramigna e Adolfo Pappalardo Casi da riaprire - La più grande catastrofe ferroviaria - CARO PRESIDENTE CIAMPI, SI RICORDA DEL TRENO DEI MORTI? pubblicato in "Sette", 4 marzo 2004, pagine 42-44)

                                             * * * 

"Vincenzo Pacella, vorrebbe inanzitutto fare una precisazione, che la data del nefasto evento è da collocarsi nella notte tra il 3 e 4 di Marzo del 1944. Il treno sarebbe dovuto transitare per la stazione di Balvano intorno alle 21: 30 del 3 Marzo, ma con molta probabilità fu data la precedenza ai treni militari e l'arrivo avvenne verso le 22:00 dello stesso giorno. La notizia della sciagura giunse in paese, a Balvano, verso le 7: 30 del mattino seguente (4 Marzo).

Il capostazione di Balvano Vincenzo Maglia ha chiamato la stazione di Bella-Muro, dicendo che il treno era partito da Balvano alle 22:00, Balvano- Bella Muro sono distanti circa 14 minuti in treno.

Il capostazione, dopo aver avvisato della partenza del treno da Balvano, non si è più preoccupato di sapere se fosse arrivato alla stazione di Bella-Muro.

Il capostazione di Bella-Muro, non vedendo arrivare il treno, verso le 5 o le 6 del mattino ha mandato un operaio a controllare, che si è recato a piedi lungo il tragitto che avrebbe dovuto compiere il treno ed ha impiegato circa un'ora per raggiungere la galleria delle Armi, in cui si sentiva il rumore delle locomotive, ha chiamato i soccorsi dalla stazione di Balvano a quella di Sicignano, che si trova vicino a Vietri di Potenza.

Le macchine erano tutte e due avanti, non erano italiane.

Allora, quando i treni partivano, c'era l'ELMO 40, un servizio previsto dalle ferrovie per rilevare se sul tragitto che dovevano percorrere ci fossero lavori in corso o frane.

Tra i morti c'era anche il Dott. IURA di Baragiano, "l' ho riconosciuto perché a Balvano ho avuto per maestra la sig. ra Iura, la mamma del dottore", il suo corpo è stato posto vicino alla sala d'aspetto della stazione.

I viaggiatori che si trovavano sui vagoni in coda al treno (negli ultimi 100-150 metri della galleria, lunga quasi 3 KM) si sono salvati.

Il 4 Marzo 1944 sono state scavate tre fosse comuni, in cui sono stati seppelliti circa 550 persone, le donne separate dagli uomini.

Il 5-6 Marzo ha nevicato, Vincenzo Pacella è andato via verso l'ora di pranzo del 4 Marzo dalla stazione, erano già arrivati gli inglesi ed americani da Potenza, ma lui ha continuato a togliere le salme dai vagoni e non ha visto cosa succedeva intorno, ricorda che 8 o 10 persone sono state portate nella sala del Fascio.

Ho chiesto a Vincenzo Pacella di essere più preciso, ma mi ha detto di non ricordare altro e che se gli fosse venuto in mente qualche altro particolare me l'avrebbe comunicato la prossima volta che ci saremmo visti.

(Testimonianza rilasciata e fatta pervenire da Antonella Pacella  giovedì 03/06/2004 19.14)

 

 

                          ORAZIO PACELLA
Quel mattino di marzo don Pacelli, il vecchio parroco, suonò le campane e uomini e donne scesero di corsa verso la stazione. Allinearono i cadaveri sulla pensilina, portarono i primi soccorsi a quelli che erano ancora in vita. C'era il medico condotto, Orazio Pacella, che adesso ha ottant'anni ed è malato, ma non può dimenticare quel giorno. Racconta: «Un silenzio irreale, la neve e tutti quei poveretti. Mostrai ai ferrovieri e ai contadini come si fa la respirazione bocca a bocca. Avevo solo cento fiale di adrenalina, non potevo permettermi di sbagliare. Saltavo da una vettura all'altra, cercavo un cenno di vita nei riflessi oculari, poi facevo l'iniezione al cuore. Nessun altro medico per tutta la mattinata. Poi arrivarono le autorità da Potenza con una dottoressa americana. Allontanarono tutti, anche me. Ne avevo salvati 51, mi restavano 49 fiale, avrei potuto salvarne altri. Protestai, Dio mio, fatemi salvare altre vite. Mi cacciarono. E questo è il tormento che mi accompagna da quel giorno.

(da Cenzino Mussa, E la morte scese sul treno, pubbl. su "Famiglia Cristiana" 4 marzo 1979, pag. 40-46)

cappello in mano giro qua e là
per le viuzze di Praga
sfiorando le sue pietre.
Sono ruvide,
ma un poeta le ha coperte di baci.
Tutta la vita ho amato Praga,
così come l’hanno amata
tutti i nostri poeti
UGO GENTILE: Sono il Capostazione di servizio a Baragiano 3 marzo1944
 
Sono il capostazione Ugo Gentile di servizio nella notte del 2/3 marzo 1944 presso la stazione di Baragiano, allora giovanissimo appena 19 anni, il libro scritto dal dr Barneschi è quasi corrispondente alla verità dei fatti,dovuta a qualche testimonianza inesatta evidentemente a causa del tempo trascorso per cui la memoria ha tradito l’effettivo svolgimento dei fatti. Infatti diverse esposizioni dei testimoni non trovano riscontro nell’accaduto in quanto il sottoscritto era l’unico responsabile a decidere se occorreva o meno il rinforzo in coda da Romagnano e quindi la lunga sosta a Balvano e poi prima dell’ingresso nella galleria delle Armi era sistematicamente un fatto normale perchè le inefficienze delle locomotine, bottino della guerra 15/18, e la pessima qualità del carbone era la causa principale delle lunghe soste per l’accudienza alle locomotive. Naturalmente alimentando il fuoco con carbone tipo legnite provocava un fumo denso con combustione di ossido di carbonio che andava direttamente nell’abitacolo degli agenti alla guida delle locomotive con le note conseguenze.ciò premesso il capostazione di Bellamuro da me sollecitato per telegrafo, l’unico mezzo di comunicazione, intervenne soltanto dopo l’abituale cosuetudine di attendere un congruo periodo di sosta per l’accudienza della locomotiva.Purtroppo per l’allora regolamento circolazione treni non era possibile inviare in ricognizione una locomotiva essendo semplice binari per cui era il Capotreno a prendere l’iniziativa di avvisare la stazione in caso di deficienza di trazione o per altro motivo che il capostazione di servizio non era a conoscenza.Da parte mia premevo l’arrivo del treno 8017 in quanto in stazione a Baragiano sostava il treno 8000 occupato da militari americani che dovevano raggiungere il fronte di Cassino ove era l’armata americana che combatteva contro i tedeschi. Aggiungo che di stanza a Baragiano vi erano due capistazione americani che con il principale ausilio dei ferrovieri italiani gestivano l’emergenza dopo la liberazione dai tedeschi la parte sud dell’Italia.Allo scrittore Barneschi che mi interpellò, prima della pubblicazione del libro, ho precisato la limitazione del numero degli intervenuti al soccorso, perchè se ci fossero stati più soccorritori si sarebbero potuto salvare altri viaggiatori dovuto alla difficoltà di rimuovere i cadaveri e non dare soccorso soltanto a chi dava segno di vita, anche questo fu la maggiore causa di tanti cadaveri. Per eventuali chiarimenti di chi mi vuole contattare il mio telefono 089/231299 -229732.
Inserito il: 09/02/2006

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 Ugo Gentile
Sesso:
Uomo
Data di nascita:
1 ottobre 1924
Situazione sentimentale:
Sposato
Mi piacciono:
Donne
In cerca di:
Amici in rete
Orientamento politico:
attualmente nessuno ero PIUSUPPINO
Orientamento religioso:
ateo
 

 

Ex capostazione, 65 anni orsono soccorritore del disastro della galleria di Balvano e vorrei conoscere se ci sono viventi di quel maledetto treno 8017.Giocatori di calcio nel ruolo di portiere .Ho giocato: S.Sevirenese, Salernitana, Paganese, US Pollese, US Pontecagnano. Corso di allenatore di calcio anno 1955 a Napoli S.G. campo Cirio allenando successivamente la Spadaforese (Sicilia)e squadre di promozioni locali.Rappresentanza calcio ferrovieri in Svezia anno 1952, presidente Dopolavoro Ferroviario di Salerno, membro della Camera di Lavoro di Salerno, membro della segreteria del Sindacato Ferrovieri Italiani/CGIL, membro C.D. del Pisiup, Capostazione Titolare: Terzigno, Cava dei Tirreni, Ortona a Mare e Battipaglia 1° aggiunto a Salerno e Bolzano, Titolare provvisorio: San Candido, Monguelfo, Casteldarne, Dirigente Centrale a Napoli, Bolzano, Messina , Dirigente Unico: Mercato S.Severino, Campobasso, Benevento , Avellino, Lagonegro, Macomer, Sassari Isola Bianca, Gragnano.Merano. Segretario C.I. stazione Salerno, rappresenta Compartimentale SFI/CGIL Napoli, Delegato d'impianto Dirigenza Centrale Napoli. Membro della segreteria PCI ferrovieri sezione Maffei Salerno
Capostazione aggiunto: Salerno, Sicignano, Bellamuro, Tito, Baragiano Montecorvino Pontecagnano. Trsfertista: Picerno, Balvano, Contursi, Persano, Eboli, Vietri S/M, Nocera Superiore ed Inferiore, Pompei, Villabassa, Dobbiaco, Brunico, Bressanone, Fortezza, Castellammare di Stabia. Per non tediare chi legge mi astengo di elencare altri incarichi o canditature per elezioni politiche ed altre.
Pertanto vorrei contattare tutti quelli che ho conosciuto nell'esercizio della mia propfessione.

 

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Sono Ugo Gentile ex capostazione, unico vivente, che era in servizio a Baragiano la notte del disastro e successivamente intervenuto con la locomotiva di soccorso e la rimozione dei cadaveri.Se mi volete contattare al telfono: 089/231299: Naturamente mi associo a Dino per l'iniziativa.

 

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