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Il nuovo fenomeno di napsterizzazione dei movies.
   

 Il sito taiwanese Movie88 offre film a un dollaro e viola clamorosamente il copyright .

GRAZIE ALLO STREAMING VIA INTERNET, SI VA AL CINEMA CON UN DOLLARO

Un sito web tailandese dà la possibilità di vedere film in

streaming al prezzo di un solo dollaro, con il vantaggio di

accedere per tre giorni a qualunque titolo si desideri. Il

sito web in questione, che in questi giorni sta infiammando

il settore cinematografico per evidenti violazioni di tutte

le leggi sul diritto d'autore e sul copyright ...

http://www.studiocelentano.it/editorial/cavaliere/100202.asp

http://www.repubblica.it/online/tecnologie_internet/divx/movie/movie.html

 

 
 
Il Pinocchio di Benigni? E' già su Internet


Poche ore dopo l'anteprima mondiale, il film era già liberamente scaricabile in rete, dove si trova anche Signs, il film di Mel Gibson che uscirà nelle sale solo domani. 
di Gianmario Massari 

- PINOCCHIO SUL WEB: COME SCARICARE IL FILM

MILANO - Ci sono volute meno di 12 ore perché il Pinocchio di Roberto Benigni finisse su Internet: venerdì 12 ottobre anteprima italia, sabato 13 mattina direttamente su WinMX, il software di scambio dati che da tempo ha soppiantato Napster sui computer di mezzo mondo e che sta diventando lo standard de-facto nella comunità Peer-to-Peer (la connessione uno-a-uno che permette lo scambio di musica, video e file in rete).

Merito, si dice nelle chatline interne al programma, di qualcuno che sarebbe riuscito ad intrufolarsi in un qualche cinema con una videocamera digitale e, dopo aver ripreso il tutto, sia tornato a casa ed abbia riversato l’intero filmato sul computer. Da qui, proprio attraverso WinMX, il film di Benigni è stato “condiviso” con il mondo intero e scambiato tra le centinaia di migliaia di utenti che usano il programma.

Meglio ancora ha fatto “Signs”: l’uscita al cinema del film di Mel Gibson è prevista per il 17 ottobre ma già da un paio di settimane il film è “in rete”. Si tratta, naturalmente, di una versione in lingua inglese, che è però già stata “rielaborata”: chi l’ha scaricata non solo l’ha condivisa con il resto del mondo ma ne sono state create copie pronte per essere masterizzate su Cd. Qualcuno ha addirittura deciso di trasformarsi in produttore digitale ed oltre al proprio “logo” (la scritta “Ripped by” che compare all’inizio del film) lo ha anche già diviso in due tempi.

Casi isolati? Certo che no! Sugli “schermi digitali” di Internet in questo momento i titoli più acclamati sono “Men in Black II”, “La storia di George Best”, “Ali”: film ancora in sala o appena usciti dalla programmazione. Richiestissimi sono anche gli episodi dei telefilm che in Italia non arrivano o sono trasmessi con ritardo: Friends, per esempio, che negli USA è già arrivata alla terza puntata della nona serie ed è scaricabile con WinMX a distanza di 12/24 ore dalla messa in onda negli States.

Tutto questo “cinema in rete” ruota attorno ad un piccolo software, WinMX: completamente gratuito, piccolissimo, disponibile per tutte le versioni di Windows a partire da 98, questo software è il vero erede di Napster e dei tanti software chiusi dalle offensive delle major musicali americane, da KaZaA a Morpheus.

Il trucco? Essere letteralmente inarrestabile. WinMX, infatti, si basa su di una architettura “aperta e libera” chiamata OpenNap. Chiunque può creare un server per lo scambio dei dati e questo rende impossibile arrestare il fenomeno. 

Per connettersi basta avere l’indirizzo della “rete giusta”: una volta connessi si diventa parte del gioco e si possono scaricare film e canzoni oltre a permettere ad altri di prelevare quanto è sul proprio computer.

Tra le reti più apprezzate quelle svedesi e tedesche per il “materiale fresco” proveniente dagli USA (film in lingua originale e album musicali) e quelle italiane del “circuito homeip.net”. divxworld, per esempio, è una delle più frequentate. Vi si trova di tutto: film, ma anche musica. Prime visioni e “chicche”: da “Shaolin Soccer”, film cinese su una banda di monaci che giocano a calcio, un vero cult-trash-movie, a “Attila flagello di Dio”, dai “capolavori” di Lino Banfi (“Vieni avanti cretino” su tutti) a “Fronte del porto” da “Shining” a “Il signore degli anelli”.

In un pomeriggio qualsiasi su divxworld si possono trovare collegati tra i 2500 e i 3000 utenti che “sherano” (condividono, in gergo) oltre 1,2 milioni di documenti tra canzoni, immagini e film. Un totale di circa 30 mila Gigabyte di dati, l’equivalente della somma dello spazio disponibile sugli hard disk di mille computer di nuova generazione. 

(16 OTTOBRE 2002, ORE 12:30)


 
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IL DIVX FA TREMARE L'INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA

Uno dei formati di compressione piu' amato dai frequentatori di sistemi peer-to-peer entra nella distribuzione di massa. L'industria cinematografica fara' la fine delle case discografiche, vittime della pirateria "made by Napster"? ...

URL: http://www.studiocelentano.it/editorial/articolo.asp?id=439

 

di G. Cavaliere

7 novembre 2002

 
 
http://www.neteconomy24.ilsole24ore.com/ne_art.jhtml?artid=227947&dnr=true
Il film? Te lo mando in DivXViaggio tra le tecnologie e i sistemi che vengono utilizzati dai pirati per scambiare i video sulla Rete

In principio era Napster e la musica non fu più la stessa. L'abbinamento di due tecnologie, l'efficiente compressione Mp3 e il collegamento diretto di rete peer to peer, avevano fatto il botto. Tre anni fa milioni di persone iniziarono a scambiare file musicali, portando su vasta scala la vecchia pratica, stile anni 70 e 80, di registrare su cassetta i dischi (quelli belli, quelli in vinile) per farli girare tra gli amici. A prescindere dagli aspetti legali, dall'illiceità di queste attività, si osserva adesso un fenomeno nuovo: a Napster, spazzato via dai giudici, si sono succeduti decine di sistemi alternativi per il file sharing e questa volta la «killer application» non è più solo la musica, bensì il video. È sempre più diffusa la pratica di scaricare da siti Internet o da situazioni peer to peer, gratis, illegalmente, film e telefilm. Fenomeno DivX. Ora il fenomeno del momento si chiama DivX, un sistema che sta ai film come l'Mp3 sta alle canzoni. Ma cos'è il DivX? È un formato di compressione Mpeg 4 per creare filmati di limitato ingombro e buona qualità. Il DivX è davvero un fenomeno, secondo la società che lo ha brevettato (DivXNetworks): 75 milioni di persone hanno scaricato il software. Erano 30 solo qualche mese fa. Un film, con una qualità paragonabile al Vhs (talvolta migliore) può essere registrato in circa sei o settecento megabyte (un cd da masterizzare) e quindi facilmente distribuibile in rete. Ed è qui che interviene l'altro elemento forte: la banda larga. Con la fibra ottica (o anche con la media, spesso bassa, velocità dell'Adsl) scaricare video diventa possibile, alla portata di tutti. Se fino all'anno scorso, prima del boom dell'Adsl, con un modem a 56k su linea commutata, occorrevano quei buoni 45 minuti per "tirar" giù una canzone Mp3, ora nello stesso tempo si preleva un telefilm e per scaricare un intero Dvd compresso possono bastare anche meno di un paio d'ore. Scenario destabilizzante. Si apre quindi uno scenario che da una parte destabilizza le case cinematografiche e dall'altro apre interessanti prospettive di business, sempre che le major non commettano gli errori del passato e sfruttino le nuove tecnologie. Con l'Mp3 hanno avuto un atteggiamento di chiusura teso alla conservazione del proprio business e alla restaurazione dello status quo ante Mp3, ma adesso potrebbe imporsi una strategia differente per salvare un mercato enorme. Secondo la Motion picture association of America l'industria di Hollywwod ha venduto Dvd per un totale di 37,3 miliardi di dollari nel 2002, pari a una crescita del 18% rispetto al 2001 Ora la storia si ripete con i film, su scala più ampia però. Non ci sono solo i software per lo scambio diretto peer to peer come Kazaa o WinMx ma anche siti - molto underground, quasi inaccessibili se non per segnalazione di altri utenti che formano vaste community - dai quali è possibile scaricare, a patto di promettere di non far parte di associazioni di case disco-cinematografiche oppure di organizzazioni contro la pirateria. Il torrente dei bit. Per aumentare la velocità di scaricamento molti di questi siti utilizzano un software chiamato Bit Torrent. Installato sul pc del navigatore-pirata, instaura un file sharing tipo peer to peer ma è più efficiente rispetto ai consueti client p2p. Bit Torrent è stato sviluppato, infatti, per distribuire velocemente file per i quali molti utenti fanno una richiesta di download contemporanea. Per evitare code, il software ottimizza la banda disponibile creando un network bidirezionale di tutti i pc client connessi e ogni computer che scarica invia il contenuto a un altro senza aspettare di aver acquisito l'intero file Queste tecnologie di rete abbinate a efficienti sistemi di compressione dei file video come il DivX, appunto, stanno creando allarme ai vertici delle case cinematografiche che si trovano a vedere vanificati (grazie anche alla diffusione di software più semplici per masterizzare Dvd) i sistemi anti-duplicazione come Macrovision o Css. Fino a qualche mese fa il ripping, cioè l'acquisizione dei file video dal Dvd al disco fisso del pc e la conseguente masterizzazione su supporto ottico, erano operazioni molto complesse, alla portata di utenti molto esperti. Inoltre, le fasi di compressione in DivX o in Mpeg-1 (il formato del Cd Video) richiedono computer potenti e quelli disponibili adesso hanno le caratteristiche adeguate per compiere queste attività in tempi ragionevoli: qualche ora contro un giorno. Tra l'altro il fenomeno della videopirateria domestica ha riesumato il Cd Video, un formato che non ha mai avuto successo, se non in Giappone e nell'Est asiatico, ma che ora si rivela il veicolo ideale per i film copiati illegalmente (ma anche per le legali copie private). Un film in formato DivX, infatti, può stare su un comune ed economico Cd registrabile ma potrà essere visto solo con il computer (oppure utilizzando Kiss technology, l'unico lettore da tavolo Dvd compatibile con il DivX). Questa limitazione può essere aggirata transcodificando il file in Mpeg 1 per portarlo su uno, due o tre Cd Video, un operazione complessa, lunga e dai risultati scarsi. La sempre maggiore diffusione dei masterizzatori di Dvd potrebbe ulteriormente favorire le pratiche illecite. Sta ora alle major concepire le strategie per contrastare il fenomeno, magari senza penalizzare gli utenti onesti e dare al popolo della Rete la possibilità di acquistare i film online a costi concorrenziali con il Dvd. Mario Cianflone

Giovedí 17 Aprile 2003

 

 
Cinema e digitale, rivedere il diritto d'autore
Ne parlano esperti di NewGlobal.it in una lettera aperta alla Commissione Cultura. Il decreto Urbani può rappresentare uno spunto per aggiornare il diritto d'autore all'era digitale? 


06/04/04 - Lettere - Roma - Spett. On.Adornato presidente 7a commissione camera dei deputati
Spett. On. Carlucci Relatrice ddl Urbani


Opinioni e commenti 
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CONTRADDIZIONE MADORNALE 
Rivedere il diritto d'autore?! 
New-che? 



L'associazione NewGlobal.it si felicita con la vostra scelta, comunicata a mezzo stampa, di escludere conseguenze penali per chi utilizza materiale protetto da copyright senza fine di lucro, come altresì accoglie con molto favore la contrarietà di gran parte del mondo politico compresi alcuni ministri del governo in carica a trasformare in maniera impropria il provider da fornitore di servizio in guardiano dei propri clienti, attentando alla segretezza delle loro comunicazioni private ed in genere alla loro riservatezza. 

Ne conseguirebbe, a nostro modesto avviso, una evidente alterazione delle competenze relative alla pubblica sicurezza ed alla repressione degli illeciti, così come disegnate dalla nostra Carta costituzionale all'art. 15 e, comunque, fuori da qualsiasi garanzia giurisdizionale, in aperta violazione dell'art. 109 della stessa Costituzione (che pone la polizia giudiziaria alle dirette dipendenze e sotto il controllo della magistratura). Se è vero, infatti, che il testo del d.l. 72/2004 dispone che "a seguito di provvedimento dell'autorità giudiziaria, i fornitori di connettività e di servizi comunicano alle autorità di polizia le informazioni in proprio possesso utili all'individuazione dei gestori dei siti e degli autori delle condotte segnalate", è altrettanto vero che la raccolta di tali informazioni avviene prima ed a prescindere da ogni provvedimento (e da ogni controllo) della magistratura. Una impostazione quest'ultima in linea con quanto i parlamentari hanno stabilito poco tempo fa relativamente ad un altro decreto divenuto tristemente famoso come decreto Grande Fratello. 

Notiamo però la mancanza della volontà di affrontare in modo organico, anche e soprattutto nelle competenti sedi internazionali, (promuovendo, ad esempio, la rimeditazione del TRIPs e della convenzione di Berna), tutte le problematiche connesse al ruolo del diritto d'autore nella società moderna. 

Giova osservare, poi, che una analisi approfondita e fortemente orientata alla valorizzazione di tutti gli artisti mal si concilia con la decretazione d'urgenza. Riteniamo, pertanto, che sia molto più opportuno seguire l'iter ordinario di formazione della legge, al fine di consentire il più ampio dibattito - nelle Camere e nel Paese - su un tema ormai così delicato. 

Nello specifico, notiamo come l'azione del decreto legge miri a tutelare non gli autori, in quanto tali, ma le posizioni di rendita maturate dalle cosiddette major, titolari dei diritti di sfruttamento economico di una larghissima parte delle opere cinematografiche, consolidando un reticolo di privilegi che non può che nuocere alla libera circolazione dell'arte e della cultura. Riteniamo che l'azione di uno Stato democratico debba essere "promozionale"ed indirizzarsi verso la rimozione degli ostacoli che impediscono di fatto il pieno dispiegamento della personalità del singolo e che ne frustrano le aspirazioni e le inclinazioni naturali. 

Pertanto, appare francamente inaccettabile l'adozione di provvedimenti normativi che - attraverso il rafforzamento delle tutele poste a salvaguardia dell'interesse di poche multinazionali - creano ostacoli ulteriori al singolo, accentuando, anziché attenuare, le posizioni di squilibrio.

La particolare formulazione del nuovo testo dell'art. 171, lett. A-bis), della l.d.a., appare per più aspetti infelice, a cominciare dalla "lett. a-bis)", laddove era pienamente disponibile una "lett. e)", il cui contenuto era stato lasciato libero a seguito dell'abrogazione intervenuta nel 1981. Ma, sia chiaro, la nuova previsione dell'art. 171 introduce ben altri problemi, introducendo una previsione di reato - punito con una multa - per chi "in violazione dell'articolo 16, diffonde al pubblico per via telematica, anche mediante programmi di condivisione di file fra utenti,un'opera cinematografica o assimilata protetta dal diritto d'autore, o parte di essa, mediante reti e connessioni di qualsiasi genere". 

Una previsione che - posta in relazione con il dovere di controllo e raccolta dei dati posto a carico dei provider - non si teme di definire liberticida. Visto, infatti, che tutte le opere dell'ingegno di contenuto artistico sono protette dal diritto d'autore, per il solo fatto di essere state create, andrebbero sottoposti alla misura penale anche gli stessi autori - o le piccole realtà imprenditoriali - che liberamente mettono a disposizione in rete le proprie opere. È evidente che chi ha redatto il testo del d.l. In questione non ha tenuto in alcun modo presente il ricchissimo (artisticamente) circuito dei cortometraggi, che - salvo rarissime eccezioni - sono prodotti dagli stessi autori o da piccole case di produzione indipendenti. Questi, proprio grazie all'abbattimento dei costi consentito dalle tecnologie informatiche, riescono a confezionare film di buon livello, rendendoli poi disponibili in rete, proprio per superare le difficoltà distributive che nascono dal controllo oligopolistico delle sale cinematografiche, da una parte, e da una vera e propria attività di selezione operata dai distributori, dall'altra. 

Piuttosto che impedire il pieno dispiegarsi della fantasia e dell'abilità imprenditoriale di questi piccoli produttori ed artisti, attraverso norme ingiuste e poco meditate, evidentemente ispirate da logiche monopolistiche, per noi è primario compito dello Stato permettere a tutti coloro che hanno delle qualità artistiche di sfuggire alle forche caudine dei pochi intermediari capaci di elevare pochi e stroncare molti. Lo Stato deve fare uno sforzo serio e creare le condizioni affinché per tutti sia possibile tentare la carta della carriera artistica, senza doversi sottomettere a regole imposte dalle direzioni generali delle major, con la conseguente perniciosa omologazione mondiale del gusto e la allarmante emersione del pensiero unico.

Il drammatico epilogo della parabola artistica di una grandissima interprete come Gabriella Ferri dovrebbe costituire una ragione per riflettere, più che un pretesto per la solita retorica ipocrita e per l'esibizione del dolore-spettacolo e delle lacrime di coccodrillo. Una donna, dalla evidente fragilità emotiva, che aveva portato in classifica di vendita il folk italiano - un prodotto ritenuto, evidentemente a torto, invendibile dalle case discografiche - è stata completamente abbandonata dal sistema produttivo e ghettizzata, anche a causa della sua volontà di non voler scendere a compromessi. Questo è il risultato ultimo dell'eccessiva tutela che lo Stato sta fornendo a società commerciali multinazionali che non producono (e non hanno alcun interesse a produrre) cultura ed arte, ma che badano esclusivamente al fatturato.

Restano inoltre dei macigni legati proprio all'istituto diritto d'autore. L'autore in realtà è il classico nano tra i giganti, il suo apporto è infinitesimo rispetto a quanto gli altri o l'ambiente circostante hanno già realizzato. È la storia del progresso umano, ognuno continua da dove l'altro ha smesso. Il diritto d'autore così come oggi è stato estremizzato impedisce ad una società di evolversi. Oggi Terenzio e Plauto sarebbero stati citati in tribunale e costretti a risarcimenti miliardari. 

L'attuale durata della protezione del diritto patrimoniale d'autore, estesa a 70 anni dalla morte dell'autore (e nelle opere cinematografiche a 70 anni dalla morte dell'ultimo dei coautori), rappresenta un'assurdità incomprensibile. Se l'opera ha avuto successo, i proventi della stessa arricchiranno non certo l'autore, giacché è morto né, probabilmente, i suoi eredi. Se l'opera non ha avuto alcuna risonanza durante la vita dell'autore, difficilmente ne potrà avere dopo la sua morte. Basti pensare a tutte le pellicole dimenticate in questo o quel magazzino umido, che stanno marcendo, per l'assurda opposizione delle case di produzione al loro restauro (giudicato troppo costoso e poco redditizio). Queste pellicole andranno probabilmente distrutte per sempre prima che siano trascorsi i 70 anni, con la definitiva perdita di un patrimonio espressivo dal valore incalcolabile.
C'è allora bisogno di intervenire con coraggio affinchè la creatività sia lasciata libera di esprimersi, producendo e diffondendo cultura. C'è bisogno di adottare misure adeguate, guardando al nuovo, al futuro e non al passato.

Ettore Panella
Avv. Gianluca Navarrini
NewGlobal.it

da http://punto-informatico.it/p.asp?i=47678

 

 
ATTACCO A MOORE, IL SUO FILM CONTRO BUSH SUL WEB SENZA PERMESSO 
Sabato, 10 luglio @ 00:22:42 CEST

La tempesta politica sollevata negli Stati Uniti dal documentario Fahrenheit 9/11 di Michael Moore, ha trovato un nuovo palcoscenico nel mondo del file-sharing. Così, il lungometraggio, come capita ad ogni nuovo successo di botteghino, circola sulla rete da giorni. 
Ai primi della settimana MooreWatch.com, il sito anti-Moore, ha pubblicato un link ad una versione pirata del film, sottolineando come lo stesso regista avesse incoraggiato il download del suo lavoro dalla rete. Ne è scaturita un’ondata di attacchi, sia dai suoi supporter che dalla società che lo distribuisce. 

Già nei giorni scorsi il sito pirata era stato oggetto di attacchi di tipo denial-of-service, ma Jim Kenefick, titolare del sito contro il regista, non ha battuto ciglio. “Moore ha dichiarato più volte di non preoccuparsi se la gente scarica il suo film o ruba i suoi libri” - spiega Kenefick - "quindi se posso usare le sue stesse parole contro di lui lo farò”. 

L’agitazione online ci può dire molto sulle aspirazioni, spesso contraddittorie, dei creativi e dei loro agenti, più dei temi politici sollevati dal dibattito sul film di Moore. Mentre come è noto studios e major discografiche si battono con tutte le forze contro la pirateria, sono molti gli artisti, in particolare quelli impegnati su temi politici, che lanciano sul tema messaggi diversi. 
“Non condivido le attuali leggi sul copyright ed a meno che non sia per scopo di lucro, non ho nessun problema se il pubblico scarica dal Web i miei film”, ha ribadito il regista in un intervista che gira da tempo su Internet. 

La versione compressa di Fahrenheit 9/11 si trova sulla rete di file-sharing BitTorrent, un portale molto popolare e particolarmente efficiente nella distribuzione di file molto voluminosi 


http://www.megachip.info/modules.php?name=News&file=article&sid=2834

 

 

ASTRA 19 (spazio pubblico autogestito) : San Precario astronauta diffidato dalla FAPAV

(Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva)

Quest’oggi tramite una raccomandata abbiamo appreso che il nostro spazio, in via Capraia 19 al

Tufello, viene diffidato dalla Fapav, nella figura del segretario generale avv. Luciano Daffara, per

aver in data 7 Giugno 2005 proiettato gratuitamente e senza autorizzazioni il film “Star Wars-

Episodio III- La Vendetta dei Sith” all’interno della nostra rassegna “Cinema Libera Tutti”.

Nella lettera viene espressamente detto :” ….diffidiamo lo spazio sociale autogestito Astra 19 dal

proseguire tali illeggittime proiezioni, chiedendovi conferma scritta dell’avvenuta cancellazione

delle proiezioni eventualmente in programma. Per il caso contrario, procederemo con le azioni

giudiziarie contemplate dalla Legge.”

In merito rispondiamo:

le proiezioni di film (in prima visione e non), come tutte le altre attività svolte all’interno dei

nostri spazi, sono gratuite e hanno il chiaro obiettivo di affermare che la cultura in tutte le sue

forme non è una merce ma un diritto di tutte/i; le attuali leggi sul copyright, di cui vi

autoproclamate protettori, rappresentano una forma di esclusione sociale poiché impedicono

libero accesso a tutti quei soggetti precari che nelle nostre metropoli non possono usufruire della

cultura poiché i costi sono sempre più alti.

Le leggi restrittive sulla proprietà intellettuale dei materiali audiovisivi, approvate negli ultimi

anni in ottemperanza alla direttive del WTO, stanno mettendo in pericolo la stessa produzione

delle opere filmiche, soprattutto quando non siano destinate al circuito commerciale. E' notizia

recente la messa fuori circolazione, nelle sale e in televisione, di un importante documentario

sulla lotta dei diritti civili negli Stati Uniti degli anni '60. La ragione è la scadenza della licenza di

uso delle immagini di repertorio che costituiscono il materiale utilizzato nella produzione del

documentario. Queste ultime sono di proprietà di archivi privati, che chiedono agli autori cifre

insostenibili per rinnovare la loro licenza di utilizzo. Il risultato è che nessuno potrà più vedere

un opera che documenta una parte della nostra storia.

Il cinema che proponiamo garantisce più diritti e non toglie niente a nessuno, se non a chi vuole

fare miliardi con lo spettacolo e la cultura; il copy-RIOT è uno degli strumenti che abbiamo per

immaginare e realizzare un modo nuovo di vedere e vivere la cultura e la produzione. Colpendo noi, colpite milioni di persone che ogni giorno scaricano/liberano e condividono cultura e saperi.

Concludiamo dicendo alla 20th Century Fox Italia Spa che, nonostante i miliardi che fattura è

stata così solerte a segnalare alla Fapav la nostra pubblica e gratuita proiezione, la ringraziamo

per l’attenzione che presta ad un piccolo e periferico cinema come il nostro.

Alla prossima puntata

 

Astra 19 spa (spazio pubblico autogestito)

via capraia 19_ tufello ribelle_roma

costanzodagostino@libero.it sabato 09/07/2005 18.33