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martedì 23/03/2004 17.15
COMUNICATO STAMPA
Il giorno mercoledì
24 marzo alle ore 15,30, per la rubrica "Un giorno
speciale" condotta su RAI Uno da Michele
Cocuzza, il giudice drammaturgo Gennaro
Francione ricorderà col padre e con alcuni testimoni, tra cui un
Il più grave disastro su rotaie della storia
europea, dimenticato dalla cattiva coscienza collettiva, preso a emblema
di un urlo dei diseredati contro
ogni guerra e contro la sopraffazione dei poveri ad opera dei forti.
L'evento, nel sessantennale dal suo
verificarsi, è stato finalmente rievocato
dalla grande stampa nazionale con articoli apparsi su "Il Corriere della
Sera", "Famiglia Cristiana", "Il Mattino".
TRENO DI LUCE 8017: L’INNO ALLA PACE DEI 521
MORTI DELLA TRAGEDIA DI BALVANO
http://www.antiarte.it/trenodiluce
http://www.agipress.it/agenzia/news.php?shownews=1234
Agipress)
Alla RAI la tragedia di Balvano
Sunday, March 21st, 2004 10:06 AM |
Il
giorno
mercoledì 24 marzo alle ore 15,30 per la rubrica "Un giorno
speciale" condotta su RAI Uno da Michele Cocuzza, il giudice
drammaturgo
Gennaro Francione ricorderà col padre e con alcuni testimoni, tra
cui un
superstite, la grave tragedia ferroviaria caduta nella notte tra il
3 e il 4
marzo 1944 in cui videro la morte sua nonna Giulia e altri 520
passeggeri.
Il più grave disastro su rotaie della storia europea, dimenticato
dalla
cattiva coscienza collettiva, preso a emblema di un urlo dei
diseredati
contro ogni guerra e contro la sopraffazione dei poveri ad opera dei
forti.
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il Treno di Luce è partito.
Ora spetta a noi di non consentire soste
mortali in gallerie.
Un caro pensiero a Nonna Giulia e ai suoi
poveri compagni dell'ultima ora.
Un saluto al tuo Papà,
Salvatore Argenziano .
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DA
ROMA
Gennaro,
sto seguendo la trasmissione. Complimenti! E' una cosa bellissima
quella che stai facendo. Complimenti per la figura del tuo papa...
Papà che a me manca
tanto. (Francesco De Cicco, drammaturgo e regista)
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| Gennaro
sei stato stupendo. E' davvero bellissimo tutto... Ci sentiamo
presto(Editore e scrittore
Costanzo D'Agostino) |
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| 25 marzo ore 18,40
COMUNICATO STAMPA
Il Gruppo Treno di Luce è intervenuto il 24 marzo 2004 nella
trasmissione "Un giorno speciale" condotta da Michele Cocuzza,
per ricordare la Tragedia di Balvano, il più grave disastro ferroviario
di tutti tempi, misteriosamente nascosto alla coscienza collettiva.
Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 1944 nei pressi della stazione di
Balvano, sotto la Galleria delle Armi, morirono oltre 600 persone uccise
dal monossido di carbonio sprigionato dalle due locomotive di un convoglio
sovraccarico che non riuscirono a vincere la forte pendenza. I macchinisti
continuarono ad alimentare le caldaie trasformando la galleria in una
lunga camera a gas.
Con immagini e servizi davvero forti realizzati sui posti del disastro
la trasmissione ha fornito uno spaccato vibrante della tragedia.
Il signor Agostino e Ciro Avventurato hanno ricordato la Cappella di
Balvano, fatta erigere dal loro rispettivo padre e fratello Salvatore
Avventurato non solo per i suoi tre parenti morti ma per tutte le vittime
che si abbracciarono nell'ultimo viaggio là nella Galleria delle Armi, da
allora detta Galleria della Morte.
Apuzzo Silvio ha ricordato i parenti morti in quella tragedia e il
viaggio che essi facevano per procurarsi cibo mancante nella loro terra.
Galdino Acampora, ha portato la sua testimonianza di unico
sopravvissuto attualmente vivente, scampato perché viaggiava su uno dei
due vagoni rimasti appena fuori dalla galleria.
Vincenzo Francione e suo figlio, il giudice romano Gennaro Francione,
che nel disastro persero l'amata Giulietta, loro rispettiva madre e nonna,
a nome del gruppo hanno chiesto al Presidente Ciampi di istituire il
Giorno della Memoria per poter ricordare pubblicamente e per sempre quei
fatti, per troppo tempo rimasti oscuri.
La trasmissione seguita in Italia da oltre 2.500.000 di persone, sarà
mandata in onda in America. Intanto è stata seguita in Svizzera da nostri
connazionali là emigrati che hanno fatto pervenire al Gruppo Treno di
Luce lettere di rammarico per la vicenda sconosciuta e di commossa
partecipazione agli avvenimenti.
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mercoledì 24/03/2004 17.02
Da Malta
Il pensiero di un inglese
Thank you, Gennaro and also Vincenzo (whom
I remember from his visits to Malta) for your very interesting TV
programme about the tragedy of Balvano, March 1944. A very sombre
programme but well worth watching.
What struck me was that there was a memory of
all this in the locality but not nationally - that is the pattern of
history in Italy - la storia/memoria della propria paese or Noi
siamo romani ma voi siete milanesi!
Love from David and Edith
(Ritiene il programma serio ma davvero
interessante. Lamenta che una notizia come questa non sia venuta alla
cronaca nazionale, vittima forse del dualismo nord-sud.LO scrivente è
stato professore di storia all'Università di Birmingham ora in pensione)
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| venerdì 26/03/2004 5.36
DALL'UMBRIA
Assicuro le mie preghiere in suffragio di tutti i defunti provocati da
questo evento che non conoscevo e che è stato giusto ricordare.
Con stima e cordialità.
Pio de Giuli
- Direttore della Rivista "Subasio" Organo
dell'antica
Accademia Properziana del Subasio attiva in Assisi dal 1516
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| venerdì 26/03/2004 10.23
Dalla Svizzera
Carissimo Gennaro,
è stato un piacere rivedere te e tuo papà, anche se via etere, vi ho
visti in forma smagliante, e mi fa immensamente piacere, in riguardo
alla tristissima storia, della tragedia di Balvano, hai fatto benissimo a
portarla pubblicamente in TV in modo di ricordare pubblicamente la storia
di quella povera gente deceduta in modo orrendo. Infatti io personalmente
ne ero totalmente ignaro della storia di Balvano, e avete fatto un gesto
nobile, facendo si, che la gente sappia e ricordi quest`altra immane
tragedia.
Ciao Gennaro, un caro saluto a te, al tuo papà, e tutta la famiglia.
Cordialmente
Maurizio Ciaramella
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| venerdì 26/03/2004 17.27
DA MILANO
Caro Gennaro,
ki si rilegge...
L'occasione è per te e tuo padre, specialmente,
dolorosa.
Ma l'ignobile oblìo sarebbe il baratro.
Bravi quindi per quello ke state facendo in
proposito, è esemplare.
Ho dato un'okkiata alla BIBLIOTECA della
subsubsezione di Antiarte ke hai dedicato a 'Treno di Luce 8017': è
molto corposa.
Direi ke tutta la subsezione dedicata a 'TdL8017'
è notevole e rikiede tempo per farla propria.
Non mankerò.
Di più e d'altro ora non scrivo, per molti motivi.
A momenti e luoghi debiti parleranno i fatti, le
opere o, quanto meno, i progetti compiuti e proposti.
Mi piacerebbe, comunque, conoscere anke te e
arkitettare o partecipare comunemente a qualcosa, quando tornerò a
Roma.
VIETATO ARRENDERSI.
Carme diem,
ALBatro, alias o ex Abdul El-Hamid II,
alias...
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| domenica 28 marzo 2004 17.02.19
DALLA SICILIA
La ringraziamo per il suo tenace e costante interessamento e siamo
unanimi nell'esprimerle il nostro appoggio affinché la tragedia della
Galleria delle Armi non vada dimenticata!
GUGLIELMINO MARIA LETIZIA (nipote di Troiano Salvatore)
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| martedì 30/03/2004 17.37
DALLA CAMPANIA
Ciao Gennaro,
Ti abbiamo visto da Cocuzza e la tragedia di Balvano, a noi
completamente
ignota, ci ha addolorati e sdegnati.
A presto
F. N.
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| lunedì 05/04/2004 10.27
Dall'Albania
Ciao Gennaro!
Ti ho visto in televisione sulla Vita in diretta
e lo detto anche ai miei genitori in Albania, ti hanno visto anche
loro. Abbiamo seguito con grande interesse tutta la vicenda.
A presto
Viola
(traduttrice,
per l'Istituto di Albanese presso l'Università La Sapeinza di
Roma, dell'opera La scala di
Scannerebbeco di G. Francione)
| mail giovedì 22 settembre 2005 0.09.15
Il 24 marzo del 2004 io ero in cucina a sparecchiare quando mio marito che stava guardando la trasmissione di Cocuzza in camera da letto mi chiamò e mi disse che in televisione stavano parlando del disastro ferroviario in cui era morto mio zio. Naturalmente mi sintonizzai subito su Rai Uno, ascoltai attentamente la trasmissione e presi contatto con Alessandro Tuzza, che mi diede l’indirizzo e-mail dell’avvocato Barneschi, che stava preparando il suo libro.
Rosa Di Filippo
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| giovedì 8 aprile 2004 22.54.26
DALLA CAMPANIA
Cari amici,
mi compiaccio per questa vostra grande, inestimabile voglia di memoria.
Ne ho raccolto un po', ricambiando con poco rispetto a quel che avete
fatto finora per non dimenticare la tragedia del treno dei poveri
dell'Italia che non c'era. Ho intenzione di continuare ad accompagnarvi su
questa strada che da tempo avete tracciato e percorrete con straordinaria
volontà di non dimenticare.
Sono pronto ad accogliere suggerimenti, notizie, spunti, racconti e
testimonianze. Arrivederci a presto e grazie davvero. Di cuore.
Antonio Manzo, giornalista inviato de "Il Mattino"
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| giovedì 1 aprile 2004 9.15.23
DALLA BASILICATA
Carissimi,
ho visitato il vostro sito che ho potuto constatare molto ben curato e
ricco di documenti. In merito vi comunico che mi sono attivato con una
lettera al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, affinché
venga riconosciuta una onoreficenza in memoria delle vittime della
sciagura ferroviaria. Inoltre sono presentatore di una proposta di legge
concernente la Istituzione del Giorno della memoria e del Museo della
memoria in ricordo delle vittime della sciagura ferroviaria di Balvano del
3 marzo 1944 ( 4798 )(presentata il 10 marzo 2004, annunziata l'11 marzo
2004).
La stessa amministrazione comunale di Balvano sta con apposita delibera
promuovendo una richiesta in tal senso nei confronti delle ferrovie dello
stato. L'obiettivo è quello che in occasione della prossima ricorrenza vi
possa essere una significativa celebrazione del ricordo e della memoria
delle vittime. Mi auguro che con voi vi possa essere una proficua ed
efficace collaborazione nel recupero di questa triste pagina di storia del
nostro paese, del nostro mezzogiorno e delle nostre comunità.
cordialmente. In attesa di comunicazioni ulteriori invio i miei più
cordiali saluti.
On. Giuseppe Molinari
CAMERA DEI DEPUTATI N. 4798
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PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa del deputato MOLINARI
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Istituzione del Giorno della memoria e del Museo della
memoria in ricordo delle vittime della sciagura ferroviaria di
Balvano del 3 marzo 1944
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Presentata il 10 marzo 2004
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ONOREVOLI COLLEGHI ! - Nella notte tra il 2 e il 3 marzo del 1944 un treno partito da Napoli e diretto a Potenza, giunto nella galleria del Monte Armi nei pressi di Balvano (Potenza) a causa della forte pendenza della salita e del peso superiore alla sostenibilità da parte dei locomotori si bloccò. Si trattava di un convoglio di 47 vagoni trainati da due locomotori, era il treno n. 8.017. I suoi passeggeri erano per lo più gente disperata, gente povera che cercava nella economia dello scambio e del baratto una opportunità di sopravvivenza. Ben 517 passeggeri di quel convoglio ferroviario rimasto fermo in galleria morirono asfissiati per le esalazioni della combustione del carbone dei motori delle locomotive.
La ricostruzione dell'incidente, dopo sessanta anni, è ancora frammentaria e parziale. Persino le Forze alleate di stanza in Italia avviarono una inchiesta sull'incidente i cui risultati sono ancora secretati. Si è trattato di una vera tragedia che sconvolse in particolare la comunità lucana, che fu generosa nel prestare soccorso alle vittime della sciagura.
Oggi il cimitero di Balvano custodisce le salme delle vittime del 3 marzo 1944. Di quella tragedia sono apparsi reportage giornalistici persino sulla stampa internazionale, senza però giungere ad una ricostruzione storica completa di quanto accadde realmente nella galleria del Monte Armi.
A distanza di tanti anni i familiari delle vittime continuano a chiedere che lo Stato si ricordi di quella triste pagina di storia legata alla fine della guerra e ad una tragedia del nostro mezzogiorno consumatasi nel silenzio. La presente proposta di legge oltre ad istituire il Giorno della memoria in occasione di ogni 3 marzo si prefigge anche di sostenere la ricostruzione storica di quell'avvenimento per il rispetto che si deve ai 517 morti. Una tragedia dimenticata che vive nella comunità lucana e nella memoria dei parenti delle vittime.
Chiediamo pertanto che la proposta di legge possa avere un iter rapido e si possa così onorare il ricordo di quanti contribuirono anche con la vita alla ricostruzione del Paese in una fase storica nella quale la miseria e la disperazione, oggi fortunatamente superate, costituivano la costante. Per questo abbiamo il dovere di non dimenticare.
PROPOSTA DI LEGGE
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ART. 1.
(Istituzione del Giorno della memoria).
1. Il 3 marzo di ogni anno è celebrato il Giorno della memoria in ricordo delle vittime della sciagura ferroviaria di Balvano del 3 marzo 1944.
ART. 2.
(Istituzione del Museo della memoria).
1. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, è stipulata una intesa istituzionale di programma tra la Presidenza del Consiglio dei ministri, la regione Basilicata, la regione Campania, l'amministrazione comunale di Balvano in provincia di Potenza e la Trenitalia Spa per l'istituzione presso la stazione ferroviaria di Balvano di un Museo della memoria in ricordo delle vittime della sciagura ferroviaria del 3 marzo 1944.
2. All'interno del Museo della memoria sono custoditi tutti gli atti e i documenti riferiti alla sciagura ferroviaria del 3 marzo 1944.
3. La Presidenza del Consiglio dei ministri, al fine di una compiuta ricostruzione storica degli accadimenti, è autorizzata a desecretare tutti gli atti e i documenti che riguardano la sciagura ferroviaria di Balvano del 3 marzo 1944, inclusi gli atti e i documenti coperti da segreto militare.
4. Per l'istituzione del Museo della memoria è autorizzata la spesa di 500.000 euro per l'anno 2004.
ART. 3.
(Copertura finanziaria).
1. All'onere derivante dall'attuazione della presente legge, valutato in 500 milioni di euro per l'anno 2004, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente « Fondo speciale » dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2004, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.
2. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
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| domenica 18 aprile 2004 17.28.47
Egregi Signori,
dopo aver seguito la trasmissione "UN GIORNO SPECIALE" di Michele Cocuzza il 24/03/04 ho visitato il vostro sito. Mi rivolgo a voi con la mia più grande ammirazione e gratitudine per aver ricordato la tragedia di Balvano, per averne creato un sito ed un gruppo in modo da far ridiventare persona tutte le vittime della tragedia.
Sono la pronipote di due vittime della tragedia e riporto qui la mia testimonianza per potergli dare la giusta identità, vi prego per tanto di correggere come segue:
1. CAMPANILE GIUSEPPINA: indicata nella lista dei martiri al n. 70 erroneamente come GIUSEPPE. Nata a Tramonti il 02/03/1894, aveva quindi compiuto il 50° anno di età al momento della tragedia (non aveva 49 anni come indicato) e risiedeva a Nocera Inferiore (SA).
2. RAGOSA ALFONSO: nr. 340 nella lista dei martiri, figlio di CAMPANILE GIUSEPPINA nato a Nocera Inferiore (SA) nel 1929 aveva dunque 15 anni al momento della morte.
Se fosse possibile inserirle sarei grata di inviarvi anche le due foto degli scomparsi.
Sono ancora in vita le due figlie della Sig.ra Campanile: Ragosa Luisa (mia nonna), ancora residente a Nocera Inferiore e che ricorda benissimo il periodo della tragedia e Ragosa Palmina (residente in Germania).
<Omissis>
Il giorno della trasmissione di Cocuzza abbiamo chiamato la Rai al numero indicato e abbiamo rilasciato il nostro recapito
telefonico<omissis>
Io e tutta la mia famiglia vi ringraziamo per il vostro ammirevole lavoro e siamo a vostra completa disposizione per ulteriori chiarimenti e testimonianze
distinti saluti
Stefania Dusi
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| Da : |
antoniomammato <antoniomammato@tin.it> |
| Inviato : |
sabato 24 aprile 2004 10.46.11 |
| A : |
<adramelek55@hotmail.com> |
| Oggetto : |
Testimonianza sulla tragedia di Balvano |
Le
rievocazioni dell’immane disastro ferroviario di Balvano, che hanno
riempito le pagine di settimanali e quotidiani e lo spazio di numerosi
programmi televisivi, hanno fortemente scosso nostra madre, ormai
ottantenne, che ha inteso ripercorrere, scrivendole, le tappe più
importanti di quel dramma, che ha segnato profondamente la sua vita.
Ha sentito il dovere morale, nei confronti dei suoi genitori da lei
tanto amati e venerati, di raccontare la sua esperienza al fine di fare
luce e chiarezza su una tragedia dimenticata, nascosta e, purtroppo,
manipolata.
Grati per la cortese attenzione, con profonda stima
I
figli
Sac.Nicola, Rina e Antonio Mammato
Per
leggere la lettera della signora Maria Monti:
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SONO LA NIPOTE DI DUE VITTIME DEL TRENO 8017 (MURANTE NUNZIA E PRINCIGALLI DONATO) VOGLIO DIRVI CHE A DISTANZA DI TANTI ANNI PROVO TANTA TRISTEZZA PER QUELLO CHE E' SUCCESSO MA SOPRATTUTTO SONO AMAREGGIATA PER IL FATTO CHE UN EVENTO COSì TANTO TRAGICO NON SIA MAI STATO COMMEMORATO COME, SECONDO ME, ERA GIUSTO FARE.
LA NONNA HA LASCIATO CINQUE FIGLI DI CUI UNO DI SOLI 3 ANNI è STATO DAVVERO DURA PER LORO CRESCERE SENZA LA MAMMA E NESSUNO SE N'E' MAI RICORDATO.
MENA GARGIULO |
LA SCIAGURA DI 60 ANNI
FA
Balvano, cerimonia
per le vittime del treno
«Il 3 marzo diventi
giorno della memoria»
Balvano. Familiari delle vittime, associazioni, istituzioni locali, i
rappresentanti dell’Ente Ferrovie, le comunità religiose e gli ultimi
superstiti della tragedia del treno di Balvano si sono ritrovati ieri sera
nel paesino lucano «per non dimenticare». Sessant’anni fa la tragedia
con oltre seicento morti, quasi tutti napoletani che si recavano nei
paesini della Basilicata per fornirsi di pane, olio, verdure.
La presidenza del Consiglio regionale della Basilicata ha promosso
l’incontro per ricordare il più grande disastro ferroviario della
storia europea e mondiale, che avvenne nella notte tra il 2 e il 3 marzo
1944 e che causò 521 vittime, secondo l’elenco ufficiale che negli anni
ha subìto variazioni in aumento. Il treno 8017, il merci
Napoli-Battipaglia-Potenza, partito da Balvano alle 12.50 del 3 marzo
1944, trainato da due locomotive e composto da 47 vagoni, non arrivò mai
alla stazione di Bella-Muro. Nella galleria di Balvano, lunga quasi due
chilometri, avvenne la tragedia. Il treno, per la pendenza e per cause
tecniche, tuttora non accertate, non riuscì a proseguire la sua marcia e
la galleria si trasformò in una camera a gas in cui centinaia di persone
morirono soffocate dal monossido di carbonio sprigionato dalle locomotive
di testa.
«Dall’iniziativa - ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale
della Basilicata, Vito De Filippo - è nato un comitato per non
dimenticare le vittime di un incidente mai chiarito nelle sue dinamiche e
per rievocare una triste pagina storica poca nota ai più, ma fortemente
viva nella memoria dei parenti e della comunità di Balvano».
Nel corso della manifestazione è stata presentata l'iniziativa
legislativa dell'onorevole Giuseppe Molinari (gruppo Margherita) per
istituire il «giorno della memoria» il 3 marzo, e per realizzare un
museo presso la stazione ferroviaria di Balvano, oggi in disuso, così
come quasi tutte le stazioni della tratta Eboli-Potenza.
"Il Mattino da online"
|
[Articolo pubblicato in "kataweb.it",
14 maggio 2004]

Potenza, 14 mag 2004 - 11:11
Cerimonia per la strage ferroviaria di Balvano
Oggi pomeriggio a Balvano (Potenza) si terrà un incontro
promosso dalla presidenza del consiglio regionale della Basilicata
in ricordo del 60º anniversario della tragedia della galleria Monte
Armi, il più grande disastro ferroviario della storia europea, che
avvenne proprio a Balvano il 3 marzo 1944. "L'iniziativa -
dichiara il presidente del consiglio regionale Vito De Filippo -
mira essenzialmente alla costituzione di un comitato per non
dimenticare le 521 vittime di un incidente mai chiarito nelle sue
dinamiche e per rievocare una triste pagina storica poca nota ai più,
ma fortemente viva nella memoria dei parenti e della comunità di
Balvano".
Durante la manifestazione sarà presentata l'iniziativa
legislativa dell'onorevole Giuseppe Molinari (Margherita) tesa
ad istituire il giorno della memoria -il 3 Marzo- e a realizzare un
museo della Memoria presso la stazione ferroviaria di Balvano, oggi
in disuso. Alla cerimonia parteciperanno oltre al presidente De
Filippo, i familiari delle vittime, le associazioni, le istituzioni
locali, i rappresentanti delle ferrovie, le comunità religiose, gli
studiosi, i giornalisti, nonché gli abitanti del paese. (cor)
|
[Articolo pubblicato in "www.regione.basilicata.it",
14 maggio 2004]

Consiglio regionale della Basilicata
Struttura di coordinamento attività di informazione, comunicazione ed
editoria
UFFICIO STAMPA
Non dimenticare le oltre cinquecento vittime di un incidente mai
chiarito nelle sue dinamiche, quello avvenuto a Balvano il 3 marzo 1944, e
rievocare una triste pagina storica poco nota ai più, ma fortemente viva
nella memoria dei parenti e della comunità di Balvano. È questo il senso
della manifestazione tenutasi a Balvano questa sera e promossa dalla
Presidenza del Consiglio Regionale della Basilicata in ricordo del 60º
anniversario della tragedia della galleria Monte Armi, il più grande
disastro ferroviario della storia europea. "Abbiamo intenzione - ha
dichiarato il Presidente del Consiglio Regionale della Basilicata, Vito De
Filippo - di istituire un comitato costituito da rappresentanti di
associazioni, Istituzioni locali, Ferrovie, comunità religiose, studiosi
e giornalisti. Una iniziativa - ha dichiarato De Filippo - che rafforza la
proposta legislativa dell'onorevole Molinari tesa ad istituire il Giorno
della Memoria -il 3 Marzo- e a realizzare un museo della Memoria presso la
stazione ferroviaria di Balvano, oggi in disuso. Dello stesso avviso anche
il giornalista dell'Ansa, Mario Restaino, autore del libro "Un treno,
un'epoca: storia dell'8017", una ricerca storica sull'incidente
ristampata dal Consiglio Regionale della Basilicata. Restaino, presente
all'incontro, ha sottolineato la necessità di recuperare la stazione e
destinarla a museo per ricordare le tante vittime. Durante l'incontro sono
stati ripercorsi quei tragici momenti nei quali il treno merci 8017,
entrando nella galleria delle Armi situata tra le stazioni di
Balvano-Ricigliano e Bella Muro, incominciò a slittare non riuscendo più
a procedere. Nella galleria, oltre cinquecento furono i passeggeri, molti
dei quali abusivi in viaggio verso la Puglia per acquistare viveri da
vendere al mercato nero della Campania e del centro Italia, che perirono a
causa delle esalazioni di acido carbonico prodotte dalla locomotiva. Una
tragedia - ha dichiarato l'onorevole Molinari - consumata in brevissimo
tempo e che lascia, ancora oggi, margini di incertezza sulle modalità con
cui l'incidente avvenne. "Con la proposta di istituire il Museo - ha
concluso Molinari - si vuole onorare il ricordo di quanti contribuirono
anche con la vita alla ricostruzione del Paese in una fase storica nella
quale miseria e disperazione, oggi fortunatamente superate, costituivano
la costante". "Non si poteva - ha concluso De Filippo - lasciare
sottaciuto tale avvenimento nel quale persero la vita centinaia di uomini.
Un atto dovuto nei confronti di quelle persone e dei loro parenti che,
ancor oggi, si recano presso quel luogo, per non dimenticare e per rendere
omaggio ai propri cari".
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[Articolo pubblicato in "basilicatanet.it",
15 maggio 2004]

15/05/2004 14.01.50
(ACR) (ANSA) CONSIGLIO: BASILICATA; TRAGEDIA BALVANO SARA'
RICORDATA
BALVANO (POTENZA), 15 MAG - Il Presidente del Consiglio regionale della
Basilicata, Vito De Filippo, promuoverà la costituzione di una comitato
che suggerisca all'Assemblea alcune iniziative da attuare in vista del
2005, per ricordare l'incidente ferroviario nel quale, la notte fra il 2 e
il 3 marzo 1944, oltre 500 persone morirono per asfissia in una galleria
nei pressi di Balvano (Potenza). Lo ha annunciato lo stesso De Filippo
concludendo una riunione svoltasi in paese proprio per avviare iniziative
in ricordo della sciagura, la più grave della storia ferroviaria italiana
e fra le più gravi nel mondo: all'incontro ha partecipato anche l'on.
Giuseppe Molinari (Margherita), il quale ha presentato una proposta
di legge per l'istituzione di una "giornata della memoria"
in ricordo delle persone morte quella notte sul treno 8017. De Filippo, in
particolare, ha indicato la necessità di "realizzare una sede per
ricordare stabilmente la tragedia, a partire dal 2005", e
l'opportunità di concludere un protocollo d'intesa con le Ferrovie dello
Stato per "salvare e valorizzare la stazione di Balvano. Siamo figli
- ha spiegato il Presidente del Consiglio regionale - anche dei luoghi,
oltre che del tempo in cui viviamo, e Balvano per la sciagura del 1944 e
per il terremoto del 1980 è simbolo del dolore e della sofferenza ma
anche della tenace volontà di rinascita". Il Presidente del
Consiglio regionale della Basilicata ha ipotizzato anche contatti con la
Provincia di Salerno e la Regione Campania, in considerazione della
provenienza della maggior parte delle vittime. All'inizio della riunione,
Molinari - che ha inviato la sua proposta di legge anche il Presidente
della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi - ha sottolineato il
"carattere istituzionale, e assolutamente non politico,
dell'iniziativa. Credo - ha aggiunto - che nel 2005 dovremo ricordare
l'incidente ferroviario con una manifestazione a carattere
nazionale".
Oltre a Molinari e De Filippo, all'incontro hanno partecipato il
consigliere regionale della Basilicata, Gerardo Mariani (Ri), il sindaco
di Balvano, Vittorio Di Carlo, un dirigente delle Ferrovie, i sacerdoti
don Antonio Palo e don Franco Corbo, parenti delle vittime, un testimone,
amministratori locali e rappresentanti di enti e istituzioni, un
macchinista e lo scrittore Gianluca Barneschi. Quest'ultimo ha annunciato
la pubblicazione di un libro che ricostruisce la sciagura ("Balvano:
la strage dimenticata", sarà il titolo) e la possibilità che la
storia venga presentata in uno sceneggiato televisivo. Il rappresentante
delle Ferrovie ha sottolineato "la disponibilità della società a
valorizzare la stazione di Balvano". Il testimone, Vincenzo Pacella,
all'epoca dei fatti giovane artigiano di Balvano al quale, come ad altri,
le autorità ordinarono di collaborare alla rimozione dei cadaveri, ha
ricordato che ne furono scaricati dal treno 515 o 520 (il dato è
significativo in considerazione del fatto che la cifra delle vittime non
è mai stata stabilita con certezza assoluta). (ANSA). RES
http://treno8017.trenidicarta.it/
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Gialli &
rivelazioni
Il treno della morte nella Galleria
delle armi
Nino Masiello
«Partito». Il segnale fu lanciato dalla stazione di Balvano, provincia
di Potenza, cinquanta minuti dopo la mezzanotte tra il 2 e 3 marzo del
1944, appena il treno 8017, proveniente da Napoli, si rimise in movimento
per raggiungere la stazione di Bella-Muro, altra tappa sulla via di
Potenza. Come da regolamento il capostazione di Balvano avrebbe dovuto
ricevere quello di «Giunto» una volta arrivato il convoglio nella
stazione successiva - due locomotive e quarantasette vagoni, per una
lunghezza complessiva di 500 metri -, ma quell’atteso segnale non arrivò.
Sicchè, due ore dopo il tempo previsto per la percorrenza Balvano -
Bella-Muro, il ferroviere cominciò a preoccuparsi. Una dimenticanza del
collega? Ma, alle 5 del mattino, vide arrivare, stravolto dall’affanno e
dallo sgomento, Michele Plato, frenatore dell’ultimo vagone dell’
8017: un sopravvissuto. Il primo che racconterà la strage in galleria,
entrando nei verbali del Procuratore del re a Potenza, testimone di quello
che, per molti aspetti, è ancora un giallo dopo sessant’anni.
Mario Restaino, responsabile della sede regionale dell’Ansa a Potenza,
ha coronato un lungo, difficile impegno certosino con un libro appena
ristampato, a cura del Consiglio Regionale della Basilicata (Un treno,
un’epoca: storia dell’8017, Arti grafiche Vultur,
pagg. 141). La ricostruzione di Restaino propone più di un inquietante
interrogativo sulle cause di quella tragedia della quale non è possibile
conoscere nemmeno il numero esatto delle vittime, non già le cause che la
determinarono. L’unica certezza, probabilmente, è che la gran parte dei
viaggiatori era rappresentata da uomini e donne della Campania che si
erano avventurati su quel treno partito da Napoli per andare a barattare o
comprare, a Potenza e dintorni, vettovaglie da scambiare con indumenti
usati, calze da donna, tabacco sfuso, sigari toscani, fiammiferi di zolfo,
scarpe, spago, lana grossa per materassi: merce da povericristi. Una fauna
che il viaggiatore Pasquale Festa Campanile raccontò nel suo romanzo
d’esordio Nonna Sabella.
I pendolari della fame, furono definiti anche così, non riuscirono, come
centinaia di loro compagni di viaggio, a vincere il fumo che si impossessò
della lunga galleria in salita nella quale, nonostante le due locomotive
in testa al convoglio, il treno si arrestò. La «galleria delle armi»,
poco meno di due chilometri, è la più lunga delle 37 che si attraversano
sulla tratta Battipaglia - Potenza. Lì, da quando era stata costruita la
linea ferroviaria, il fumo del treno in corsa rendeva sempre difficile,
per pochissimi istanti, il respiro dei viaggiatori. Ma quella notte,
fermatosi il convoglio, il fumo prodotto dalle due immense locomotive e
prodotto dalla combustione di pessimo carbone, evidentemente pieno di
zolfo e proveniente da una partita importata dai Balcani, sicuramente
inadatto alla bisogna, portava la morte, non già una breve difficoltà di
respirazione.
«Come è possibile - si chiede e chiede, poi, Restaino - che quei due
bestioni di locomotive da montagna, adatte, cioè, a quel percorso, a quel
tipo di treno, a quel peso, non riuscirono a superare la galleria?». Il
libro offre, anche uno spaccato del modo in cui, in quel 1944, circolavano
le informazioni, controllate dallo speciale reparto militare PWB,
Psycological Malfare Branch i cui quadri erano prevalentemente formati da
giornalisti americani e inglesi, molti con una diretta conoscenza
dell’Italia di prima della guerra. «Una censura che non funziona - o
agisce in modo più blando con i giornali locali, il cui atteggiamento
verso l’incidente sorprende, però, per la scarsità di notizie e per
l’attenzione posta verso alcuni particolari, trascurandone altri».
L’Ordine, periodico della Democrazia Cristiana, parla del fatto nel
numero del 5 marzo 1944. Testo glaciale: «Mentre andiamo in macchina
apprendiamo che tra Piperno e Baragiano un treno viaggiatori proveniente
da Napoli, per il sovraccarico non ha potuto superare una galleria.
Conseguenza: ben quattrocento persone morte di asfissia! Ci sono mille
motivi per pensare che quel sovraccarico era di contrabbandieri e
contrabbando. Imploriamo, a nome delle vittime, che ci si decida una buona
volta a regolare il traffico dei viaggiatori».
Nel museo di Pietrarsa è conservata una delle due locomotive di quella
tragedia immane, che ha provocato la morte di 517 persone nella galleria
delle Armi, tra le stazioni di Balvano e Bella - Muro.
Il Mattino on line 31 maggio 2004 |
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Balvano 1944. La tragedia del treno 8017.
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BALVANO
(PZ) - (05/06/04)
- Era la notte tra il 2 e il 3 marzo
1944 quando il treno merci 8017 entrò nella galleria del Monte Armi
tra le stazioni di Balvano - Ricigliano e Bella Muro. Da quella
galleria il treno e il suo carico di gente povera e disperata salita
a bordo alla ricerca di un'opportunità di sopravvivenza in tempi di
guerra, non sarebbero più usciti: il convoglio, forse a causa
del carico eccessivo per la forte pendenza del tratto, cominciò a
slittare e non riuscì più a procedere. Così le esalazioni della
combustione del carbone delle due locomotive a vapore provocarono la
morte per asfissia di 521 passeggeri. Oggi, a sessanta anni da
quella tragedia, la Regione Basilicata ha promosso l¹istituzione di
un Comitato formato dai parenti delle vittime, dalle associazione e
le istituzioni locali e dalle Ferrovie dello Stato per non
dimenticare le 521 vittime di un incidente mai chiarito nelle sue
dinamiche. A questa iniziativa si aggiunge la proposta di legge
avanzata dall ' On. Giuseppe Molinari per l¹istituzione del Giorno
della Memoria (il 3
marzo) e la realizzazione di un Museo della Memoria presso la
stazione ferroviaria di Balvano, già presentata alla Camera dei
Deputati il 10 marzo scorso. La proposta di legge si prefigge anche
di sostenere la ricostruzione storica di quell'avvenimento che ad
oggi si presenta ancora troppo frammentaria e parziale. Tanti anni
di silenzio intorno ad un disastro di tali proporzioni sembrano
quindi avviarsi ad una conclusione anche perché se l'opinione
pubblica nazionale ha rimosso questo episodio, certamente non è
stato così per la comunità lucana e in particolare per quella di
Balvano che custodisce nel suo cimitero le salme di quelle vittime
provenienti per la maggior parte dalla Campania. Una lezione di
rispetto impartita a chi, a partire dalle istituzioni, ha preferito
la strada dell¹indifferenza nei confronti di una sciagura, la più
grave tra quelle avvenute sui binari europei, per anni indegnamente
rimossa dalla labile memoria collettiva di questo Paese.
(Carmen
Ielpo)
http://www.graffitinews.it/giugno04/050604.htm
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----- Original Message -----
From: "adramelek" <adramelek@tin.it>
To: <adramelek@tin.it>
Sent: Wednesday, March 02, 2005 10:40 PM
Subject: TRENO DI LUCE
>
> Il libro di Gianluca Barneschi "Balvano 1944. I segreti di un
disastro
> ferroviario ignorato"
> (edito da Mursia) sarà presentato venerdì 4 marzo alle ore 17
nella Sala
> del Museo Provinciale
> di Potenza.
>
> Interverranno: Sabino Altobello (presidente della Provincia di
Potenza),
> Gianluca Barneschi (autore del libro), Ulderico Pesce (attore),
don
> Giuseppe Pronesti (parroco di Picerno). Moderatore Donato Pace
> (giornalista).
>
> TRENO DI LUCE 8017:
> L'INNO ALLA PACE DEI 521 MORTI DELLA
> TRAGEDIA DI BALVANO
>
> http://www.antiarte.it/trenodiluce
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| giovedì 03/03/2005 0.16
Bravi, a ricordare con tanto amore la terribile sciagura del 1944, mi
pare
accaduta proprio il 4 marzo; disastro non imputabile direttamente alla
guerra, ma ugualmente terrificante nel numero delle vittime e
nell'odiosa
caratteristica della loro morte. Silenziosa, traditrice, stupida,
prevedibile, disonesta, che si accanicsce contro i più poveri e
indifesi.
Quelle cinquecento persone decedute tanti anni fa, saranno, nel loro
aldilà,
contente che qualcuno, ogni anno, le ricordi con affetto, e in tutta
l'Italia.
Un abbraccio dalla Sicilia.
Vito La Colla - Palermo
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| LA LAPIDE A PIANA DI SORRENTO
mail giovedì 22 settembre 2005 0.09.15
Da quel marzo del 2004 seguo costantemente gli sviluppi della vicenda, mi sono rivolta al comune di Piano per un progetto che mi sta molto a cuore, una lapide nel cimitero a perenne ricordo delle vittime di Piano di Sorrento. Il Sindaco Luigi Iaccarino, l’assessore alla Cultura Giovanni Iaccarino, il dottor Pepe e tutta l’amministrazione comunale si sono subito mostrati disponibili e partecipi.
Ho il piacere di comunicarvi che il giorno 18 settembre 2005 sul cimitero di Piano di Sorrento c’e stato lo scoprimento della lapide, alla presenza anche dell’avvocato Gianluca Barneschi, che la sera precedente è stato ospite del Comune di Piano per la presentazione del suo libro”Balvano 1944”.
Rosa Di Filippo
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Cari
amici del Treno di Luce
nell'augurarvi
una felice pasqua non posso fare a meno di pensare alla
prima forma di resurrezione dei corpi: quella che attraverso
il nostro
spirito stiamo assicurando a tutte le anime dei nostri cari
trapassati nella
Galleria di Balvano tanti anni fa.
Quei
morti reclamavano il nostro ricordo, dimenticati da istituzioni che a
chiacchiere predicano l'umanismo ma che di fatto pensano solo
a non
compromettersi.
Col
nostro affetto, la nostra caparbietà, la nostra fede ma soprattutto con
la nostra alleanza, quei
morti sono ritornati alla luce.
La
prima resurrezione è stata nella nostra memoria. Nella memoria di tutti
noi alleatici per comunicarci, attraverso l'affetto giammai
sopito, il loro
ricordo.
A
un ragazzino che chiedeva al papà che gli raccontava la tragedia di
Balvano che fine avessero fatto quei morti, il padre aveva
risposto:"Sono
diventati angeli".
Gli
angeli, grazie, a noi sono ritornati sul mondo attraverso la nostra
Memoria Personale.
Il
secondo tributo è stato quello della Resurrezione nella Storia.
Il
Convegno all'Università di Salerno, l'articolo apparso sull'Europeo che
tra le stragi impunite(Ustica, Moby Prince etc.) finalmente
cita anche
quella della Galleria di Balvano, e tanti altri articoli,
commemorazioni,
documentari etc. dimostrano la riesumazione nella storia di
quell'evento.
Grazie
ancora a tutti voi che avete permesso questa Resurrezione Storica.
I
nostri angeli, grazie a voi, ora sorridono dall'altra parte.
Prendiamo
spunto da loro per continuare ad alimentare la nostra utopia di
un mondo migliore, cominciando a combattere contro la guerra
per cercare di
costruire il Mondo sulla Pace e sulla Fratellanza.
La
nostra Utopia di Luce darà un senso al sacrificio immane dei nostri
cari.
16 aprile 2006
dott.
Gennaro Francione
TRENO DI LUCE 8017: L’INNO ALLA PACE DEI 521 MORTI DELLA
TRAGEDIA DI BALVANO
http://www.antiarte.it/trenodiluce
http://www.comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/22990.html
http://italy.indymedia.org/news/2006/04/1048861.php
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IL TRENO DELLA MORTE
Sabato 5 maggio 2007, alle ore 19,30
nel Centro di Quartiere - Via 1° luglio 1946, nell'ambito delle
manifestazioni per il bicentenario dell'istituzione del Comune di S.
Egidio del Monte Albino (SA), si terrà una manifestazione per
ricordare le vittime del treno 8017, le molte delle quali erano
proprio di S. Egidio.
La manifestazione si svolgerà secondo il seguente prgramma:
8017: IL TRENO MALEDETTO
Balvano - Una tragedia dimenticata
Introduzione della Sig.ra Lucia Albanese, Assessore alla Cultura;
Proiezione del documentario "3 marzo '44" di Vincenzo Esposito;
Intervengono:
Prof. Vincenzo Esposito - Antropologo culturale dell'Università di
Salerno
Sig. Ugo Gentile - Ex Capostazione di Baragiano, testione oculare
Avv. Roberto Marrazzo - Sindaco del Comune di S. Egidio del Monte Albino
Moderatrice:
Dott.ssa Nunzia Gargano, Università di Salerno.
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Version: 7.5.467 / Virus Database: 269.6.2/787 - Release Date: 03/05/2007
14.11
http://www.comunicati.net/comunicati/arte/teatro/38478.html
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Balvano 1944. I segreti di un disastro ferroviario ignorato
Interventi
Ulderico Pesce
Altri eventi con oratore Ulderico Pesce
attore e regista teatrale
17:504' 0"
Antonio Manzo
Altri eventi con oratore Antonio Manzo
Giornalista de Il Mattino
17:546' 0"
Massimo Cariello
Altri eventi con oratore Massimo Cariello
Assessore della Provincia di Salerno
18:003' 0"
Antonio Manzo
Altri eventi con oratore Antonio Manzo
Giornalista de Il Mattino
18:031' 0"
Gianluca Barneschi
Altri eventi con oratore Gianluca Barneschi
Avvocato
18:0416' 0"
Autore del libro
Antonio Manzo
Altri eventi con oratore Antonio Manzo
Giornalista de Il Mattino
18:204' 0"
Gianluca Barneschi
Altri eventi con oratore Gianluca Barneschi
Avvocato
18:243' 0"
Ugo Gentile
Altri eventi con oratore Ugo Gentile
Già capostazione
18:2718' 0"
Testimone della tragedia di Balvano
Antonio Manzo
Altri eventi con oratore Antonio Manzo
Giornalista de Il Mattino
18:453' 0"
http://www.radioradicale.it/scheda/229850/balvano-1944-i-segreti-di-un-disastro-ferroviario-ignorato
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Da:
adramelek [mailto:adramelek@tin.it]
Inviato: venerdì 5 dicembre 2008 16.23
A: 'adramelek'
Cc: info@radiocristal.it
Oggetto: LA TRAGEDIA DI BALVANO
Stasera
Alle 21,45 ci sarà l’intervista a Gennaro Francione sulla tragedia
ferroviaria di Balvano dove perirono circa 600 persone.
Sito:
http://www.radiocristal.it/
TRENO DI LUCE 8017:
L’INNO ALLA PACE DEI 521 MORTI DELLA
TRAGEDIA DI
BALVANO
http://www.antiarte.it/trenodiluce
http://www.torreomnia.it/forum/leggi.asp?id=3005 |
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Lunedì 2 marzo 2008, ore 18 – 19
l’avvocato Francesco Elia e il giudice drammaturgo
Gennaro Francione
parteciperanno alla trasmissione
D.A.S.E.IN (DIRITTO ARTE SOCIALITA’ E INFORMAZIONE)
su ROMA UNO TV
diretta da Raffaele Festa
Campanile
Si parlerà di diritto, cronaca quotidiana, socialità con un ospite
artista per ogni trasmissione.
Il tutto in una ricerca della notizia alternativa di socialità, arte
e cultura, a favore della controinformazione di cui è maestra la Rete.
La sigla sta per Diritto,
socialità, arte e informazione e gioca anche sul termine
Dasein, introdotto in filosofia da Martin Heidegger nella sua
opera Essere e tempo, a
indicare nell’esser-ci
la fondamentale natura dell'uomo, il cui fine è prima di tutto un
essere impegnato con tutta l'anima nel mondo.
Il programma DASEIN, che di questo impegno totale e finanche
controcorrente si fa portabandiera, intende appunto esplorare
l'informazione oltre i 360° consueti per andare a rilevare pieghe
nascoste, gravide e ultradimensionali di sensi del vivere comune.
IL TEMA DEL GIORNO del 2 marzo sarà
L’OMERTA’ DELLE CASTE: PERCHE’ LA PIU’ GRANDE TRAGEDIA FERROVIARIA DELLA
STORIA E’ STATA DIMENTICATA?
Scaletta:
-
presentazione dell’opera di Francione introduttiva del
tema Guerra
-
-
LA
GUERRA CULINARIA DI MONSIEUR GURDJIEFF
di G.
Francione
per
la regia di Vincenzo Sartini
con
Vincenzo e Ilaria Sartini, Tony Matera
Dramma in un atto. Racconta l'insegnamento di George Ivanovitch
Gurdjieff(1877-1949),
il maestro armeno che agli inizi del secolo
scorso
fondò
una scuola d'insegnamento esoterico volto alla liberazione dell'uomo.
Attraverso il Triagramma Drammaturgico rappresentato dal Maestro
Musicale,
dall'Allievo Poeta e dall'Amante Pittrice si dipana la storia di tre
anime
nascoste nella casa di una Parigi appena invasa dalle truppe tedesche.
La
guerra si fa metafora della condizione umana in sé con l'insegnamento di
Gurdjieff che spinge l'essere lungo la Quarta Via della consapevolezza,
dell'amore
e
della
fratellanza operosa.
Dove: Teatro Gasmann di Civitavecchia
Il 6 di marzo ore 21 il 7 di marzo ore 19 ore 21
@@@@@@@@@@@@
Ospiti il prof Vincenzo Esposito, antropologo culturale, DITESI -
Università di Salerno e Carlo Preziosi - Università di Salerno
il 23 gennaio 2006 presso l’Università degli Studi della Basilicata a
Potenza e presso l’Università di Salerno organizzò un convegno sulla
tragedia di Balvano
- l’avvocato Gianluca Barneschi autore del libro Balvano 1944. I segreti
di un disastro ferroviario ignorato, Milano, Mursia, 2005.
Nella notte tra il 3 e il 4 marzo 1944 il treno
merci 8017 entrò nella galleria delle Armi, situata tra le stazioni di
Balvano-Ricigliano e Bella-Muro (linea Battipaglia-Potenza).
Nella galleria, lunga 1692 metri, il lungo convoglio
incominciò a slittare e non riuscì più a procedere: oltre cinquecento
persone morirono asfissiate dalle esalazioni delle due locomotive a
vapore.
Per 50 anni la tragedia è stata colpevolmente dimenticata
finché Vincenzo e Gennaro Francione, che nella tragedia videro morire
Giulia(rispettivamente madre e nonna), nella trasmissione "Un giorno
speciale" di Michele Cocuzza del 23 marzo 2004 portarono alla luce la
tragedia. Da allora una serie di iniziative nel web e fuori come il
convegno organizzato dal professor Esposito o il libro pubblicato
dall’avv. GIANLUCA BARNESCHI
”Balvano 1944. I segreti di un disastro ferroviario ignorato”
Milano, Mursia, 2005.
Informazioni sulla tragedia:
TRENO DI LUCE 8017: L’INNO ALLA PACE DEI 521 MORTI DELLA
TRAGEDIA DI BALVANO
http://www.antiarte.it/trenodiluce
Sulla reiezione della petizione dei familiari di istituire un
giorno della memori da parte della presidenza della Repubblica.
http://www.comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/20353.html
Una curiosità. La sigla musicale di apertura e chiusura del
programma “PORTO AZZURRO” è opera di due giudici musicisti. FRANCIONE,
in veste di compositore, e GIORGIO PUNZO, sax tenore e arrangiatore del
pezzo.
@@@@@@@@@@@
Per seguire la trasmissione in rete che andrà in onda ogni lunedì dalle
18 alle 19 (con repliche all’1,20 e l’indomani alle 9,30):
In Rete: http://www.romauno.tv/
Analogico
» Roma: CH 31
» Lazio: Monte Lungo Ch.65 / Vallemaio Ch.62 / Monte Curio Ch.G / Isola
Liri Ch.31
Satellite
Sky CH.860
oppure in chiaro con queste coordinate:
Hot Bird 6 - Frequenza 11.541
Polarizzazione Verticale
FEC
5/6 - SR 22000
STUDIO LEGALE ELIA
Piazza Bainsizza, 1 - 00195 - Roma
tel: +39 063721499 Fax: +39 0637500689
http://www.studiolegaleelia.it/
UNIONE EUROPEA GIUDICI SCRITTORI(EUGIUS): LA NUOVA
UNIONE
DEI GIUDICI UMANISTI D'EUROPA:
http://www.antiarte.it/eugius
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| 8017, il treno della morte. Balvano, 3
marzo 1944: storia di una tragedia dimenticata Marzo
1944. La guerra nel Sud Italia sembra essere finita: a luglio '43 lo
sbarco alleato in Sicilia, poi l'8 settembre l’armistizio. L’Italia,
ufficialmente, non è più alleata con le forze naziste; in realtà, però,
è divisa in due: a sud il regno di Vittorio Emanuele III e del nuovo
capo del governo Pietro Badoglio, con sede, dall'11 febbraio, a Salerno;
a nord la Repubblica Sociale di Mussolini, ancora fedele ad Hitler.
Guerra finita, si diceva. Ma la guerra lascia il segno, sempre: città
devastate dai bombardamenti, linee stradali e ferroviarie interrotte per
mesi. La popolazione è in ginocchio, la fame incombe. Si tenta il tutto
e per tutto per la ricerca di generi alimentari, a costo di salire su un
treno merci, magari stipati come bestie. Così, più di 600 persone
salgono a bordo dell’8017, il treno merci della speranza, partito da
Napoli, direzione Potenza: i passeggeri sono quasi tutti campani,
soprattutto delle province di Napoli e Salerno. Borsisti neri, si disse.
Molti lo sono, vero: centinaia di viaggiatori clandestini,
provenienti soprattutto dai grossi centri del napoletano, stremati dalla
guerra, che nei paesi di montagna lucani sperano di poter acquistare
derrate alimentari in cambio di sigari e caffè distribuiti dagli
statunitensi Ma i più sono uomini, donne, padri o madri di famiglia,
gente partita per Basilicata, Puglia, Calabria, con poche lire in tasca
e qualche oggetto da barattare in cambio di cibo. Il carico del
convoglio ne risente: il treno pesa più di 600 tonnellate, un'enormità.
È la mattina del 2 marzo. Il treno 8017 lascia la stazione di Napoli:
a trascinare i suoi 47 vagoni, una motrice elettrica, molto potente,
fino a Salerno. Arriva a Battipaglia poco dopo le 18.00, riparte poi
alle 19.00; lo trainano ora due locomotive a vapore, a doppia trazione,
perché da lì la linea ferrata, non ancora elettrificata, si inerpica su
per i ripidi sentieri dell’entroterra salernitano. Nelle caldaie non
brucia più il carbone fornito dai tedeschi, ma quello americano, carico
di zolfo. È quasi mezzanotte quando il convoglio raggiunge la stazione
di Balvano, un paesino della provincia di Potenza, al confine con la
Campania. Quasi tutti i passeggeri dormono, solo i macchinisti restano
all’erta. Circa mezz’ora di sosta: tutto nella norma, controlli e
manutenzione di routine. Poi, alle 00.50, il treno riparte per un tratto
in notevole pendenza con numerose gallerie molto strette e poco areate
Fermata successiva Bella-Muro: solo otto chilometri e circa venti minuti
il tempo stimato per percorrerli.
Poi, il nulla, nel silenzio spettrale di una notte nebbiosa e senza
vento. Alle 2.40, quasi due ore dopo, dell’8017 non si ha più alcuna
notizia. Nessun deragliamento, nessuno scontro, solo un arresto
improvviso, in un tunnel di 1262 metri, con pendenze fino al 13%: la
Galleria delle Armi. La locomotiva inizia a slittare, il treno rimane
bloccato, senza riuscire ad uscire dalla galleria. Si ferma a 800 metri
dall'ingresso, con i soli ultimi due vagoni fuori. I binari bagnati per
l’umidità, il carbone di cattiva qualità, la confusione tra macchinisti,
frenatori e fuochisti: frenare o far girare al massimo i motori?
retrocedere o andare avanti?…
Gli sforzi delle locomotive per riprendere la marcia sviluppano
grandi quantità di monossido di carbonio e acido carbonico, facendo
perdere i sensi al personale di macchina. In poco tempo anche la
maggioranza dei passeggeri viene raggiunta dai gas tossici che, in
assenza di vento, possono uscire dalla strettissima galleria solo
tramite il piccolo condotto di aerazione. Pochi attimi, e la galleria si
trasforma in una camera a gas. Il fumo asfissiante delle caldaie invade
i vagoni, quasi tutti gli occupanti del convoglio muoiono soffocati dal
monossido di carbonio. Solo all’alba da Potenza arrivano i soccorsi, ma
è troppo tardi.
Il destino di centinaia di persone si era consumato nel buio
spettrale di quel tunnel maledetto. Il treno della speranza,
trasformatosi in treno della morte, fu tirato indietro, a fatica, fino a
quell’ultima, tragica fermata, dove ebbe inizio la conta dei cadaveri:
dapprima allineati sulle banchine, poi portati al cimitero; per loro
quattro fosse comuni, tre per gli uomini ed una per le donne. L’esatto
numero dei morti non fu mai stabilito con esattezza. Il Governo
Badoglio, riunitosi a Salerno alcuni giorni dopo, ne contò 501.
Di sicuro, le vittime furono molte di più e tantissime quelle che non
furono mai riconosciute. Non ci furono funerali, nessun cadavere tornò
mai casa né ricevette una degna sepoltura. Solo nel 1972, Salvatore
Avventurato, che quella notte aveva perso il padre e il fratello, si
fece promotore della costruzione di una cappella, un monumento ai caduti
dell’8017: una lapide di marmo è lì a ricordare ai posteri una tragedia
immane, che attende ancora di essere spiegata. La lapide riporta 509
morti (408 uomini e 101 donne) e, ironia della sorte, una errata data
dell’incidente, posticipata di un giorno.
Sono passati ben 65 anni da quella tragica notte, eppure ancora molto
poco si sa del treno 8017. Tante le incognite sull’evento e le
incongruenze nelle inchieste ma, soprattutto, nessun riconoscimento
ufficiale da parte dello Stato Italiano, né tanto meno dalle Ferrovie
che provarono a cavarsela con miseri risarcimenti alle famiglie delle
vittime, intesi come risarcimenti di eventi bellici. Il treno, forse,
avrebbe dovuto essere fermato a Battipaglia nonostante le due locomotive
fossero nominalmente sufficienti al traino, e avrebbe dovuto essere
messo in regola con le nuove normative; era noto inoltre che il carbone
fornito non era in grado di sviluppare sufficiente potenza per mantenere
le massime prestazioni delle macchine.
Vennero anche sollevati dubbi sulla tempestività dei soccorsi e
sull'operato dei capistazione di Balvano e Bella-Muro, che non
accertarono subito la posizione del treno quando questo apparve in
ritardo sulla tabella di marcia. In realtà, nel caos post-bellico,
comunicazioni intermittenti e pesanti ritardi rientravano nella norma.
Non era raro che si impiegassero oltre due ore per percorrere i 7 km
della tratta. Un mese prima, d'altronde, in una galleria sulla tratta
Baragiano-Tito, immediatamente successiva a quella della tragedia e con
pendenze superiori al 22, un treno dell'autorità militare statunitense
aveva subito un incidente simile.Sulla tratta incriminata, inoltre, per
ridurre l'eventualità di questi incidenti riducendo gli sforzi e le
emissioni delle macchine, era stato disposto il limite di 350
tonnellate.
Poche e frammentarie le notizie diramate dalla stampa. Il 7 marzo il
quotidiano napoletano Risorgimento, l'unico autorizzato dalle autorità
alleate, scrisse di un incidente ferroviario a un treno merci: pochi
accenni vaghi, nessuna indicazione sul luogo, né sul numero delle
vittime. Ma anche i quotidiani nazionali pubblicarono cifre diversissime
tra loro. Per il “Corriere della sera”(6 marzo 1944) e per “La Stampa”
(7 marzo 1944) i morti sarebbero stati 500, mentre 49 erano i ricoverati
in ospedale. Le medesime cifre vennero riferite dal “Giornale d’Italia”
del 7 marzo, mentre lo stesso giorno “La Gazzetta del Mezzogiorno” parlò
di 509 vittime. Il quindicinale potentino “Il Gazzettino”, invece, l’8
marzo riferì di 549 morti, di cui 77 donne. Pochissimi, inoltre, sono
gli studi sul caso. Tra questi, le ricerche del dottor Gianluca
Barneschi, autore del volume “Balvano ’44: i segreti di un disastro
ferroviario”.
A molti anni da quella sciagura, insomma, ciò che resta è solo il
mesto e composto saluto che ogni anno, nel giorno dell’anniversario, i
tanti campani porgono ai loro cari, per non dimenticare. Con la speranza
che un giorno l'oscura vicenda del treno 8017 venga fuori dall’ovattato
oblio che l’ha avvolto per anni e venga sollevato finalmente il velo su
quella che fu la più grande tragedia ferroviaria d’Europa.
Il treno 8017 effettuato il 2 marzo, ben può definirsi il treno della
morte, perché rare volte, anche nei disastri ferroviari più famosi, si
sono avuti in una sola volta oltre 600 morti quanti furono quelli che
perdettero la vita sotto la galleria delle Armi presso la stazione di
Balvano. Una simile ecatombe non può essere addebitata a fatalità ed
occorre ricercarne e punirne i responsabili
(“Libertà”, 20 marzo 1944)
3 marzo 2009 Carlo Alfani
http://www.salernoinprima.it/attualita_trebalv.html
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3 marzo 1944,
sciagura del treno 8017: 500 morti a Balvano
di Vittorio Savino del 3/03/2009 in StoriaAccadde Oggi.
Quella conosciuta come sciagura del treno 8017 è forse il disastro
ferroviario più grave mai avutosi nel mondo, di sicuro quello con il
maggior numero di morti in Italia.
Il treno merci 8017, che caricava legname per ricostruire i ponti
distrutti dalla guerra , parte da Napoli nel primo pomeriggio del 2
marzo del 1944, destinazione Potenza. Alle 18 arriva alla stazione di
salerno , qui però dovendo procedere per una linea non elettrificata
sostituisce la locomotiva elettrica con una macchina a vapore. Alle 19
arriva a Battipaglia, alla prima vaporiera ne viene aggiunta una
seconda, entrambe vanno in testa al treno, che nel frattempo si è
allungato a ben 47 vagoni. Sul convoglio salgono a centinaia, la maggior
parte povera gente stremata dalla guerra che cerca ristoro nei paesini
della Lucania.
Nella galleria posta tra Balvano e Bella-Muro lucano , lunga 1968 metri,
le due locomotive non ce la fanno ad andare avanti, spingono sui binari,
ma scivolano, tanto è il peso e la pendenza. Lo sforzo delle locomotive
produce una percentuale di monossido di carbonio e acido carbonico
nell’ambiente, la galleria, da provocare morte per asfissia di circa 500
persone, compresi i fuochisti delle due locomotive. Le stime a poche ore
dalla tragedia parlano di 501 civili morti, 8 militari e 7 ferrovieri,
ma indagini storiche attendibili, ci parlano di oltre 600 morti. Pochi i
riconosciuti, allineati lungo i binari della stazione furono poi sepolti
in quattro fosse comuni a Balvano, senza neanche un funerale. Tra le
cause l’uso del nuovo carbone jugoslavo fornito alle nostre ferrovie
dagli Alleati, carbone nettamente inferiore di qualità a quello tedesco
usato fino ad allora, capace di ostruire le tubature delle caldaie. Di
certo, il particolare momento politico dell’epoca smorzò tutte le
notizie e del fatto si ebbe quasi nessuna conoscenza.
Fino al 1959 all’uscita della galleria viene istituito un posto di
controllo per evitare situazioni simili, il posto resterà fino al
divieto assoluto delle locomotive a vapore. Dopo 15 anni dai fatti il
Ministero del Tesoro risarcirà le vittime, trattandole come “vittime di
guerra”, ma anche come clandestini senza biglietto, fatto questo
opinabile e in pratica falso per la stragrande maggioranza dei
viaggiatori.
http://www.pupia.tv/notizie/0005023.html
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Il fatto. Nella notte tra il 3 e il 4 marzo
1944, il treno 8017 entrò nella “Galleria delle Armi” sulla linea
Battipaglia-Potenza, restandovi intrappolato. Morirono circa 600 persone
Balvano, la tragedia ferroviaria
senza il “diritto di memoria”
di Tiziana Mercurio
Visto che non lo fa nessuno, o, al momento, ancora
in pochi, ci pensiamo noi a non dimenticare, a mantenere viva la
memoria, a dare voce a chi non ne ha.
In un Paese dove quasi tutti i fatti di sangue - più o meno cruenti -
hanno la loro “Giornata” dedicata, non è chiaro perché i 600 e più
morti del disastro ferroviario di Balvano del ‘44 non meritino neppure
un pensiero. Ancora oggi.
È tutto talmente strano che si fa largo l’idea, che ci sia una seria
volontà di tacere, di dimenticare - esorcizzando, col silenzio - una
delle pagine più vergognose della recente storia d’Italia.
O anche, a pensar male, che ci sia una ferma volontà di “lasciar
perdere”, acquisendo come propria la drammatica consapevolezza che ci
siano, in Italia, “morti di serie B”, ai quali non andrà né il pensiero
delle istituzioni civili, né le preghiere di solerti “pastori d’anime”.
Nella notte tra il 3 e il 4 marzo 1944, il treno merci 8017 entrò nella
galleria delle Armi, situata tra le stazioni di Balvano-Ricigliano e
Bella-Muro (sulla linea Battipaglia-Potenza). Nella galleria, lunga
1.692 metri, il lungo convoglio incominciò a slittare e non riuscì più a
procedere: oltre 600 persone, molte delle quali torresi, morirono
asfissiate dalle esalazioni delle due locomotive a vapore.
In pratica, una sorta di “camera a gas” (si passi il lugubre paragone,
volto solo a rendere l’idea) in cui trovarono la morte persone innocenti
che, biglietto alla mano, viaggiavano in situazioni estremamente
disagevoli e che, forse, ebbero l’unica sfortuna di trovarsi nel posto
sbagliato all’ora sbagliata. Tutto, infatti, accadde intorno alla
mezzanotte: i primi soccorsi arrivarono solo all’alba.
Troppo tardi. Troppo tardi per chi era su quel treno che avrebbe dovuto
trasportare solo merci (ma, che, se pagavi, chiudeva “entrambi gli
occhi” e ti faceva salire); troppo tardi per chi sarebbe sopravvissuto
se gli aiuti fossero stati più veloci. Si è calcolato, infatti, che la
gente morì, in media, a gruppi di cento ogni ora. E che, anche chi si
trovava più vicino all’uscita della galleria, era talmente stordito
dalle esalazioni del carbone da non avere la forza di mettersi in salvo.
Chi lo spiega ai figli che persero i genitori, a Balvano; chi alle
vedove, ai nonni, ai parenti
Si trattò solo di uno spiacevole incidente; spiacevole, soprattutto,
perché accaduto alla vigilia della pace dopo tanto dolore? A chi rimase
senza sapere, e non col denaro, chi chiederà scusa?
Anche alcuni torresi persero la vita a Balvano. A loro, e agli altri, il
magistrato Gennaro Francione (che nella tragedia perse la nonna,
Giulia), seguito da un manipolo di appassionati, dedica, quasi
nell’indifferenza generale, una serie di iniziative, tra cui, non
ultima, la pubblicazione del libro dell’avvocato Gianluca Barneschi:
“Balvano 1944. I segreti di un disastro ferroviario ignorato” (Milano,
Mursia, 2005).
Lunedì 2 marzo, Francione e Barneschi, con l’avvocato Francesco Elia e
l’antropologo Vincenzo Esposito, dell’università di Salerno, hanno
partecipato alla trasmissione “Dasein”, sull’emittente laziale Roma uno,
diretta da Raffaele Festa Campanile, per parlare di Balvano.
Per approfondimenti: “Treno di luce 8017: l’inno
alla pace dei morti della tragedia di Balvano”,
www.antiarte.it/trenodiluce
http://www.torreomnia.it/servizi_rete/giornali/cartacei/tuttoe/set_fra_tuttoe.htm |
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BALVANO:LA
GRANDE TRAGEDIA DIMENTICATA
Articolo di G. Francione su
http://www.flemingpress.it/roma/magazine/161/pdf/Fleming%20aprile%202009%2008.pdf
LA GRANDE
TRAGEDIA DIMENTICATA: BALVANO 1944
Di Gennaro Francione
Nella notte tra il 3
e il 4 marzo 1944 il treno merci 8017 entrò nella galleria delle
Armi, situata tra le stazioni di Balvano-Ricigliano e Bella-Muro
(linea Battipaglia-Potenza).
Nella galleria,
lunga 1692 metri, il lungo convoglio incominciò a slittare e non
riuscì più a procedere: oltre cinquecento persone morirono
asfissiate dalle esalazioni delle due locomotive a vapore.
Per 50 anni la
tragedia è stata colpevolmente dimenticata finché Vincenzo e Gennaro
Francione, che nella tragedia videro morire Giulia(rispettivamente
madre e nonna), nella trasmissione "Un giorno speciale" di Michele
Cocuzza del 23 marzo 2004 portarono alla luce il tragico evento.
Da allora una serie
di iniziative nel web e fuori, come il libro pubblicato dall’avv.
Gianluca Barneschi
”Balvano 1944. I segreti di un disastro ferroviario ignorato”
(Milano, Mursia, 2005) o il convegno che l’antropologo
Vincenzo Esposito, il 23 gennaio
2006 organizzò presso l’Università degli Studi della Basilicata a
Potenza e presso l’Università di Salerno. I due studiosi
intervenivano nella trasmissione Dasein su Roma 1 del 2 marzo 2009
per ricordare il disastro con la loro testimonianza e l’esito delle
loro ricerche.
Intanto
Gennaro Francione creava nel cyberspazio il gruppo Treno di Luce
levando attraverso la contrinformazione sull’avvenimento,
l’inno alla pace dei 600 morti
della tragedia di Balvano (http://www.antiarte.it/trenodiluce).
In
conseguenza della reiezione della petizione proposta dai familiari
delle vittime di istituire un giorno della memoria da parte della
presidenza della Repubblica e di altre istituzioni, il Gruppo dal
basso proclamava provocatoriamente il 3 marzo di ogni anno Giorno
della Dimenticanza (in contrasto con i gloriosi Giorni della
Memoria), quello in cui le istituzioni si dimenticano dei propri
morti. In un paese ancora a caccia di democrazia reale ci sono
ancora distinzioni, in contrasto con l’art. 3 della Costituzione,
tra cittadini di serie a e di serie b, vivi o morti che siano.
|
“Balvano 1944: tragedia treno 8017” è il titolo
del convegno che si terrà sabato 9 maggio c.a.
presso l’aula “E.Sguazzo” del Comune di San
Mango Piemonte. Ad organizzarlo è la Pro Loco di
San Mango Piemonte in collaborazione con la Pro
Loco di Balvano. La rivisitazione storica del
tragico avvenimento, che costò la vita ad oltre
500 persone, sarà a cura dell’avvocato Gianluca
Barneschi, ricercatore ed autore di diverse
pubblicazioni sull’argomento. La relazione del
professionista romano sarà preceduta dai saluti
dei Sindaci e dei Parroci di Balvano e San Mango
Piemonte e dalla introduzione di Gaetano Michele
Barra, macchinista delle ferrovie italiane e
vice presidente della Pro Loco di San Mango
Piemonte.
Previsti, altresì, brevi saluti dei presidenti
della Pro Loco Nicola Vitolo e Antonio
Turturiello, nonché di Enrico Tramutola
presidente Mutua Soccorso Basilicata. Il
professore Enzo Esposito, docente di
antropologia culturale all’Università degli
Studi di Salerno, tirerà le conclusioni
dell’incontro dopo gli interventi delle autorità
regionali della Basilicata e della Campania,
rappresentata per l’occasione dall’On. Ugo
Carpinelli.
La progettualizzazione dell’intera
manifestazione è della Pro Loco di San Mango
Piemonte che ha preso spunto dalla relazione
presentata dal professore Enzo Esposito al
convegno su tematiche antropologiche che
l’associazione picentina organizza il 7 dicembre
di ogni anno. Il docente dell’Università di
Salerno, nell’illustrare le modalità della
datazione della quotidianità tra le popolazioni
rurali meridionali, portò ad esempio la gente di
Balvano che datavano gli avvenimenti locali col
pre e post disastro del treno. Una tragedia
ferroviaria che destò molta commozione all’epoca
e che rimane, ancora oggi, la più grande
catastrofe consumatosi sulle rotaie italiane. Il
2 marzo 1944 partì dalla stazione di Battipaglia,
destinazione Potenza, il treno straordinario
8017. Aveva doppia trazione, assicurata da due
locomotive del deposito di Salerno, e 47 carri,
dei quali 6 carichi con merci varie civili e 41
vuoti. Sul convoglio merci avevano preso posto
oltre 600 viaggiatori, provenienti da vari
comuni del napoletano e del salernitano, che
andavano ad acquistare cibo per i propri cari o
da rivendere al mercato nero di Salerno e
Napoli. Il treno procedeva lentamente ed alle
una circa del 3 marzo entrò nella galleria delle
“Armi” nella tratta Balvano-Ricigliano. Quando
tutti i vagoni, eccetto gli ultimi due, si
trovarono all’interno della galleria, le ruote
motrici delle locomotive iniziarono a slittare e
poi si bloccarono del tutto. I macchinisti
cercarono di far ripartire il treno, il fumo
della combustione riempì la galleria col
micidiale monossido di carbonio. Morirono in 526
senza accorgersi del pericolo, senza panico o
tentativo di fuga. L’immane tragedia maturò in
un meridione devastato dalla guerra e dalla
fame, dedito principalmente alla ricerca di cibo
necessario alla sopravvivenza. Il 9 marzo 1944
il Governo Badoglio, con sede a Salerno, dedicò
l’intera seduta alla sciagura. Fu aperta
un’inchiesta anche dagli alleati.
L’iniziativa s’inquadra nell’evento “San Mango
Balvano: percorso di memoria e di futuro” in cui
le Pro Loco dei rispettivi paesi, gemellate
nella promozione di un interscambio socio
culturale avvalorato da accomunanze
storico-ambientali, mirano a favorire un flusso
turistico-economico tra due territori, quello
salernitano e quello lucano, costellati da
comuni contenuti e da caratteristiche
peculiarità che richiedono tutela, promozione e
valorizzazione.
A distanza di 65 anni dal tragico avvenimento
sono ancora in molti a chiedere di fare
chiarezza, soprattutto i parenti dei numerosi
morti provenienti da vari comuni del salernitano
e del napoletano. Vittime incolpevoli di una
guerra non voluta ma forzosamente sopportata.
Uomini, donne, bambini, madri, padri, fratelli,
sorelle, tutti spinti dalla fame e dalla miseria
ad essere martiri sacrificali sull’altare della
libertà e del dovere naturale. Per essi e per
tutti i morti senza insegne le Pro Loco di
Balvano e San Mango Piemonte emaneranno un
pubblico concorso per la realizzazione di un
monumento in ricordo del Civile Dimenticato.
.
http://sanmangonews.blogspot.com/2009/04/il-9-maggio-2009-san-mango-ricorda-la.html
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| Agerola: La conferenza "Agerola 1944 schegge di
memoria:La tragedia del treno 8017"

Dedicata alla tragedia di Balvano del 3 marzo 1944, la più grande
tragedia ferroviaria della storia umana in cui morirono 628 persone.
di Annabella Somma StabiaChannel.it
"Agerola 1944 schegge di memoria:La tragedia del treno 8017", questo il
titolo della conferenza svoltasi l'8 Maggio presso l'Hotel "Le Rocce" (Agerola)
e dedicata alla tragedia di Balvano del 3 marzo 1944, la più grande
tragedia ferroviaria della storia umana in cui morirono 628 persone.
Tra i relatori l'Autore del libro "Balvano 1944" l'avv.Gianluca
Barneschi, l'Avv.Gaetano Rocco Fusco, Autore dell'Articolo "La
catastrofe del treno 8017 ed il tradimento della memoria", il dott.Vincenzo
Sicignano ( Consigliere con delega alla cultura del Comune di Agerola) e
Matteo Merolla ( Presidente dell'Associazione "L'Aliante").
Presenti al convegno anche i parenti delle vittime, i rappresentanti del
Comune di Agerola e il Consigliere del comune di Pimonte Anna Ospizio,
che con grande entusiasmo ha sollecitato i parenti delle vittime a
partecipare, con la speranza che un giorno emerga la verità in questa
oscura vicenda.
Un lavoro di ricerca ancora in itinere quello di Gianluca Barneschi, che
spinto dal desiderio di offrire un risarcimento morale a questi
giovanissimi morti dimenticati dalla storia italiana, dalle istituzioni
per ragion di Stato e censura militare, ha realizzato questo libro con
la speranza che un giorno si coroni il suo sogno, quello di riuscire a
trasmettere in Tv una fiction dedicata a questa immane tragedia.
"I morti di Balvano vengono ingiustamente considerati morti di Serie C,
non solo ignorati ,ma perfino disprezzati. Allora vennero definiti
contrabbandieri , ma in realtà nella Galleria delle Armi, la più lunga
del tratto Battipaglia-Potenza, morirono padri e madri di famiglie
poverissime, giovani che desideravano soltanto sfamare i loro familiari.
La notizia del disastro campano ( perché la maggior parte delle vittime
erano campane) allora seguì un itinerario schizofrenico, nel giro di una
settimana tutti i giornali del mondo ne parlavano. Ad un tratto la
notizia è caduta nel dimenticatoio, svanita per sempre. Solo grazie
all'iniziativa di un privato, Salvatore Avventurato è stata eretta una
cappella per le vittime della tragedia. Non è ammissibile che una
nazione si dimentichi di 628 suoi concittadini, non è ammissibile che le
istituzioni soffrano di amnesie così gravi".
Queste le parole dell'Autore del libro, che ha sottolineato il suo
totale disinteresse economico nella ricostruzione dei fatti.
L'Avv. Gaetano Rocco Fusco, che ha realizzato un articolo sulla tragedia
di Balvano, ha parlato di una prevedibilità della tragedia o quantomeno
della possibilità di limitarne i danni e di un occultamento e
mistificazione della verità.
A seguire la visione del documentario realizzato da Gianluca Barneschi,
Alessandra Gigante e Fabio Andriola e andato in onda nel 2005 su Voyager.
da
http://www.stabiachannel.it/news/index.asp?idnews=7707
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MESSAGGIO DA FACE BOOK DI
Paolo Sgroia
21 maggio alle ore 19.56
A Eboli rappresentazione teatrale della tragedia
Oggi nell'ICATT (Istituto Custodia attenuata
trattamento tossicodipendenze) di Eboli grazie all'invito del
regista Pino Turco ho assistito ad una rappresentazione teatrale
della tragedia del treno 8017.
Gli attori tutti ragazzi dell'Istituto che per la prima volta
salivano sul palco hanno espresso grandi doti artistiche nel
rappresentare il lavoro di Pino Turco.
Grandi applausi dalla sala, il lavoro è stato veramente gradito dal
pubblico.
Nessuno conosceva della tragedia e l'antropologo Vincenzo Esposito
ha dovuto introdurre con una spiegazione il dramma del Treno 8017.
Pino Turco per far capire come sono morte le 600 persone sotto la
galleria non ha usato parole ma ha fatto accendere un lume e l'ha
fatto inserire sotto un vaso di vetro. Tempo 2 minuti e il cero si è
spento. Questo è il tempo che è rimasto alle 600 vittime prima di
emanare l'ultimo respiro.
Un grazie di cuore ai ragazzi dell'Icatt per la loro bravura e al
regista Pino Turco per avermi dato modo di assistere alla
rappresentazione. Sarebbe auspicabile che il dramma venisse
rappresentato anche all'esterno dell'Istituto davanti ai tanti
familiari delle vittime.
http://www.facebook.com/inbox/readmessage.php?t=1083831256753&mbox_pos=0#/inbox/readmessage.php?t=1003150938309&mbox_pos=0
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http://www.comunicati.net/comunicati/societa_civile/associazioni/varie/106356.html
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STORICA RIEVOCAZIONE DELLE VITTIME DI BALVANO
Dopo 66 anni finalmente, grazie al sindaco di Balvano Costantino di
Carlo, si rende omaggio alle vittime della tragedia del Treno 8017 che
vide oltre 600 morti nella notte tra il 2 ed il 3 marzo 1944.
La rievocazione della tragedia verrà messa in scena dai momentaneamente
detenuti dell'ICATT di Eboli (Sa), dall'attore Emiliano de Martino,
dall'attore Claudio Lardo, dall'Antropologo Culturale Vincenzo Esposito,
su testi di Pino Turco, musiche di Pino Turco e Claudio Lardo,
coreografie di Filomena Domini di Battipaglia (Sa), collaborazione
musicale del maestro Gaetano Blotta.
http://www.facebook.com/event.php?eid=365823385782#!/event.php?eid=361027328452&ref=mf
Claudio Lardo ha scritto
Circa 600 morti cancellati nell'oblio del potere, che "quando l'ha
saputo, s'è lavato le mani".
Noi non ci stiamo e lo raccontiamo a modo nostro.
"Davanti a questi avvenimenti c'è solo un atteggiamento possibile: il
silenzio. Ma non deve essere il silenzio di chi nega la propria
responsabilità, ma il silenzio del rispetto. Il potere è impassibile
dinanzi al dramma dell'umanità diseredata e senza voce, ma non può
rimanere in silenzio! Di quel silenzio ci resta soltanto l'orrore. Ora
dateci un segno, un segno che ci porti la memoria di quelle vite
spezzate e allora, e soltanto allora, anche noi rimarremo in silenzio!"
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