Alchimia dell'Avaro
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L'ALCHIMIA DELL'AVARO.

 La nuova commedia dell'arte trova nel napoletano, inteso come lingua e gestualità, la sua più naturale espressione. Attorno a un personaggio classico, l'Avaro, ruota una compagnia di attori per inscenare una truffa spettacolare alchemico-escrementizia al fine di sottrargli soldi e moglie. A guidare la combriccola due maschere nuove, il castrato fallito Fluminella e l'impresario sporcaccione Marchese di Caccavone, in combutta con gl'intramontabili Pulcinella e Palummella. Il perfetto congegno plautino s'interseca con le forme più moderne del teatro uroborico(teatro sul teatro), del teatro totale e del teatro HIV ovvero di Horror italo-vesuviano, parodia in partenopeo del teatro gotico inglese.  

http://www.novamedia.it/sienall/napoteat.htm

                                

ATTORI 8

ATTI 3

Scenografia (1 e 2° atto =teatro del settecento; 3° atto=laboratorio dell’alchimista)

Il 16 giugno 2001 l’opera ALCHIMIA DELL’AVARO è stata segnalata, con Medaglia della Presidenza della Repubblica, al XII Premio Ugo Betti per il teatro con la seguente motivazione:”Utilizzando una tipologia di personaggi, situazioni e modalità drammaturgiche caratteristiche della tradizione della commedia napoletana classica, l’autore di “Alchimia dell’avaro” costruisce un testo di estrema solidità ed efficacia, in cui i più collaudati meccanismi della comicità popolare ricuperano la loro piena funzionalità nell’intreccio dell’azione. Il sapiente uso della lingua nelle più colorite espressioni dialettali, nonché l’estrema capacità di scatenare pienamente la violenza dei risvolti grotteschi che nascono dall’intreccio della vicenda, rivelano una singolare padronanza degli strumenti compositivi del testo teatrale. La commedia si presenta così come il prodotto di un’operazione particolarmente colta e raffinata, offrendo al tempo stesso l’effettivo materiale per un possibile esperimento di messa in scena”(Giuria composta da Renzo Tian (Presidente) commissario straordinario dell’Ente Teatrale Italiano (ETI); Antonio Audino, critico teatrale de “Il Sole 24 Ore”; Ugo Chiti, regista e autore teatrale; Marco De Marinis, docente di storia del teatro e dello spettacolo presso il Dams di Bologna; Nico Garrone, critico teatrale de “La Repubblica”; Paolo Puppa, docente di Storia del teatro e dello spettacolo - Università di Venezia; Claudio Vicentini, docente di Storia del teatro e dello spettacolo all’Istituto Universitario Orientale di Napoli).   

http://www.camerino.com/ugobetti/index.htm

 

























ALCHIMIA DELL'AVARO



di


Gennaro Francione




















A Palummella mia 
ca m'ha dato l'ali e l'ova,
pe me fa volà cu essa felice
ncopp'a la luna nova.
A Luigi Di Majo 
ca me fé da gran sanzaro
p'avé da Fabio l'aidea
'e scrivere l'Avaro.
A Fabio Gravina,
eterne stima e affetto,
ispirommi sta pulicenellata
ca è poi na gran cacata. 

Gennaro Pulcinella

Non è tutto ora quel che luce,
Non è tutto merda quel che fete.
In feto fiat aurum.

In copertina "Qui merdam seminat, merdam metet". Geber, Liber florum, Ms. Monaco(Caricatura sugli alchimisti del XVI secolo).

Il 16 giugno 2001 l'opera Alchimia dell'Avaro è stata segnalata, con Medaglia della Presidenza della Repubblica, al XII Premio Ugo Betti per il teatro con la seguente motivazione: "Utilizzando una tipologia di personaggi, situazioni e modalità drammaturgiche caratteristiche della tradizione della commedia napoletana classica, l'autore di "Alchimia dell'avaro" costruisce un testo di estrema solidità ed efficacia, in cui i piy collaudati meccanismi della comicità popolare ricuperano la loro piena funzionalità nell'intreccio dell'azione. Il sapiente uso della lingua nelle piy colorite espressioni dialettali, nonchi l'estrema capacità di scatenare pienamente la violenza dei risvolti grotteschi che nascono dall'intreccio della vicenda, rivelano una singolare padronanza degli strumenti compositivi del testo teatrale. La commedia si presenta cosl come il prodotto di un'operazione particolarmente colta e raffinata, offrendo al tempo stesso l'effettivo materiale per un possibile esperimento di messa in scena"((Giuria composta da Renzo Tian (Presidente) commissario straordinario dell'Ente Teatrale Italiano (ETI); Antonio Audino, critico teatrale de "Il Sole 24 Ore"; Ugo Chiti, regista e autore teatrale; Marco De Marinis, docente di storia del teatro e dello spettacolo presso il Dams di Bologna; Nico Garrone, critico teatrale de "La Repubblica"; Paolo Puppa, docente di Storia del teatro e dello spettacolo - Università di Venezia; Claudio Vicentini, docente di Storia del teatro e dello spettacolo all'Istituto Universitario Orientale di Napoli). 


PERSONAGGI

- IL MARCHESE DI CACCAVONE(RAFFAELE PETRA): L'IMPRENDITORE DEL TEATRO
- DON MATTEO EBRANTE: L'AVARO
- GENNARO ESPOSITO DETTO QUACQUIERO: L'ATTORE PULCINELLA
- FLUMINELLA: IL CASTRATO FALLITO 
- IL PRINCIPE SANSEVERO: L'ALCHIMISTA.
- ANNUCCIA, MOGLIE DI EBRANTE: L'ATTRICE PALUMMELLA 
- GIULIA DE CREO: LA CANTANTE "MADONNA DEL BORDELLO" 
- DON CIRO CIMITERO: IL MAESTRO DI MUSICA 


























PROLOGO

SCENA 1

Teatrino del 1700 con l'illuminazione fatta da candele. 
Vengono sul proscenio Pulcinella e Fluminella.
Pulcinella, alias Gennaro Quacquiero, in uno scalcagnato abito sbuffante bianco, è gobbo davanti e di dietro. Veste camiciotto e calzoni bianchi da facchino, cappello di feltro bianco, e reca tra le mani una maschera nera con grosso naso ad uncino. Parla con voce chioccia.
Fluminella, il cantante castrato, ha corpo agile con sedere grosso, anche e natiche femminili, cassa toracica bombée, mammellone. Ha un modo peculiare d'incedere, con spalle e gambe sollevate ora di qua ora di là, com'è proprio di certe donnacce. Il suo abbigliamento attillato testimonia una persona molto attiva. Sotto la velada dalle ampie tasche porta infilati calzoni alla moschettiera, ampi nella parte superiore e più stretti al ginocchio, dove sono fermati con fettucce e guarniti con nastri e pizzi. Ai piedi pesanti stivali di cuoio neri. Sembra un elefante stranamente saettante. 
Il viso è rotondo e aperto a un eterno sorriso, con la giovialità marcata da un innalzamento della ciglia destra, a testimoniare che lui oltre che bizzarro è soprattutto furbo. Porta una parrucca à la moutonne, corta, disordinata e raccolta in fitti riccioli.
Isterico, se ne esce con rumorose risate e strilli acuti. 
Lo stato di consunzione delle vesti e della parrucca testimonia che trattasi di castrato fallito.

FLUMINELLA:

Oggi chiove.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Oggi nun chiove.

FLUMINELLA:

Voglio dicere ca vene 'a chiovere.
PULCINELLA QUACQUIERO:

A chi ora?

FLUMINELLA:

Ora pro nobis... Pollecenè, ti veco nu poco svagato, oggi. Ma che te passa p'a capa?

PULCINELLA QUACQUIERO:

Svagato? E tu, femminié. Ma che piense ca me ne fotte e strafotte e stratatafotte si oggi chiove o no. Stammo ca capo o cupierto o no?

FLUMINELLA:

O' cupierto 'int'a sto teatro tutto scassato? 'O cupierto per te tirà 'e zizze 'a pietto... 

PULCINELLA QUACQUIERO(con aria sognante):

E' zizze...

FLUMINELLA:

Ma che tiene oggi, mandrillone.

PULCINELLA QUACQUIERO(mettendo la mano sulla splla del'altro e mostrando i fiori):

Fluminè t'aggio confessà nu secreto. M'o giuro ca nun 'o dice a nusciuno?

FLUMINELLA:

'O giuro. (L'altro guarda attento per constatare la serietà del proposito) 'O giuro.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Me songo 'nnammurato. Perdutamente.

FLUMINELLA:

'Nnammurato, tu. O sciupafemmene... 'e chi 'e me.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Fluminè nun te fa illusione. I' stonco a chest'autra banna. Mi songo spantecato 'e na rosa 'e maggio... donna Annuccia. 

FLUMINELLA:

Palummella Annuccia? A mugliera 'e chillo avaraccio 'e don Matteo Ebrante. Mugliera giovane e vino viecchio... chillo si 'o sape, 'mbriacat'e gelusia cumm'è, è capace 'e t'accidere. Ma tu, te sarrai sulo 'ncapricciato... vide ca passa...

Pulcinella invita l'altro a sedersi sul proscenio, con ginocchia da fuori.

PULCINELLA QUACQUIERO:

No, so proprio cuotto e nun saccio comme aggia fà.

FLUMINELLA:

Pensammece... Forse nce vene n'idea. Io te posso aiutà...

PULCINELLA QUACQUIERO:

Biato a te, Fluminè, ca là sotto nun tien cchiù niente...

FLUMINELLA:

T'o crire tu. Cccà dint'o core ce sta sempe 'o sentimento... 'o sentimento 'i che l'è mmuorto a chillo sfaccimmo 'e barbiere ca me facette 'o servizio!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Chi don Luì?

FLUMINELLA:

No. Don Criscione.
PULCINELLA QUACQUIERO:

Nun 'o canosco.

FLUMINELLA:

'O canosco i' chill'ommo mmerd'e chianchiere d'e ppalle!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Ma comme fuje? Te facettero male?

FLUMINELLA:

Eh sì ca me facettero male. Ah! Ah! Ah! (Pulcinella non riesce a sopportare il dolore e indossa la maschera) I' ero piccerillo! Puté havé sett'anne, ma m'arricordo ancora. So sbenuto e si nun n'era pe nu certo 'nchiasto, pe nu cataplasimo, na certa mandragòra, mondragone o comme cazzo se chiamma... me ne sarria muorto tanto d'o dulore!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Ma che t'hanno luvato palle e pesce?

FLUMINELLA:

No, no, chill'o tengo... 'o ventinove...

PULCINELLA QUACQUIERO:

Vintinove. Picciune e ove.

FLUMINELLA:

'O piccione vola e canta. M'hanno luvato 'e gliandre.

PULCINELLA QUACQUIERO:

E quinne te manca a cugliandra.

FLUMINELLA:

Eh, me manca a cugliunandra.

PULCINELLA QUACQUIERO:

E chi t'o facetto sto servizio?

FLUMINELLA:

No sfaccimmo 'o barbiere e Nola. Cu ' ttè, cu 'o nné, cu 'o piripisso e cu 'o papariallà1. Brutto, squinternato, squaquecchio e senza capillo. Pullecenè pareva nu dimmonio, armato 'e nu sfaccimmo 'e curtiello cu schizzi 'e autro sangue... umano. Barbiere e chianchiere d'a peccenaglia 2 accussì brutto ma acussì brutto ca mo sonno sempe 'a notte e me caco sotto ancora mò ca so gruosso. E pure si nce penso mo' ca è schiarato juorno me tremma 'o strunzo 'n culo e me s'alleggeriscono 'e ccarne. Brr...

PULCINELLA QUACQUIERO:

Eh te l'e alliggerute 'e carne. E grazie! (Si toglie la maschera)T'a tagliato e palle. Mo pise nu poco e meno.

FLUMINELLA:

'Ncompenso pure a voce s'è fatta leggiera 'nsemmur'a panza ca molto sparagna e poco magna. Sì Pullicenè io soffro perché m'hanno crastato per diventà nu cantante famoso e invece songo n'auciello misero e falluto. 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Falluto?! Falluto proprio no. 'O cazzo te resta...

FLUMINELLA:

E pure 'o culo... pe' fa certe ccose. Ma me manca 'o culo cchiù importante, chillo ca serve a sfunnà 'int'a sto munno 'nfame. Eppure cu sta bella voce c'aggio(Fa un triste gorgeggio) me meritavo miglior furtuna(Piagnucola).

PULCINELLA QUACQUIERO:

A furtuna vera è ca tiene a me cumpagniello mio. 

Pulcinella si mette la maschera e piagnucola alla maniera sua. Imitato con iperpianto da checca da Fluminella. 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Pecché chiagne cumpagno amato onorato squaquaracchiato?

FLUMINELLA:

Chiagno per nun murì. Aggio piantato vruoccole e so' asciute cavulisciure. Nun è ghiuto come me pensavo... E tu pecché chiagne?

PULCINELLA QUACQUIERO:

I' chiagno pe troppe famme.

FLUMINELLA:

Aje famme? Datte muorze 'e gamme! 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Aggio sete.

FLUMINELLA:

Aje sete? Datte a muorze e ddete!

Pianti finti. I due schiattano a ridere, si abbracciano ed escono di lato, canticchiando, gorgheggiando e saltellano.

SCENA 2

Da dietro entrano in platea parlottando il Marchese di Caccavone e l'avaro Matteo Ebrante che si tiene ben stretta la bella e provocante moglie Annarella con indosso una mantellina che ricopre il costume di scena.
Caccavone, nobile decaduto, ha erre moscia. E' brutto e rincagnato sotto i capelli a scriminatura. Indossa un lunga giacca color rosso mattone dal colletto altissimo, una sciarpa di seta drappeggiata, sporca, al posto della cravatta. Sulla spalle un mantello e in testa un cappello a falda larga in forma di cono. Ai piedi stivaloni con vistose fibbie argentate, tra cui appoggerà, una volta sedutosi, il bastone di legno dipinto bordó. 
Il vecchiaccio Ebrante è l'avaro mercante di scarpe. Ha barba incolta, naso a patata terminante a uncino indossa un unto e bisunto redingote liso, corto, mezzo abbottonato, con sul dorso sospeso un mantello a mezza ruota bucato in più punti. Ha scarpe vecchie e rotte. Tende a balbettare soprattutto nei momenti di maggiore eccitazione. Regge in mano un pomello d'avorio scheggiato a faccia di un topo3. Sotto il braccio uno scrigno coi suoi avere, da cui non si separa mai, così come dall'altra "cosa" la moglie. Nel taschino una patacca d'orologio, un po' femminile, piccolissimo, sorretto da una catenina di filigrana. E' l'unica cosa che funziona perché il tempo è danaro.

MATTEO EBRANTE:

Tiatri vuoti. Chisti tiatri oggi te costano n'uocchio!

MARCHESE DI CACCAVONE: 

Beato voi che de uocchie n'avite duje!

MATTEO EBRANTE:

Duje, ma è comme si m'avessero cecate!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Molto argiento t'allumma e t'acceca! Date, date e ve sarà ddonato!

MATTEO EBRANTE:

'N tal senso preferisco essere cecato! Vuje invece, eccellentissimo marchese di Caccavone, site nu lumminaria scenico! E io ve ringrazio 'e havè fatto praticà Annuccia mia 'int'a parte 'e Palummella. Ringrazia Annuccia...

PALUMMELLA ANNUCCIA:

Grazie don Rafè, grazie...

MARCHESE DI CACCAVONE:

Dovere, dovere. Per voi e vostro marito questo ed autro... (Guardando dentro la vertiginosa scollatura tra le pieghe del seno) E poi vuje avite doti artistiche impareggiabili... 

Il Marchese estrae una tabacchiera dal taschino, ne prende del tabacco e lo annusa. Ebrante lo osserva voglioso e il Marchese riaperti gli occhi se n'accorge, avanzando la tabacchiera verso l'avaro.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Ah scusate, don Matteo. Nun sapevo che voi annusavate...

MATTEO EBRANTE:

Annuso, annuso. Grazie... (Annusando) Na vota annusavo a quintali, m'o rialavano, ma oggi quasi niente... Commercià pellami d'o Marocco nun rende chhiù comme 'a na vota. Forse se abuscaria de cchiù a fa 'o sulachianiello... 

MARCHESE DI CACCAVONE:

Alt! Scarpare e cuseture fanno diebbete a cazzi 'nculo4!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Meglio debitore ca creditore sentite a me (Annusa) po' oggi no poco 'e tabacco(Annusa per capire qualità) 'e Spagna te costa... e comme costa! nu patrimmonio! (Fa uno con la mano )duje patrimmoni... (Fa due con la mano e accenna uno starnuto).

MARCHESE DI CACCAVONE:

Due uocchie!

MATTEO EBRANTE:

Etcì. Eh! dueje uocchie. Anzi duje cchiù duje, t'acceca marita e mugliera, te distrugge na famiglia sana 'o tabacco, pe chello ca costa. Lacrime e sango e sorde ca se ne vanno a valanca e cascate 'e rasche. (Aiutato da Palummella, fa una serie di rumori da espettorazioni poderose che preoccupano il Marchese e crea conati di vomito in Cimitero).

PULCINELLA QUACQUIERO(in commento a parte):

Autro che tabacco 'e Spagna, sparagno e pur si magna. 'O famoso tabacco turco marca Oscatarosco d'o Marchese fa effetto!

MARCHESE DI CACCAVONE(cacciando il largo fazzoletto orlato di pizzo):

Vulite no fazzuletto?

MATTEO EBRANTE(con lo sputo in bocca):

Sine, sine. (Prende il fazzoletto e lo mette in tasca) Cumme dicette chillo mercante scozzese 'e scarpe da Edimburgo. Faccio a selfe servizio. (Fa una sputacchiata nella mano). 

MARCHESE DI CACCAVONE(con aria di schifo):

Ecco simmo arrivati. Signora, putite 'i a ve preparà addreto a tenda che tra poco cummencia 'a prova.

Palummella fa per avviarsi, ma il marito l'afferra e l'accompagna.

MATTEO EBRANTE:

No, no. Te accumpagno, io. Viene cu mme. 

Il Marchese si sistema sulla sedia della prima fila al centro. Si assicura che i due siano spariti e sistema cappello, bastone e mantello sulla sedia accanto a quella dove siederà.

MARCHESE DI CACCAVONE(voltato verso il pubblico mentre sistema con cura le cose):

Uàh c'avaraccio. Non sulo no tene 'o fazzuletto pe' se suscià o naso, ma i' ce l'offre e chillo se n'accaparra... cumme si niente fosse . Uàh 'i che faccia 'e bronzo! Ih ch'è propeto nu vero ebreo! (Sbirciando verso Ebrante che ritorna) Oilloco oi, chi sà comme ha lassato pe quacche secondo 'a mugliera... Bòh.

Il Marchese aiuta Ebrante a sedersi accanto a lui.

PARTE PRIMA

SCENA 1

Settecento napoletano.
Interno di una teatro a scena integrata con oggetti vari e qualche sedia, priva di camerini e di bagni.
Nel fondo il funereo Ciro Cimitero è alla spinetta. Accompagna il castrato femminiello Fluminella nei suoi gorgheggi che gli si porta accanto.
Al centro Pulcinella, mascherato, con un mazzo di rose in mano, duetta per provare una parte con Palummella, vestita con abiti da contadini.
Palummella è giovane e bella col busto stretto nel corpetto attillatissimo, bianco, a fiori rossi e beige, che le mette in rilievo le zinne appuntite. Le mani, fuoriescono agili e sensuali dalle maniche aderenti e succinte fino al gomito, dove sfociano in volants di merletto. Sotto il busto una svolazzante gonna di trine non sì lunda da nasconderne le belle cosce. Sul viso sottile un copricapo a forma di cornetta a farfalla, coi lati a punta di soverchia lunghezza. 
Tra il pubblico in prima fila il Marchese di Caccavone e alla sua sinistra Matteo Ebrante.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Palummella zompa e vola dint'e braccia e nenna mia...

Fluminella fa dei gorgheggi.

PULCINELLA QUACQUIERO(montando):

Palummella zompa e vola dint'e braccia e nenna mia...

Fluminella montando fa dei gorgheggi.

PULCINELLA QUACQUIERO(montando):

Palummella zompa e vola dint'e braccia e nenna mia...

Fluminella montando fa dei gorgheggi.

MATTEO EBRANTE(alzando il dito minaccioso):

Basta! Meza femmena! T'o sta zitta! 

FLUMINELLA:

Nè, don Matteo conciapelle, pecché nun facite 'o spettatore facennove 'e cazze vuoste?

MATTEO EBRANTE:

Crastato scrianzato! Meza femmena senza gioie!

FLUMINELLA:

Cazzo, culo e fessa t'arricreano sempe 'o stesso!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Carma! Carma! Carmate sta smanecata5. (Insiste a fare segni a Fluminella, aiutato da Pulcinella) Tu va a cantà 'a nata parta! Mannaccia...

FLUMINELLA:

E addò? chisto è 'o spazio!

MARCHESE DI CACCAVONE:
E' vero don Matteo. Nu poco di pacienzia. Have ragione. Scena integrata... 

FLUMINELLA:

Scena cazzata! Manco nu camerino pe' fa nu pirito 'a parte! (In a parte, rivolto verso Ebrante e mettendosi le dita alla gola) Neh i' a chillo 'o tengo ccà, oì!

MARCHESE DI CACCAVONE(rivolto agli attori):

Continuiamo! (Rivolto a Ebrante) Purtroppo avimmo 'a rispettà 'o cartellone. Si nun pruvammo tra dduje sabato nun se va 'n scena. E il sabato doppio spettacolo e incassi assicurati! (Rivolto a Fluminella) E vuje... cantate sottovoce. Faciteme 'o piacere.

FLUMINELLA:

Ma io...

MARCHESE DI CACCAVONE:

Forza! Forza! Che il signor Matteo Ebrante vi darà 'na mancia...

MATTEO EBRANTE:

A chi! Ma qua mancia e mancia! Don Rafè forse fusseve asciuto 'e cerevello? Avite sagliato palazzo!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Avraggio sulo sbagliato porta. Fluminella se cantate a bassa voce, la moglie di don Matteo, 'a signora Palummella Annuccia, vi farà per una settimana no quintale de pasticciotti. 

MATTEO EBRANTE:

Ah e ce resimmo! 'O zucchero costa!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Ce 'o metto io, ce 'o mett'io zucchero e argiamme... (A Palummella) E overo signò?

PALUMMELLA ANNUCCIA:

Sì, sì. Ma sempe ci ce fa fà!

MARCHESE DI CACCAVONE(a Fluminella):

Va bene!

FLUMINELLA:

Va' buono! Va buono! Si essa, almeno ci 'o fa, nun dico tanto, nu pasticciotto 'o juorno, 'o facimmo pure nuje... 'o coso doce. Cantammo e ce ne venimmo 'n canto doce doce a bassa voce.

CIMITERO:

'O voglio pure 'i 'o pasticciotto.

FLUMINELLA:

Ha parlato san Ciro. E' vuje c'avite fa. Site masculo!

MARCHESE DI CACCAVONE(girandosi al pubblico):

Ha parlato il maestro Ciro Cimitero. Oggi ha aperto primma 'o campusanto. 

FLUMINELLA:

Attacca banda!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Sì, ma a bassa voce. Me raccumanno. E vuje duje(rivolto a Pulcinella e Palummella) jate jate.

Si continua mentre Fluminella prova a cantare sottovoce. 
Pulcinella fa la corte alla sua amata, canticchinado una vecchia melodia partenopea. Intanto Fluminella canta e fa la parodia gestuale e vocale al corteggiamento dei due amanti, usando riservati gesti sconci nei momenti di acme amorosa.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Gioia eterna mia jesce ccà fora, gioia eterna mia jesce ccà fora, ca mariteete nun c'è e nc'esce sta malora.

PALUMMELLA ANNUCCIA:

Pollecenè, finalmente si arrivato!

FLUMINELLA(frammezzando i gorgheggi in a parte):

Arrivato. Chille nun se fire 'e fa manco meza pugnetta!

PALUMMELLA ANNUCCIA:

M'haje fatto aspettà tanto! 

PULCINELLA QUACQUIERO(porgendo le rose all'amata, inscenando uno spocchioso inchino e declamando):

Perdonami Nenné e tienete 'sti rrose fresche c'haggia colto pé te. Songo 'na sciucchezza, so sulo 'nu pensiero, ma si avesse fatto senza sarria priggiuniero.

PALUMMELLA ANNUCCIA(prendendo le rose con grazia, quasi le stia cogliendo da un giardino e, odorandole, bisbiglia commossa):

Grazie Pullecené... e comm'addorano. Me sento tutta...

PULCINELLA QUACQUIERO(sporgendosi in avanti):

Tutta...

PALUMMELLA ANNUCCIA:

Me sentoo tutta... Comme si fosse 'nu poco di quello che... tutta.

FLUMINELLA(frammezzando i gorgheggi in a parte):

Comme cazzo vi sentite! Tutta! Tuttana! Teresa Teresa, tutta 'a notte 'a tiene appesa!
PALUMMELLA ANNUCCIA:

Tutta. Tutta.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Aggio capito.

Pulcinella si rivolge al pubblico di sottecchi e fa una smorfia simultanea con labbra alzate e la mano scossa a peperone per mostrare che non ha capito affatto! Palummella allunga un po' le labbra. Il volto di Pulcinella s'illumina repentinamente, sicché si riavvicina all'innamorata e inscena una pantomima squacchiosa di corteggiamento. Lei chiude gli occhi, e lui la bacia. 
Don Ebrante è preoccupato. Al che Pulcinella si volta da lui lo tranquillizza. Il marito comincia a tambureggiare nervoso col bastone.

PULCINELLA QUACQUIERO(a Palummella):

Ammore mio eterno. Tu 'o saje ca io te desidero cu tanta passione.

PALUMMELLA ANNUCCIA:

Core mio.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Ammore mio bello... Viene vicino a me ca te dongo 'o zuccarone.

PALUMMELLA ANNUCCIA:

Sì n'aggio proprio bisogno ca 'o vecchio marito mia m'ha miso a dieta. Dammillo, dammillo, ca nun me faccia male cu nu vase a pizzichillo. 

FLUMINELLA(cantando):

Dammillo e pigliatillo, stu vase a pezzechillo.
Dammillo e pigliatillo, stu vase a pezzechillo.
Dammillo e pigliatillo, stu cazzo a pezzechillo.

PULCINELLA QUACQUIERO:

'O zuccarone mi' nun ve farraggio male, ma, sparagnanno 'o stommaco, se ne scennarrà doce doce fino a dinto 'o core.

Azione serrata. Pulcinella d'un tratto afferra la donna dal sedere e le si serra contro. Lei alza una gamba per avvinghiarglisi meglio.

PALUMMELLA ANNUCCIA:

Madonna 'Mmaculata, me sento arruinata. Nun capisco cchiù niente. Me sento nu calore... nun ve veco... Chi site?

PULCINELLA QUACQUIERO:

So' sempe io. Songo Pullecenella d'Acerra! Venite sotto a me. Sotto sotto. Ca 'i songo a guerra.

La presa è all'acme e il bacio diventa profondo.

MATTEO EBRANTE(alzandosi solleva in aria il bastone e poi lo usa per separare i due attori): 

Oh! Oh! Oh! E che songo cheste accalurate! Pullecenella ma vuje pazziate o facite 'o vero!? (Fa il gesto il mollare una bastonata, fermato dal Caccavone, mentre Pulcinella si scansa e fa per mollare un calcio) I' vi rompo l'ossa sa, co' chesta mazza! 

MARCHESE DI CACCAVONE:

Carma! Carma! E' tutta scena!

Anche Fluminella interviene.

FLUMINELLA:

Carma! E pusate chella bella, (In a parte) ih che schifo! (A Ebrante) mazza ca tenite mmano!

MATTEO EBRANTE:
Sì, 'a poso, ma Palummella è cosa mia! 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Eh! Eh! E che stevo facenno. Cercavo sulo con mezzi artificiali di rendere vero chello ca nun ce sta. (Fa un ssopiro e lancia uno sguardo d'intesa a Fluminella) L'ammore pe Palummella.(Pulcinella fa per avvicinarsi di un passo verso Palummella, ma si stoppa al rimbrotto).

MATTEO EBRANTE:

Malritto, non facite n'autro passo, si no vi stacco l'ossa de' piedi. E vuje, Palummella, scennete ccà bascio! Ca a casa primma facimmo 'e cunte e po' me preparate 'o filoscio.

FLUMINELLA:

A me me piace 'o filoscio.

MATTEO EBRANTE:

Che c'entrate voi? Faciteve 'e cazzi vostri!

FLUMINELLA(offeso):

Eh, me faccio, me faccio. E so' meglio de' corne voste!

Di sottecchi Pulcinella continua a fare occhi dolci a Palummella che ricambia, complice Fluminella. Don Cimitero imperterrito continua a suonare alla spinetta.

MATTEO EBRANTE(fa per dare una bastonata, fermato da Pulcinella):

Ma chesta è na congiura.

MARCHESE DI CACCAVONE:

No, non nun v'impressionate. (Invita Fluminella a spostarsi un po' più in là) 'Nsomma vulimmo continuà ste pprove?

MATTEO EBRANTE:

No, per oggi basta!

FLUMINELLA:

I fagioli con la pasta!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Cumme basta! Avimmo appana appena accummenzato... ccà si continuammo 'a sta manera in quinnece juorne, tra duje sabbati, va tutto 'a carte quarantotto. V'o sunnate 'o ghì 'n scena!

FLUMINELLA(sottovoce a Ebrante, in sfottò):

Che magnate pe' la cena?

MATTEO EBRANTE: 

Chella supressata 'e mammete. (Pulcinella ferma bocca e corpo di Fluminella che vorrebbe reagire).

FLUMINELLA(con la bocca mezzo tappata):

Acala 'e scelle! Facchino!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Basta! Basta! allora che faccimmo, continuammo? Don Matteo se vogliamo andare in scena chesta jurnata nun 'a putimmo perdere!

MATTEO EBRANTE:

Va bene! Continuiamo. Però prima vaco a fa nu goccio 'e acqua fore, a dreto 'o tiatro. E cu me me porto Palummella ca 'ntramente le faccio na bella scola! E po'... nun se sape maje.

Ebrante prende per mano la moglie. La fa scendere in platea e se la porta fuori, bisbigliando, inveendo, talora alzando la voce, mentre sbraita col bastone.
Pulcinella si toglia la maschera e segue preoccupato facendo segni con la faccia e le mani.

SCENA 2
Il Marchese di Caccavone sale in scena, mentre Pulcinella e Fluminella con la mano a visiera scrutano l'allontanamento del vecchio.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Chillo viecchio taccagno se n'e gghiuto!

MARCHESE DI CACCAVONE:

E' gghiuto 'a cagnà l'acqua a l'aulive, 'o pisciasotto! E me meraviglio ca piscia. Chillo è uno ca nun magna pe nun cacà. 

FLUMINELLA:

Nun sulo piscia e pure chesta a me fa meraviglia. Ma caca e rasca e scatarrasca ca me fa, nce fa, ve fa, assai schifo!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Pure a me me fa ì pe' sotto (Scorreggia) e pe' ccoppa...(Fa conato di vomito).

Cimitero dà segno di vita e fa come per fare il vomito.

I tre accorrono per aiutare Cimitero.

FLUMINELLA:

Cimitè, ca tiene?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Vi sentite buono?

CIMITERO:

Sì, sì, ma me saglie a bummecà!

MARCHESE DI CACCAVONE:

E pecché?

CIMITERO:

Io sulo si sento parlà 'e rasca... me gira 'o stommaco e so capace 'e rimettere pure 'e stentine!

Altro conato di vomito.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Ma almeno dà segni 'e vita. C'è speranza... (In a parte) 'A me me sta proprio antipatico chisto... 'I facce 'e campusanto nun 'e supporto. Mannacci'a morte!

CIMITERO:

Nun me sento prropeto bbuono... Sarraggio 'a conseguenza 'e chell'urtima disgraziata malatia 'e na semmana fa.

FLUMINELLA:

Ma nun diciste ca n'aviveve avuto n'autra doje semmane fa?

CIMITERO:

Sì, sì chella era n'autra ancora! Sulo chist'anno ne aggio avuto cinquantadoje!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Sulo?! Una 'a semmena! 'A pateracchilogia è cronica e 'nquaribile! E chissà l'anno passato!

CIMITERO:

E l'anno passato n'autro poco stevo murenno.

MARCHESE DI CACCAVONE:

E mo' 'o miedico c'have ditto?

PULCINELLA QUACQUIERO(pigliando le misure a Cimitero e alla spinetta):

E c'adda dicere... Cu chisto me pare cchiù l'ora 'e ze monaco cunfessore e Bellomunno d'e pompe gloriose. Don Cimitero, 'o tavuto comme 'o vulite con o senza musica. Don Cì... V'a purtate 'a spinetta all'autra parte?

CIMITERO:

Eh, eh... me piacesse!

PULCINELLA QUACQUIERO(in a parte, facendo la mossa):

Ih ca te rascasse 'n faccia!

Cimitero accenna ancora a vomitare su Pulcinella che salta per sacnsarsi, mentre il maestro è aiutato da Fluminella e dal Marchese che gli fa aria.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Si nun fosse ca è amico intimo d'o cumpagno mio Fluminella, neh io a chisto miezo bracalasso6 'o facesso no bello vestito 'e lignammo pe' davvero. A isso e 'o strumento... accussì l'Uorco so magnarria cu tutt'a spina... anzi a spinetta!

MARCHESE DI CACCAVONE(a Cimitero):

Ve sentite nu poco meglio... si fa per dire).

Cimitero annuisce.

FLUMINELLA:

Me pare di sì. Ha pigliato nu poco 'e culore.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Sì, comme si dice 'n italiano: un bel violetto livido!

FLUMINELLA(avvicinandosi a Pulcinella, mentre don Ciro viene ancora soffiato dal Marchese):

Pullecenè a vuò furnì. Ma pecché ce l'haje cu don Ciro? 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Accussì pe jucariello. Nun ce fa caso.

FLUMINELLA:

Ricuordate, caro Iennaro, 'o purpo 'int'o panaro7.
PULCINELLA QUACQUIERO:

Ma chi?

FLUMINELLA:

'O nemico nuosto, chill'overo...

PULCINELLA QUACQUIERO:

E sarria?

FLUMINELLA:

L'avaro Ebrante. (Alzando la voce) A me chillo don Matteo mi sta ccà oì(mostra la gola). Neh, diciteme chello ca vulite vuje, ma quant'è vero Iddio io, taccagno e sfaccimmuso e offenditore qual isso è, si putesse 'o sbranasse.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Iddio prima li fa e poi li accuntenta in tutto, sti scarpari arricchite puricchiuse faccetuoste. Ma comme se fa... 

PULCINELLA QUACQUIERO(piagnucolando, facendo segni di croce e imbogliandois con le mani alla ricerce di altri gesti d'invocazione divina):

Diòs, Allàh, Zeùs pecché haje lassato ca chillo sangre d'o Papaturco scorteche fino 'a 'o core 'i tuoje suoi stessi figli cristiani, terrasantesi, mussulmani, chill'ebreo usuraro... 

FLUMINELLA:

Amèn, tiene a' men', stu feten'. (Bacia tre volte il dito)

MARCHESE DI CACCAVONE(venendo via da Cimitero):

E poi 'na mugliera accussì...

PULCINELLA QUACQUIERO:

Bella.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Vuje 'a vedite bella? 'I... 'a dicesse bbona!

FLUMINELLA:

A me nun me dice niente!

MARCHESE DI CACCAVONE:

E vuje che nce trasite, vuje site ricchione!

FLUMINELLA:

Crastato! Crastatino! (Pausa) Egregio marchese don rattuso!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Crastato, eh!? Castrunzo! Ch'è stato c'è 'o strunzo!

FLUMINELLA:

Ha parlato 'o marchese d'o cazzo!

Il Marchese fa per dare uno sganascione fermato da Pulcinella.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Basta! Basta! Nun ce sbranammo tra de nuje, e chiù tuosto, mente chillo vene (sbircia lontano) parlammo d'o vero nemico: 'o ciraulo8 ca scorteca pelle a dritta e a manca pe nce fa in tutti i sensi 'e scarpe 'a cristiani, terrasantesi e mussulmani. (Al Marchese) Ha pavato p'o spettacolo don Ebrante?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Eh, adda pavà! Ha ditto(lamentoso): "Facite recità a mugliera mia, 'a voglio fa cuntenta almeno na vota 'int'a vita 'e sta mania che l'è bbenuta 'e recità 'int'a na cumpagnia... Nun m'ha chiesto mai niente".

FLUMINELLA:

E c'o chiedeva a ffà... Tanto chillo niente te dà...

MARCHESE DI CACCAVONE(accorato):

"... Poi ve rimborso".

PULCINELLA QUACQUIERO:

E nun l'ha fatto.

MARCHESE DI CACCAVONE:

I' sto ancora aspettanno ca caca nu quatrino.

PULCINELLA-FLUMINELLA(in coro in parte):

Pure nuje ce aspettammo che don Marchese ce caca nu quatrino!

FLUMINELLA(in a parte con Pulcinella, indicando il Marchese, con occhi spiritati):

Io penso ca si nun ricurrimmo a no stratagemma chist'autro fetent'e mmerda, ca manco caca pe nun 'o ghittà, 'e sorde d'a pava tiatrale nun ce 'a darà né mo' né mai.

MARCHESE DI CACCAVONE(con un orecchio teso):

Nèh Fluminè e vuje che c'entrate co 'e sorde mieje?

FLUMINELLA:

Niente, niente... Facevo pe dicere, no? comme site apprettabile9, marchè! E po' chi ha maje viste 'e sorde vuoste...

PULCINELLA QUACQUIERO:

Eh... e chi ha maje viste?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Che vulisseve dicere?

FLUMINELLA:

Niente. E poi si Ebrante paga a vuje, paga pure a me e a Iennaro, nun è overo? Si nun paga a vujie, nuje facimmo acqua 'a pippa... inzemmura a vuje! Mi comprindite?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Comprindo! Comprindo! E allora?

PULCINELLA QUACQUIERO:

Le brillano l'uocchie al nostro crastato. Fluminè, si' carta canusciuta. Tu haje quacche brillante aidea10? Sbriognala a 'o Marchese!

MARCHESE DI CACCAVONE:

No, no. Si è comme l'autra vota ca me faciste accattà a jatta fore 'o sacco, e nce aggio refonnuto 200 quatrini io me ne vaco. Eh vaco a piscià pur io...
FLUMINELLA: 

No, no. aspettate. Chell'autra vota fu n'autentica disgrazia. 'A jatta era nera e ppurtava scalogna... (Facendo le corna) Tié tié, jattò! 

Tutti si toccano le palle anche Cimitero. Fluminella annaspa e poi tocca le palle dell'amico Pulcinella.

FLUMINELLA:

E' permesso?

PULCINELLA QUACQUIERO:

Accomodatevi... 'E palle 'e Gennaro Quacquiero songo a vostra indisposizione (Guardando verso Cimitero, caricatosi di improvvisa energia nel gesto scaramantico scrotale) Tiene mente, tiene mente. Anche don Ciro Cimitero è dei nostri. Quando vuole, a luoppolo11, percepesce...

CIMITERO:

Dicette 'a zi Menechella: è sempe bona na rattatella.

FLUMINELLA:

'A scalogna 'a percepiscioni tutti. 

MARCHESE DI CACCAVONE(guardando con rimprovero Fluminella):

Dicimmo paricchie.

FLUMINELLA:

Sì, ma stavota è diverso. V'o giuro.

MARCHESE DI CACCAVONE:

No, no e no!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Lasciate 'o parlà.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Va bbè. Sulo parlà.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Nce putimmo fidà 'e Cimitero?

FLUMINELLA:

Nun ve preoccupate. Si avasciate a voce... anzi venite cchiù accà(si portano verso il proscenio) Chillo è miezo surdo, nun sente manco 'e meze cannunate... 

MARCHESE DI CACCAVONE:

Fidarsi è bene. Non fidarsi 'o consiglia pure sant'Antonio.

PULCINELLA QUACQUIERO:

E po' si sente... pare cchiù a llà che a ccà.

FLUMINELLA:

Cercate 'e nun aizà troppo 'a voce.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Allora?

FLUMINELLA:

Avimmo 'a fottere a don Matteo.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Ah!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Ah!

FLUMINELLA:

E' na cosa ca po ghì bbona pe' don Marchese e pur pe' don Pollecenella... (strizzando l'occhio a Pulcinella per quella cosa che noi sappiamo).

MARCHESE DI CACCAVONE:

Cumme! 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Cumme! E facimmo ampressa primma ca vene!

Pulcinella ansioso lancia sguardi verso la porta.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Neh, quanto dura sta pisciata! 

FLUMINELLA:

E' na pisciata 'e cavallo! Addà essere lasco 'e rine12.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Sperammo ca ci cade 'o piscianzogna13 dinto a l'aquitrino piscenale14. 

MARCHESE DI CACCAVONE:

Isso naturarmente, pecché 'a chella bella sorca ca s'è spusata nce 'o mettesse 'int'o stommaco, viva!

Moto di gelosia di Pulcinella sedato da Fluminella.

FLUMINELLA(in a parte con Pulcinella):

Fermate! A' gelusia è 'o pappece 'e ll'ammore! (Al Marchese) E io propeto chesto volevo dirvi ser Caccavone. Quanno 'a mugliera è bbona e 'o marito chiachiello, nce vide sempe 'e corne... Vuje putite pigliare due piccioni cu sta bella fava ca tenite sotto!

MARCHESE DI CACCAVONE(toccandosi):

'A fava! E che nce trase 'a fava mia?

PULCINELLA QUACQUIERO:

E che nce trase (con aria riduttiva) a favettella d'o marchese?

FLUMINELLA(in a parte):

'E chi 'o sape si nce trase, so cazze de suoje... (Rivolto al Marchese) I' tengo nu certo marchingegno pe' fottere dint'a ll'anima don Ebrante. Fottere 'e argiamme15, barbettune16 e 'a mugliera, per mettere doje belli malloppi 'ncopp'e cosce e l'impresario!

MARCHESE DI CACCAVONE:

'A cosa m'intriga.

PULCINELLA QUACQUIERO:

'A cosa m'intriga assaje. Anzi, no. E pecché m'avesse 'ntrigà?

FLUMINELLA:

Intriga pure a te Pullecenè. Pecché tu adda essere pavato, capisci a me? (Cantando in chiave lirica) Palummella, zompa e vola...

PULCINELLA QUACQUIERO:

Aggiu capito. Procedete.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Procedete. Voglio sorde e fessa!

FLUMINELLA:

E l'avrete. 100 zecchini d'oro pari a 260 carlini divisi pe' tre. Statemi a sentire. 

Fluminella mette le mani sulle spalle dei due compari.

FLUMINELLA:

Io è na semmana ca song'o servo d'o principe di Sansevero17.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Che c'entra 'o principe di Sansevero, mò?

FLUMINELLA:

C'entra, c'entra. 'O principe - comme se sape - è no grande mago, pare ca fa mummie 'e vive e arresuscita 'e muorte, fa scuperte, ma 'o punto cruciale è - dicono pe' vicule 'e Napule - ca dint'o laboratorio 'e Mezzocannone... sotto 'a na cappella... costruisce... argiento e oro!

MARCHESE DI CACCAVONE:

L'oro...

PULCINELLA QUACQUIERO:

Oro, incenso e mirra?

FLUMINELLA:

No sulo oro. Nun abbasta?

PULCINELLA QUACQUIERO:

Pe mme abbasta e avanza... Avimmo a vedé p'o marchese...

MARCHESE DI CACCAVONE(a Fluminella):

E vuje Fluminè 'a canuscite 'a formula...

FLUMINELLA:

No, ma che c'importa. Voglio dicere... sì, acconosco na certa formula, nu propeto recenale18 pe' fottere argiamme e mugliera(sorpresa in Pulcinella) a chillo avaraccio, zuzzuso, puzzulente, pepuricchiuso 'e don Ebrante! (Mostrando al gola) Ca ccà me stà! Sempe! Anzi pure cchiù abbascio... 'nopp'o stommaco!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Comm'è sta formula?

FLUMINELLA:

Semplice, nce facimmo dà 'a isso 'e zecchini p'a sanzaria cu 'a matreformale campiglia19 'e smatamorfià in oro materiale vile ca isso stesso ce a dda rà. 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Qua' smatamorfià. Qua materià. Chillo è avaraccio 'int'e stentine, nun sgancia manco no' pilo d'o culo.

FLUMINELLA:

Pilo, no'... d'o culo. Ma cacca sì. Addà cacà per forza!

MARCHESE DI CACCAVONE:

E' vero nun ce avevo pensato! Chillo strunzo è e strunzo ce fa!

FLUMINELLA:

Lui cagarrà, solido o sciorda, e 'a merda messa 'int'e magiche ampolle 'e Alì Babà, intendo 'o principe di Sansevero, smatamorfiarrà ll'oro.

PULCINELLA QUACQUIERO:

E 'o principe è d'accordo?

FLUMINELLA:

Pollecenè, pare proprio 'nzallannuto. (Canticchiando) E l'ammore che fa fa... O principe si tu. Certo ca si d'accordo!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Io?!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Isso cu sta faccia?

FLUMINELLA:

E chi? 'O principe d'o san Carlo? Pullecenè, si' attore 'o no?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Si' attore, no!?

PULCINELLA QUACQUIERO:

Bòh!

FLUMINELLA:

Sì attore... granne attore. 

MARCHESE DI CACCAVONE:

Attorissimo!

FLUMINELLA:

Eccome! Basta na maschera, na perucca 'ncipriata e na bella llisciata generale e 'o juoco è fatto, Pullecenè!

MARCHESE DI CACCAVONE:

E ll'oro?

PULCINELLA QUACQUIERO:

Eh... e ll'oro?

FLUMINELLA:

E l'asino d'oro ca sì... Ah!(Fa per dare una pizza in faccia) Luio, Ebrante, fa ascire 'a cacca e nuje facimmo sbrennere20 'a de vase preta colorata, dorata, sovratutto... birbantata. (Ridendo) Haje capito? Avite capisciuto?

PULCINELLA QUACQUIERO:

E si po' se n'accorge... ce denunzia... 

MARCHESE DI CACCAVONE:

E ccà, na vota tanta Pollecenella have ragione. E si don Matteo ce scopre e cedenunzia?
FLUMINELLA:

Nun 'o po' ffà. Pecché produrre l'oro è vietato comunquo dal regio regolamento borbonico. L'aggiu sentito l'ubbricazione a negativo21 'dint'a casa d'o principe ca fa esperimienti in gran secreto.

MARCHESE DI CACCAVONE:

E' 'o principe 'e Sansevero?

FLUMINELLA:

'O principe nun ce sta. Sabbato e dommenica va a fa na scampagnata 'ncopp'o Vesuvio ca dint'a ste juorne barbuttea e fumma.

MARCHESE DI CACCAVONE:

L'operazione me piace. Ma quanto vulite? 

FLUMINELLA(mettendo la mano sulla spalla di Pulcinella):

'A terza parte 'e chello ca guadagnammo, cchiù 'a pava 'e subbeto p'e rappresentazione d'o tiatro.

MARCHESE DI CACCAVONE(incerto):

Eh?!

FLUMINELLA:

Cchiù, è naturale pe' vvuje, 'a fujutella cu Palummella. 

MARCHESE DI CACCAVONE(con gli occhi che s'illuminano):

Ah! naturalmente! (Pensieroso) Ma comme...

FLUMINELLA:
Chella... Palummella è na femmina smaniosa 'e pisce frische (Guardanno di sottecchi con disgusto le aprti basse del Marchese, e compiacendosi ricambiato nel vedere quelle di Pulcinella)e ancor cchiù le piaceno 'e giandumeneche22. (Fa cenno con la mano per indicare soldi. Pulcinella è inquieto ma con un cenno di bocca laterale Fluminella lo tranquillizza che è tutta una finta per il Marchese) Chella vò sorde, sorde, sorde. 'E vò pe' s'accattà cuonci23 e buttegli'e addore, chelle sfiziose gioie sperfummate ca pe na vita intera 'o marito avaraccio le have anniato. Fu na vota ca se cunfiaje cu mme e me dicette ca si quaccuno le avisse dato na zuppa generosa(Fa segno dei soldi) se sarria data na tantum anima e cuorpo ma sempe si chillo tale sarria stato ommo de panza.

PULCINELLA QUACQUIERO:

D'élite.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Certamente io songo na persona d'élite. 

PULCINELLA QUACQUIERO(a parte):

Cchiù delitto veramente... chiuù tuosto delinguente! Mannaggia 'a morte! 'o Marchese me vo fottere 'a Palummella.

MARCHESE DI CACCAVONE(facendo segno con le mani dei soldi):

Sì... me piace Palummella... Ma... quanto, quanto...

FLUMINELLA:

'A purpetta ca ve cumpete... 'a terza parte che è poi chella ca vuje pigliata da 'o marito. Condizio sine quacchion24, fonda e mentale, è ca v'a chiavate 'a Palummella 'ntramente ca 'o marito aspetta 'o vaso ca sforna ll'oro! 

MARCHESE DI CACCAVONE:

Site sicuro ca sta cosa riesce?

FLUMINELLA:

Cumme nun riesce? Sempe ca, per ve fà 'a piccerella senza 'nciampico, 'ntrament' c'a cummigliate sana sana, cuorpo, mantiello, palle e pesce, rummane essa tisica25 sotto mascherata pe' tutt' o tiempo. Capite ca 'a piccerella se mette scuorno, e po'... nun se sape maje. Si tra i fuméta d'e machine ca fanno l'oro, 'o marito le fosse a venì 'a nsiria e mettere 'a capa fora, maje e poi maje se ne putarria addunà ca là, dinto a chillo bello sacco umano mascherato coperto da voi autro, sta l'autro suo tesoro: 'a bella Palummella.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Sì, ma si fosse 'a succedere st'urdema cosa... si chillo s'affaccia e m'addumanna. "Don Rafè che state facenno", i' che risponno?

PULCINELLA QUACQUIERO:

Vuje dicite: "Me sto scupanno 'na serva 'e Sansevero". Pruvate 'a dicere!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Me sto scupanno 'na serva 'e Sansevero.

PULCINELLA QUACQUIERO: 
Bravo! Cumme 'o dicite vuje ascite 'a capacetà pure 'a chillo figl'e 'ndrocchia 'e Giulio Cesare! (Con colpetti sulla spalla al Marchese) Lasciatevelo dicere e abbalurà26 'a me che songo lo 'strissimo sbafante27 sfuorgiante... principe 'e San... severo! 

FLUMINELLA:

Bravo! Na vota tanto Pullecenella ha capito tutte cose, ohì.

Don Ebrante entra in teatro. Il trio agisce spasmodicamente prima che venga.

PULCINELLA QUACQUIERO:

'I vi lloco, i vì. Stateve zitte, ca ritornano.

FLUMINELLA(al Marchese):

Accettate?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Affare fatto!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Affare fatto! (In a parte verso il Marchese) E puortame 'a soreta!

FLUMINELLA(in a parte guardando verso Ebrante):

T'aggio fa cacà l'uva, l'aceno e 'o streppone.

I tre mettono rapidi la mano l'uno sull'altro e si dividono.

SCENA 3

I tre si affacciano a vedere meglio, sorpresi dal fatto che il Marchese è solo.
PULCINELLA QUACQUIERO:

E addò sta Palummella?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Ma Ebrante sta sulo. E che succiesso?

FLUMINELLA:

O' miracolo 'e santa Eustachia.

Ebrante sale sul proscenio.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Don Matteo, e vostra moglie? E 'e pprove?

MATTEO EBRANTE:

Pe' oggi le bastava co' tiatro. Le bastava e le superchiava...

PULCINELLA QUACQUIERO(toccandosi il cuore in a parte):

Mulier absit a choro28. (A Ebrante, quasi piagnucolando) E addò l'avite lasciata?

MATTEO EBRANTE(un po' sospettoso):

'A casa. Co tre mannate 'e chiave e tutte 'e feneste sprangate. Almeno fino a che nun ritorno io. Va bbuono?

PULCINELLA QUACQUIERO:

Buono, buono... Buono co puparuolo...

MARCHESE DI CACCAVONE:

Egregio messere Ebrante qui nuje, in vosta luntananza, avriamo penzato 'e ve proporre nu piccolo granne affare. Sapite... p'a suvvenzione d'o tiatro ca, p'a rappresentazione d'a mugliera vosta tanto tanto appassiunata 'e scenejata, interessa pure a vvuje!

MATTEO EBRANTE:

N'affare pe cchi?

FLUMINELLA:

Pe vuje e.. pure pe nnuje!

MATTEO EBRANTE(stringendosi il forziere al petto):

'E che se tratta.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Oro. 

MATTEO EBRANTE:

Oro?!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Eh... oro. Molto. Tanto oro.

MATTEO EBRANTE:

Oro... vero?

FLUMINELLA:

E comme... oro fauzo?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Oro verissimo, di granne carato!

MATTEO EBRANTE:

E addò?

MARCHESE DI CACCAVONE(con aria segreta):

Vuje 'o sapite 'o principe 'e San Severo?

MATTEO EBRANTE:

O' granne fattucchiaro!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Eh. 'A quacche semmana 'o nostro amato Fluminella lavora al suo servizio. Sapite, 'o principe, ca è amante 'e l'opera cantata ce teneva assaje 'e havè nu crastato 'o servizio suojo e accussì have pigliato Flumnella ca serve, nun è scassocazzo e canta.

MATTEO EBRANTE:

'Ncopp'o 'o fatto ca nun è scassacazzo avria quacche serio dubbio... 

FLUMINELLA:

E qua dubeto.. m'haveno scassato loro a me 'o cazzo... no i' a ll'oro!

MARCHESE DI CACCAVONE(preoccupato che possano litigare):

Avanza 'o pere ca 'o sole coce! Jamme ià!! Procedimmo!

Fluminella sbuffa e si morde la lingua.

MATTEO EBRANTE:

E allora?

FLUMINELLA:

'O principe m'ha pigliato a ben volere e m'ha ditto ca è capace smatamurfià trasfurmà 'n oro... materiale vile assaje.

MATTEO EBRANTE: 

E che è sto materiale vile?

PULCINELLA QUACQUIERO:

A merda, cumpà... 'a merda.

MATTEO EBRANTE:

Merda?!

FLUMINELLA:

Eh merda... Merda ca naturalmente vuje stesso avite 'a dà. Anzi pe' regula, avisteve 'a magnà pe na semmana sana, primma 'e l'opera, pasta e fasule... Cuntengono forza e fierro...

PULCINELLA QUACQUIERO:

Songo esplosive! Bum! Bam! Pò!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Co 'a pasta 'e fasule chissà che bell'oro ca esce!

MATTEO EBRANTE(meditabondo):

Pasta e fasule... E po'... pe magnà fatica e stienti: pe' cacà nun nce vo niente.

FLUMINELLA:

No bello piatto 'e facioli arricreuse e costa pure poco... chesta è carne d'e puverielle... ma stavota è acquasanta pe' bumbardare 'e quibus29 vossignoria che cacanno farà miscela 'e oro!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Col vostro propeto culo.

MATTEO EBRANTE:

Oh! Oh!

MARCHESE DI CACCAVONE:

E' a scienza moderna don Matteo. Voi cacate per il principe e luio trasforma a merda in oro!

MATTEO EBRANTE:

Ah! Tutta pe me?

PULCINELLA-FLUMINELLA-IL MARCHESE(in coro):

E tutta pe vvuje?

MATTEO EBRANTE:

E pecché nun 'o facite vuje?

PULCINELLA-FLUMINELLA-IL MARCHESE(in coro):

Pecché a noi manca 'a materia prima.

MATTEO EBRANTE:

Jate stitiche tutte e tre?

MARCHESE DI CACCAVONE:

No, io vaco buono di corpo. Anche se quacche vota vaco de sciorda.

FLUMINELLA:

Io vaco cinque vote 'o juorno e so capace e regnere 'na vasca sana.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Quanno caco io è peggio d'a lava d' Vesuvio. E' capace e sutterrà Pumpei, Ercolano e vulenno pure Torre 'o Grieco!

MATTEO EBRANTE:

Bum! Ma si site capace 'e tanto pecché nun scacarazzate vuje p'o principe. Pullecenè accussì addiventate ricco sfunnato.

PULCINELLA QUACQUIERO:

E no caro don Ebrante. Chella materia prima 'a tenga a valanca ma me manca chell'autra: l'argiamme!

FLUMINELLA:

Pe' fa l'opera nce servono comunque almeno dicimmo 50 carlini 'a mettere dint'o 'mpasto alchemico. Sapite oro chiamma oro. 

MARCHESE DI CACCAVONE:

E nuje l'argiamme nun 'o tenimmo! Niente propeto... Manco no turnese! 

MATTEO EBRANTE:

E 'e vulite a me? Sapite buono c'avite sbagliato palazzo!

FLUMINELLA:

V'o facite d'oro 'o palazzo don Mattè, quanno l'esperimento riesce.

MATTEO EBRANTE:

Ma scusate 'int'a tutto chesta smerdiata aurea, 'o principe che c'abbosca?

FLUMINELLA:

Niente. Basta ca nun ce remette spese... (Avvininandosi al publioc e battendosi il petto) 'O principe 'o fa pe mme, p'a voce mia r'oro. Isso tene tant'e chill'e zecchine e zecchinette ca nun have bisogno né de barbettune vuoste né 'e trasformà strunze in sbruonzule30.

MATTEO EBRANTE:

E 'e sorde ca ve fosse a dà?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Na parte pe l'oper'e purpe e n'autra parta so pe nnuje. (Indicando sé e gli altri due) Uno, doje e tre. 

FLUMINELLA:

Pure pe mme. (In a parte) E' pe' palle e don André.

PULCINELLA QUACQUIERO:

E' p'a sanzaria...

MATTEO EBRANTE: 

Quanto?

MARCHESE DI CACCAVONE:

500 carlini.

MATTEO EBRANTE:

Ieh! ma è tanto!

FLUMINELLA:

'O massimo... putimmo scennere a 400. Compresi 'e 50 che avimmo 'a mmescà 'int'a mmerda.

MATTEO EBRANTE:

Treciento.
PULCINELLA QUACQUIERO:

'O 310. E vuje, a secondo d'a cacate, ne guadagnate ciento vote tanto.

Ebrante rimugina.

FLUMINELLA:

E po' nu granne rialo p'a mugliera vosta, Annuccia...

MATTEO EBRANTE(sospettoso):

E che nce trase Annuccia?

FLUMINELLA:

'A mugliera vosta è sicuro ca v'a purtate appriesso... nun è overo?

MATTEO EBRANTE:

Comme no!

FLUMINELLA:

Eh! Pe essa tengo pure nu bello vestito de scena, ricco e scicchettuso, offerto d'o Marchese.(Il Marchese annuisce) Accussì almeno essa farrà bella figura co' principe. Nun avimmo a fa a parte d'e zelluse31.
MATTEO EBRANTE:

Comme no!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Allora azzettate32?

PULCINELLA QUACQUIERO:

310... cchiù 'o vestito pe Palummella...

MATTEO EBRANTE(grattandosi la testa, guardando sospettoso soprattutto Pulcinella):

Pare no buono affare facenno 'i cunti, anche se comme vuje stessi capite... 'a cosa puzza nu poco...

PULCINELLA QUACQUIERO: 

E' chiaro. Puzza 'e merda.

MATTEO EBRANTE:

Io nun faccio mai niente ammurrone33. Co tutt'o rispetto ca tengo pe vuje, 'o marchese voglio dicere...(facendo una smorfia) Fluminella e Pullecenella(fa una rasca simil pernacchia), dateme vintiquatt'ore 'e tiempo. E' a vecchia regula d'a bonanima d'o nonno Abramo.

PULCINELLA-FLUMINELLA-IL MARCHESE(in coro con aria terrea):

O' Malo Russo. 'O capo 'e tutti 'i 'mprestitatori 'e Napule e dintorni ai prezzi (con ironia) cchiù avasce 'e tutt'a zona. (In a parte corale) Puozzo struzzà tu e 'i isso. (Facendosi segno di croce corale) Scall'anime 'e tutte 'e muorte vuoste.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Va bbuono 'a dimane a chest'ora p'a risposta?

MATTEO EBRANTE:

Craie, va bbuono.

SCENA 4
Entra qualche persona in teatro.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Oh ma s'è fatto tardi! Veco già gente ca trase... Che ora facite don Matte'?

MATTEO EBRANTE(tirando dal taschino l'orologio, cercando di mostrarlo per far vedere che anche lui ha un orologio, portandoselo sotto sotto l'occhio):

Mancano cinche minute a ll'otto.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Presto! Presto accummenzammo 'o spettacolo 'e stasera...

Cimitero attacca musica di prova e Fluminella fa gorgheggi. Pulcinella mette a posto un po' di roba e prende posizione.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Vuje don Matteo, vu vedite 'o spettacolo cu nnuje?

MATTEO EBRANTE:

Si è gratis, sì.

MARCHESE DI CACCAVONE:

E' gratis, gratis... sultanto pigliate posto 'ncopp' proscenio... Lassammo libero na seggia pe' no pavante... 'o posto vuosto...

MATTEO EBRANTE:

E che faccio là 'ncoppa?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Guardate... facite scena muta...

MATTEO EBRANTE:
Ma se vede buono?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Na meraviglia! Eh, pigliateve chella seggia...

Ebrante afferra una sedia e borbottando si pone sul proscenio verso destra.
Anche il Marchese si dà da fare e ordina la chiusura del sipario.

PARTE SECONDA

SCENA 1

Il Sipario si riapre. C'è un po' più di ordine in scena, ma soprattutto appare in rigogliosa luce lo scenario del Castel dell'Ovo sul golfo di Napoli, mentre va una bella musica dedicata alla città.
Al centro Pulcinella, con accanto sulla destra il Marchese nelle vesti del tradizionale Pazzariello. Il maestro di cerimonie è coloratissimo più dell'arcobaleno. Ha una giacca bianca con spalline di rame e fili dorati, bavero rosso con bordure dorate, calzoni alla zuava, calzettoni e scarpini, berretto di foggia militare. In mano il bastone, che alza per dare inizio allo spettacolo e poi per incitare il pubblico a intervenire nei momenti top.
Fluminella ha messo le vesti d'o munaciello, con tonaca marrone e cappuccio; Cimitero quelle della Bella 'Mbriana fattasi suora, con tonaca bianca e cappuccio. Ora, è all'in piedi accanto alla spinetta, con un tamburo in mano.

MARCHESE DI CACCAVONE(sostenuto da scariche di tamburo e sollevando il bastone):

Uommene e femmene, gruosse e piccirille... 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Popopom! Tatata! Pa-fiu! Fiu! Fiu! Fiu! Tatata! Papum!

MARCHESE DI CACCAVONE:
Puttane, curnute, avarune, delinquenti, scucuzzate34! 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Popopom! Tatata! Pa-fiu! Fiu! Fiu! Fiu! Tatata! Papum!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Vuje venite 'o tiatro pe' vedé 'a robba bbona, fresca e a buon marcato!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Popopom! Tatata! Pa-fiu! Fiu! Fiu! Fiu! Tatata! Papum!

MARCHESE DI CACCAVONE:

E pe' darvi 'o massimo d'a soddisfazione... 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Pa-ta-pa-ta.. pum!

MARCHESE DI CACCAVONE:

. io ve cunsiglio de fà chello ca cazzo vulite pe tutta 'a rappresentazione.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Popopom! Tatata! Pa-fiu! Fiu! Fiu! Fiu! Tatata! Papum!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Venite a sentì cu cazze 'e fiche 'a bona nuvella! Ca chesta cu ze monaco e sora Bottana, è 'a vera farsa de Pollecenella! 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Popopom! Tatata!Pa-fiu!Fiu!Fiu!Fiu!Tatata!Papum!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Cummenzammo! Attacca banda!

Cimitero dopo la scarica estrema di tamburo, lo molla e dà di piglio alla spinetta, con una musica molto svelta, mentre Fluminella sale su un podio accanto e innesca gorgheggi.

PULCINELLA QUACQUIERO(alla sua maniera):

Signore e signore, gentiluommene cafune, ve salutammo ardentemente Fluminella, Pollecenella e se scusa, p'a mancanza, Palummella. (Occhiataccia di fuoco su Ebrante, vivamente ricambiata. Cantando accompagnato) Pallummella zompa e vola dint'e braccia e nenna mia, Vancelle a dicere ca io me moro palomma mia palomma mia dincelle tu.(Il Marchese col bastone invita il pubblico a cantare l secondo pezzo) Pallummella zompa e vola dint'e braccia e nenna mia, Vancelle a dicere ca io me moro palomma mia palomma mia dincelle tu.
(Gorgheggi on line di Fluminella).

MARCHESE DI CACCAVONE:

Simmo onorati, signore e signuri, 'e tenè cu nnuje 'n prima fila 'o nostro - sperammo - futuro finanziatore d'o tiatro. Messere e gran mercante Don Matteo Ebrante.

Fischi.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Sscc... sscc... (Altra bordata di fischi. In a parte con Don Matteo) Ma pecché nun avite purtato pure 'a mugliera vosta?

MATTEO EBRANTE(a voce alta):

Stasera 'o spettaculo è troppo spuorco. Robba 'a stuppagliose e cortisciane...

Salva di improperi delle donne presenti.

UNA DONNA(urlando):
Fetente! 

UNA DONNA(urlando):

Avarone! 

UNA DONNA(urlando):

Curnuto! 

UNA DONNA(urlando):

Piglianculo!

MARCHESE DI CACCAVONE(urlando):

Basta! Basta! Ccà c'è stato n'equinozio. 'O vidite che sant'uommene ca nce ne stanno ccà dinto, damigelle e femmine scicchettuse, eh? Guardate, vedite meglio!

DONNE(in coro scrutando):

Aaaah! Nun se vede niente!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Allora chiedimmo scusa 'a sto gentile pubblico ma stasera avimmo a fa a meno 'e Palummella.

UNO SPETTATORE(urlando):

Dacce 'e sorde d'o biglietto, curnù!

UN ALTRO SPETTATORE(urlando):

Vulimme 'a Palummella nosta!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Basta! Basta! Tra ddoje sabato l'avrite co na piccola jonta a 'o prezzo c'avite già pavato. Va bbuono?

I fischi si smorzano, ma non i mormorii.
PULCINELLA QUACQUIERO(in urlo finale):

Oh! Ve pozza piglià na resibbula35 Statevu zitti!

Il pubblico tace.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Procedatis cum silentio. Va bbuono? Si no v'inculo co 'a mazza 'e don Trentio. Va bbuono? Oh! (In posa a braccia da ali, con musichetta di sottofondo di Cimitero, con intervalli canori di Fluminella) A proposito cercate 'e venì pure dimmane 'e ssera. E a chi nun è venuto a iere... sera e si 'o scanaglio 'o spacco 'a capo. Io songo Pollicenella, figlio di Tammero e Catammero Cetrulo de Madamma Papera Trentova e parente di messere Unze Dunze e Trinze e Quirinze e de Nacchete Conta Cadece e de Tabuna Tabella Pagana Zulfana Puttana Minoffa Mignotta Catoffa e 'Ntrocchia Dece Minece etcetera, etcetera, etcetera, si no me rompo 'o cazzo chhiù e chello ca nun me so rutto aiere sera. Chi c'è stato - chi no peste lo colga - sape ca filastrocca geneageologica è chhiù llonga assaje assaje... 

Musica triste.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Signure e signuri 'ncrapettate36 ccà davanti a vuje nun tenite nu malo crastato, ma nu santo. E chisto sajo spuorco similbianco ca porto ncuollo m'o 'mprestaje 'o ze monaco gallone d'o cunvento Pullicina Addolorata.
I' vestivo semplice, i' jeva quasi annuro. (Guardando verso Ebrante) Ma pecché me puzzavo 'e famme no comme cierte strevuze ca 'o juorno 'e oggi vanno tenenno stritte core e sorde, e vanno co 'e pezze 'nculo e manco, pe' sparagno, franfallecchiano 'int'a puchiacca d'a mugliera pe' pavura 'e avé figlie - ca costano - ma sburrano - 'a rara vota ca vicchiaia ncumbente glie 'o cunsente - 'int'o mazzo paffuto d'a signora.
MATTEO EBRANTE(alzandosi):

Oh che ce l'avisseve cu me?

PULCINELLA QUACQUIERO:

Nooo! E che tenite 'a cor'e paglia? E poi nun me permettarria maje... vuje site nu galantommo, cu na bella mugliera pura e onesta comme 'a Palummella. Aaah! (Canticchiando) Palummella...
(Ebrante si risiede, un po' acquietato).
Tutto l'avere mio s'arriduceva a na cammisa e nu paio 'e cazune 'e tela sfrantummata. I' nun alluggiavo 'inta na casa co' 'e lenzole ma 'mmiez'e strade 'e Napule. Dormevo 'ncopp'a vrecciunata 'e via Toledo, quacche vota 'int'a na cesta 'e turtiello37. E là passavo 'e notte, ciuotto si truvavo recanzo38 all'acqua e 'o viento. E si 'o tiempo era buono me purtavo 'a rriva 'o mare. 
Per campà nu poco prattecavo 'o mercato addò faceva a mazzate pe na fatica cu chillo cumm'a me, pecché peggio nun ce putevano esse. (Rivolto all'avaro)Me bastavano quatto sorde pe' campà. Magnavo p'a via stessa maccarune, pesce salato, provole, fasule, 'nsomma chello ca capitava.
'Na vota me mettiette 'ncapo 'e fa na fatica fissa. Ma chiammateme fesso! Fuj' comm'a a na brutta malatia a cui poi fortunatamente a doppo poco so stato buono.
Pe tramite 'e n'amico truvaje nu posto 'e servo corridore ma fu 'na vera chiavica. Purtavo 'a livrea 'n servizio, fetiente stracci fore servizio. E' vero ca magnavo meglio: paste, pastarelle e confetture, marmellate de zucari, pignate immaritate, torzi insirupati, molignane 'mpastate, salami, formaggi, vitelle 'e Surriento, (guardando Fluminella) castrati... Pensavo 'e truva l'oro fisso e invece... 
(In crescendo, girando vorticoso per la scena stuzzicando anche Ebrante fino all'esplosione) Curre accà, curre allà, curre 'ncoppa, curre abbascio, curre dinto, curre 'a fore... 'into mazz'o da signora! Basta! (Cade a terra) Nun me ne firo cchiù 'e correre nnanze e arret 'e carrozze, cu ste torce pesanti... 'o lavoro è massacrante e io songo no pollasto nato stanca c'adda vivere pe na sola cosa: pe ripusà!
Addio bella gente. 'O zampampero39 s'addorme pe sempe e schiattimpace muort'e fatica!
(Allarga le braccia. Disteso per terra come morto).

Applausi del pubblico ed entusiasmo.
Pulcinella si alza e fa un inchino.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Semiarresuscitato! Basta. Me so stancato 'e durmì 'a chest'autra parte, 'ncopp'a via de l'eternità. Già è bbenuto lo mumento de riavé friccecamiento. Pure accà, orrore orrore, dint'o regno de la morte che t'e veco... No dimmoni, ma pur mo, e vuje site testimoni, munacelle e munaciello. Già mi gira 'o rafaniello! Che me raccont'e bello 'o ze' monaco ca avanze?

Fluminella, tetro si fa avanti, atesta bassa col cappuccio che copre la faccia.

FLUMINELLA(alzando la testa):

'A vicchiaia d'o cazzo! (Indica col dito puntato l'Avaro).

MATTEO EBRANTE(alzandosi e sbraitando):

Oh! Oh! Che dici? Vuò 'e mazzate?

PULCINELLA QUACQUIERO(ruotando braccio e dito puntato verso Caccavone, mentre si rivolge a Ebrante):

Scusate, scusate have sbagliato ircuciervo40. Cuccureccù, quanno si' viecchio, nun vale cchiù!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Oh! Oh! Vide addò 'a j!

Pulcinella ruota braccio e dito verso il maestro di musica.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Ccà pare ca jammo buono, oì...

Pare di sì. Ma il braccio come un automa torna a puntare Ebrante.

PULCINELLA QUACQUIERO(confidenziale):

Nun ce facite caso don Mattè... a quaccuno addà puntà?!

MATTEO EBRANTE:

Sì, ma nun puntasse troppo! Si no me 'ncazzo e so mazzate 'a cecata! (Colpo di tosse, ed espettorazione).

Pulcinella rimane piegato sul proscenio tra Fluminella ed Ebrante a controllare le reazioni di costui e a mitigare con sorriso e testa le bordate.

FLUMINELLA:

Il tempo inesorabile
t'ha sulla fronte impresso
'na ruga incancellabile:
Matte', si' viecchio e fesso!41

MATTEO EBRANTE(alzandosi e sbraitando):

O ma basta! Ma allora ce l'have cu me? I mo 'o vero perdo a pacienza... e faccio no micirio! (Colpo di tosse ed espettorazione ripetuta). 

PULCINELLA QUACQUIERO:

No, no, no. (Rivolto a Fluminella) Munaciè, invece di Matteo, dicite pe favore "Oi Pè", tanto nun cagna niente. (In a parte col pubblico mentre Ebrante continua ad avere problemi di espettorazione)Che poi 'o titolo originale 'e sta poisia, have ragione don Matteo, era... "A nu Peppe ca nun arrizzava cchiù". Anzi nun sonco 'e femmene ca a chisto Ebrante nun piaceno(Fa una riservata pernacchia): so' è sorde ca n'abbastano!

FLUMINELLA(sempre con braccio teso e dito puntato):

Vedi gli affranti muscoli
son logorati e vizzi:
sei quasi paralitico:
Matte', tu cchiù n'arrizze!

Pulcinella apre le braccia sconsolato, mentre Ebrante è ora solo preso dal suo scarracchio.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Pacienza, dicette don Vicienzo.

FLUMINELLA:

Alla beltà ritrosa,
vecchio canuto e pazzo,
tu cerchi ancor la rosa...
Che vuò cercà: sto cazzo!

Credi abbracciar Ia vergine:
sogno d'inferma notte;
ti desti e abbracci, inconscio:
Lu cazzo che te fotte!

Con drappo rosso e vivido,
il collo avvoltolato,
tu sembri quel riverbero:
Lu cazzo mio nfasciato!

La forza dei cosmetici,
non tende al tuo capello
la tinta bionda, giovane
Pitta cu stu penniello!

La tua vecchiaia ascondere
sott'abiti che vale?
Pensa piuttosto a stringerti
La coglia cu 'o vracale!

Non t'adirar, la smania
e la furente angoscia
servono a farti scendere
Più grossa la paposcia!

Scrivi le tue memorie,
che alfin tu sei caduto!
Piangi le tue lussurie:
Matteo, tu si' futtuto!

MATTEO EBRANTE(alzandosi traballante e adirato):

Vide, vide... tu ce l'have co mme! No, no basta! Me ne vaco, si no faccio na carnara42.

Pulcinella scende per trattenere Ebrante. Anche il Marchese invita Fluminella a contenersi.

PULCINELLA QUACQUIERO:

No, no, no. Assettateve nun ce l'have cu vuje. 'O braccio ca tenne verso 'e vuje 'a lato è nu tic nervuso, na mania reumatica... Ze' Munaciello, 'a verità, ce l'have co' Marchese.

Pulcinella ancora ruota Fluminella che rigido indirizza il braccio e dito puntati verso il Marchese...

PULCINELLA QUACQUIERO:

Piangi le tue lussurie:
Marché, tu si' futtuto!

Il Marchese inviperito si fa avanti, attaccando Pulcinella e di lato anche Fluminella, prendendosi il dito irremovibile nell'occhio a causa dell'agitazione. La nuova azione tranquillizza Ebrante che si risiede e segue attento.
MARCHESE DI CACCAVONE:

Ah! E comme te permietto, fetente, cuglione! Ah! A me ca tengo na cosa assaje speciale... (Con l'occhio colpito chiuso e le palme aperte davanti al pene, poggiando poi quella precedentemente attaccata all'altra rimasta in aria) 

Tengo tre parme 'e cazzo, na bellezza!
Che porta 'annummenata p'a frischezza.

Va scassanno pucchiacche a tutte parte
pecché c'o trase e ghiesce sape ll'arte43.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Quanno nun è arte vosta, marchè, jate a fa 'nculo a 'e mamme voste!

MARCHESE DI CACCAVONE(guardando furente Pulcinella e facendo segno col pugno):

Po', tengo na capocchia 'e chesta posta
ca va truvanno na pacchiera tosta.

Scassà nu culo, p'isso è cosa 'e niente:
ne scassa ciento dint'a nu mumento!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Fiiiiiiuuuuu... bum!

MARCHESE DI CACCAVONE(sempre più furente):

E si ve pare a vuje na cosa nova,
calateve 'o cazone e ve dò 'a prova!

Cu stu cazzo - ca scarta sulo 'e vvecchie -
vaco p'a fessa, 'o culo, 'a vocca e 'e rrecchie!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Vattenne, va' coso muscio. Sciù, p'a faccia toja! (Pausa) E mò na bella poisia aromatica sullo stesso stezzito fatto del nostro emerito eremito meteorico capocomico 'o Marchese Caccavone, ommo 'e chiesa, pronto a fa 'a croce e a mettere 'ncroce, ciuccio santariello, sempe addenucchiato. Se crere forte e tuosto, ma mica campa tanto(Piagnucolando, e rivolgendosi all'avaro) Ei fu... don Mattè... (Si mette a fianco dell'Ebreo e recita come se fosse lui)

Va' da me lungi, vanne...
Dà ad altri la tua fe'!
Mo' tengo sittanta anne:
Nanni', che vuo' da me?!...

Insuperato atleta,
natura a me largì
'nu fallo d'otto deta
ca te putea servi'!

Oggi esso è gloria vecchia
un vanto che già fu:
'nu passo, 'na pellecchia
ca piscia e niente cchiù!

Finor, quanto ha potuto
l'arte lo ridestò.
Mo' è ghjuto e proprio 'juto;
chiù 'ncuorpo nun ne vo'!

Perché destargli tanta
sete di voluttà?...
Comme 'a reliquia santa
sulo lo puo' vasa'!...44

DUE SPETTATORI:

Bravo! Bravo!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Troppo bbuoni! Troppo bbuoni! (Piagnucolando)Ma mò dopo tante schifezze na storia edificante, ca vale - date date e vi sarà dunato - p'o Marchese, p'a gente e per messere Ebrante! Date date e vi sarà dunato.
Attacca maestro.

Il maestro Cimitero attacca un pezzo sfottà-edificante.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Signore e signure 'ncaprettate a vuje 'A cunfessione'e Taniello, nu piezzo mio modestia a partere...

Taniello, ch'ave scrupole,
mo' che se vo 'nzora',
piglia e da Fra' Liborio
va pe' se confessa'.

Al centro Fluminella-Monaco si siede su una sedia. Sotto sotto di lui, avanza Pulcinella talora inginocchiandosi, imbrogliandosi con le ginocchia, con le mani a fare il segno della croce, una volta affondando nel pene del monaco facendogli mnale o fingendo di dargli un morso.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Patre, salvame, i' roseco,
i' pe' nniente me 'mpesto;
ma po' dico 'o rosario,(fa litania rapida)
e chello va pe' cchesto...

Patre, 'ncuollo a le ffemmene... Aha, aha...
campo e ncoppa a 'o bordello. Aha, aha...
Ma sento messe e predeche,(fa litania rapida)
(voce baritonale) e chesto va pe' chello.

Jastemmo... Curnuto, ricchione, chi t'è mmuorto, galioto!
arrobbo... Al ladro! Mariuolo! (Fischia)Alt! 'a pulizia! 
Fujmmo!
'O prossimo spoglio (fa il gesto con le dita a pianoforte) e 'ncoppo le dongo 'o riesto(Fa gesto e rumore della bocca delle paroccolate tipiche del teatro dei burattini);
ma po' faccio 'a lemmosena... 'a carità, scallaneme 'e tutte 'e muorte vuoste(mostra la mano),
(voce in falsetto) e chello va pe' cchesto...

E mo', Patre, sentitela
'st'urdema cannonata... Bum! Poh!
'a sora vosta, Briggeta,
me l'aggio nzaponata!...

CIMITERO(inespressivo):

Maronna, maronna me songo arrecriata.

FLUMINELLA:

Statte zitta tu, cala trinchetto, modera i termini e sona!

CIMITERO:

Maronna, e comme aggio sunato, me songo arrefrescata.

FLUMINELLA:

Sta zitta tu, chiude sto cesso e musica!

CIMITERO: 

Maronna, che frate 'e merda, me songo arrefreddata.

Suonata di ripresa di Cimitero, con nota ripetuta.
Il Marchese Caccavone fa rumore di zanzara. Fluminella fa il movimento con la mano di dare la caccia.

PULCINELLA-CIMITERO-MARCHESE(in coro litanico seguendo la zanzara):

Po' dico 'no rosario, e chello va pe' cchesto...
Me sento messe e predeche,
e chesto va pe' chello.
Po' faccio la lemmosena,
e chello va pe' cchesto...

FLUMINELLA(acchiappando alfine la zanzara):

Pe nu mumento me songo alienato. Ripetite giuvinò... l'urdema frase nun l'aggio capita bbona!

PULCINELLA QUACQUIERO:

'A sora vosta, 'a Briggeta,
me l'aggio nzaponata!...

Musica saltellante.
Fluminella-Monaco si alza dalla sedia e gira attorno a Pulcinella.

FLUMINELLA:

Guaglio', mo ca te veco meglio, tu si' Taniello?...
I' me 'nzapono a mammeta,
e chesto va pe' cchello!

Chiusura di sonata.
Stretta finale. Pulcinella a dito puntato va girando minaccioso attorno a Fluminella.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Tiene mente, tiene mente, tiene mente... e io saria figlio a tte? 
Uh! Mannaggia la semmenta 
'nfracetata 'e chella primma 
stronza, chiàveca e sfaccimma 
magnacazza puzzolenta 
d'a bisnonna d'o vavone 
che mbrenaie chella sguarrata 
puttanona 'nfrancesata 
('nfama cchiù d' 'a 'nfamità) 
che facette 'a discendenza 
d'e curnute dritte e stuorte 
d'e stramuorte 'e chi t'è mmuorte 
primma a mammeta e po' a te!!45
Papà.

Pulcinella si getta al collo di Fluminella. Entrambi piangenti.
Applausi e risate del pubblico. Ora anche Ebrante ride.
Fluminella ritorna in angolo e Pulcinella viene al centro a parlare asciugandosi le ultime lacrime col suo pubblico.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Avite visto quant'è meglio dare. Date, date e 'o rebbeto sarria a vuje sempe pavato... 
Tiatro. Pavate pe bbenì a tiatro. Pecché 'o munno là fore fa male, mo', n'autra vota ancora. E ognuno 'e nuje ca pure se crede buono adda fa i cunti ca è pur sempre ognora fesso. (Piangendo e ridendo da ebete)'O munno è n'eterna semmana p'o fesso.

Quanto si' fesso 'o lunerì matino, 
tanto si' fesso 'o marterì seguente! 
'O miercurì, si' fesso sopraffino, 
'o gioverì si' fesso e si' fetente!

Ma nun t'o ssaccio di' - nun trovo 'a rima -
ca 'o venerdì sei fesso cchiù de prima. 
'O sabato, da quanno sponta 'aurora, 
si' fesso, si' fetente e peggio ancora!

Dummeneca: e 'o ppuò vedé tu stesso: 
si' chiaveco, si piglianculo e fesso. 
E si nun crire, t'o dich'io ch'è overo: 
tu si' uno piezzo 'e strunzo 'a capo a 'o pere!46

FLUMINELLA(facendo un passo avanti):

E po' ca dint'e braccia vaje d'Morte ca cunsola...

PULCINELLA QUACQUIERO:

Fesso, fesso, fesso, tre volte fesso a te e a chillo strunzo vivo ca ce crede ancora!

Applausi del pubblico. 
Musica triste.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Basta me so stancato 'e tante vizie, 'e tant'a sfaccimmo 'e dulore ca pure te fa ridere ma chiù te fa chiagnere 'o core.
Tra tre nuvole chiare me pare 'e rivedé 'a bella terra mia. Napule... Sì, te veco e a ccà nun me movo cchiù. Voglio sta tutta l'eternità a m'affaccià 'ncoppa 'a sto gurfo affatato co castiello e ll'uovo ca m'addecrea lo core. Che ducezza sto cielo azzurro, sto mare ca pare no granne diamante rilucente! Napule è 'o paraviso mio, e ccà, ncopp'a sto ramo 'ncielo ,'i me scordo 'e me stesso, 'e tutte 'e dulure patuti 'na vota 'ncopp'a terra 'nfamona. Vire Napule e po' muore. I' te reveco da muorto e campo ancora. Felice e alliero. Pe sempe? Così sia.

Chiusura sipario.
Applausi e fischi del pubblico.

SCENA 2

Pulcinella, Fluminella, il Marchese e Cimitero vengono in proscenio a ricevere applausi, portandosi poi Pulcinella in primo piano.

FLUMINELLA:

Pulecene' 'e sische tienele p'applause.

PULCINELLA QUACQUIERO(facendo una smorfia di risposta a Fluminella, poi rivolgendosi al pubblico):

Pe' tutte so nu principe,
pe' tutte so' signore!
Solo per il mio pubblico
(con un inchino)fedele servitore.

Dopo gli applausi le persone che erano entrate escono dal teatro, come pure di quinta il Marchese, Cimitero, Ebrante. Pulcinella e Fluminella commentano in proscenio.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Fluminè 'o spettacolo è gghiuto buono!

FLUMINELLA:

Buono o na schifezza ccà nun se vede nu sulo pesiello!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Me vene 'a chiederme se è chhiù avaraccio Ebrante o 'o Marchese ca nun ce pava maje.

FLUMINELLA:

E no. Nun è 'e stessa cosa. 'O Marchese è sulo puricchiuso, nun tene tutte ste sorde comm'a don Matteo e se puzza sulo 'e famma. Zezzuso, rattuso... pensa sulo a fottere. A ognuno 'a mania soja. A nuje chella 'e 'mbrusa a sti piecore duje pe nce luvà nu poco 'e famma.

PULCINELLA QUACQUIERO: 

Sperammo ca nun sto cchiù cu 'o culo 'int'e pummarole47.

FLUMINELLA:

E io cu 'e pacche 'int'all'acqua48!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Fluminè ma che cazzo t'è bbenuto 'ncapo e prommettere Palummella a 'o Marchese. I' già songo geluso 'e l'ebreo, figuriamoci mò... 

FLUMINELLA:

Ma che haje capito, Pullecenè. E io po' ci ha dongo a isso chillo 'o ciore 'e Palummella... Io gli smisto chella puzzulenta zucculona 'e Giulia De Creo49.

PULCINELLA QUACQUIERO:

'A cantante lirica?

FLUMINELLA:

Eh, propeto... 'a cantante... Quacche vota avimmo fatto nu duetto e una vota c'appiccecajeme pure... Belli tiempi, belli appiccichi... Ma mo simmo buone amice...

PULCINELLA QUACQUIERO:

Ma che fine ha fatto? E' paricche ca nun 'a sento...

FLUMINELLA:

Eh! vicchiaia e decadenza. 'A chiammano 'a Madonna d'o Burdello. Fa 'a puttana de alto borgo, mò e va in giro co' 'a carrozza... 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Co' 'e cosce aperte?

FLUMINELLA:

No carrozza chiusa, chiusa! Veste sempe come dicono 'e francise... à la page...

PULCINELLA QUACQUIERO:

Ah alla paggese. Ten 'e meglio attaccapanni per ce mettere ncopp'e 'e veste 'e sbattere! Che pacchia!

FLUMINELLA:

No à la page! page... come pagina..
PULCINELLA QUACQUIERO:

Ah! pagina... e qua pagina? 47, 78, 325...

FLUMINELLA:

1000! Anzi cchiù e mille! E' atturniata 'a tante amirusi50 spasimanti ca nun se contano. Dice essa - comme dice pe' na meza guardata ca na vota le dette - che è devenuta l'amante d'o viceré spagnuolo.

PULCINELLA QUACQUIERO:

E invece...

FLUMINELLA:

Burdello. Sulo burrdello. Tu 'a pave e chella se squaquiglia51. Nuje pavammo a De Creo e (ridacchiando) 'o Marchese m'addecreo! Pensando 'e avere 'ntramezzo 'e vraccia Palummella... Oggi Giulia è capace e fa sulo... 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Fa pure 'e fasule, 'a De Creo?

FLUMINELLA:

Nun 'o saccio si chiava e fa i fasuli. Pullecenè, Pullecenè fance 'o cesso e lassame parlà. Dicevo Giulia fa sulo Casino e burdello... cu nu poco 'e mal francese, diceno, ca sperammo buono nun s'attacca a chillo rattacaso d'o Marchese. 

PULCINELLA QUACQUIERO(sospiroso):

Ah, 'o carnalazzo marchese e 'o rusecachiuove Ebrante. Ih che bella pareglia52 'e mbrusati!

FLUMINELLA:

E che bella trasula! Loro dduje cacarranno vizi e peccate, 'ntramente ca nuje magnammo alleramente! Nominativo...

I due fanno acquolina in bocca in escalation al riferire le pietanze.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Caso sia, o pane cuotto. Genetivo...

FLUMINELLA:

Huius vescuotto, a soperzata. Dativo... 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Huic cannata, a Jelatina. Accusativo...

FLUMINELLA:

Hanc gallina, l'uosso mastro. Vocativo...

PULCINELLA QUACQUIERO:

O pollastro, o tu capone. Ablativo...

FLUMINELLA:

Ab hoc sausicchione, a tommacella. Et personaliter nominativo: he porcella, o casofrisco.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Genetivo: huius sardisco, a pernice.

FLUMINELLA:

Dativo: huic radice, a pastenaca.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Accusativo: hanc saraca, o tarantiello.

FLUMINELLA:

Vocativo: o fecatiello...

PULCINELLA QUACQUIERO:

. o pesce sarda. Ablativo: abhac mustarda...
FLUMINELLA:

.da o crapetto53.
PULCINELLA-FLUMINELLA(in coro svenevoli leccandosi i baffi):

Aaaah! Fa' sputazzella 'n mocca! (Poi riprendendosi e saltando) Oooòh!

I due se ne vanno abbracciati e ridenti.

PULCINELLA-FLUMINELLA(in coro):

Vocativo: o fecatiello, pesce sarda, abhac mustarda... a faccia d'o marchese e de l'avaraccio Ebrante!

FLUMINELLA:

Chilli duje avranno pane sereticcio pe' diente scassate ca teneno 'mmocca!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Sì pane, e culo e diente rutte!
Pulcinella e Fluminella se ne facendo smorfie di azzannamento coi denti e discutendo.

SCENA 3

Rientra sul proscenio Ebrante che guarda i due mentre se ne vanno.

MATTEO EBRANTE:

Guarda guà... pareno cazzo e cucchiara! 'O cchiù bunariello tene 'a guallera e 'o scartiello. Chi sa che vanno compluttanno chilli dduje. Menano cinche e tirano sei...54 E po'... ampolle ca spillano renaro. Archimie sfurgiose. A' merda ca cache e se fa oro. Ccà l'affare fete... E comme fete! (Pausa) Ma nun me chiammo cchiù don Matteo Ebrante si nun tento st'impresa. E si fosse 'o vero? 'O principe de Sansevero fa cose ca fanno ascì for'e panne. Cose ca nun se guatano, se stravecono! E' no masto, no stregone! Fa teatri piritotecnici... pò! pò! pò! N'archibugio ca pò sparà a scelta a fuoco o 'a viento, 'a sciveta, pà! pà! pà! Na mantella ca nun se bagna p'a caccia d'o rre a duble faccia. No cannone tanto liegio quanto putente, bum! Cro quac cro quac cro quac na carrozza ca va' pe mare e pe' terra. Diceno pure c'have inventato tavule ca se 'mbandiscono esse stesse, senza servitù... e che sparagno! 
Sboria55? Cazzate? Nooo... E po' l'aggio visto co ste dduje uocchie mieje chella specie carrozza a duje cavalli, cucchiere e schiavuttiello addreto ca ghieva pe' mare e pe' terra, miraculosa, là 'ncopp'a l'acque azzurre azzurre 'e Santa Lucia 'nnanze 'a Corte 'o completo co' tanto 'e rre e reggina(Sorride compiaciuto al ricordo). Sotto steveno chiantute56 marenare ca 'a viva forza vutavano 'e rrote, fatte cu tanta ragge ca pervano rimme. Praticamente era 'na zattera miraculosa cu ncoppa na carrozza liggiera. 'Ncoppa 'ncoppa no timmone, vicino no lacché che 'o faceva movere p'o tramite 'e duje fune 'e fierro, fissate a na doppia pedarola. Voca, voca! E 'a carregrazia57, miraculo di gnegnero58 o de Ddio, sbatteva l'onna e arrialava a gloria! 
Ma comme se fa a rialà tutt'o sto bene 'e Ddio. Tu daje, e priesto tu staje punito. Dopo poche journe venette nu granne mare, cha pareva 'a vocca stesa dell'infierno fatt'a acqua, e 'a carrozza s'agliottete comme si fosse nu muorzo 'e primma qualità.
Sboria? Cazzate? Nooo... No, no, è tutt'overo. Che ommo 'e gnegnero 'o principe 'e Sansevero! Chillo overo scenne d'e cugliune d'Abramo! Cu tutte ste fattucchiarie vuò vedè che veramente 'o principe de' mammune è riuscito a smatamorfià59 a vile merda 'n puro oro?
Cumme dicette 'o nonno... (Fa la voce da vecchio del nonno) "Mai rifiutà n'affare, pure si tene luntana puzza 'e mbruoglio o - comme, dint'a sto caso - 'e merda". Accussì diceve nonno usuraro don Abramo 'o Russo. "Nun te fidà manco d'a pettola d'a cammisa! O' mpurtante è se guardà 'e spalle pe' spallià60 e s'addefennere 'o culo". I' voglio ì appriesso 'e cunsigli' d'a bonanima 'e nonno Abramo, comme aggio sempe fatto senza me truvà mai male! Ma m' aggio a'ddifenne spalle e culo! Pecché signori miei belli, io nu rimedio p'a mbrusatura 'o tengo già bello e 'nfaguttato. M'è bbenuto all'intrasatta. Nu lampu cumme quanno t'adduorme cun nu pensiero ca t'arravoglia e poi, de botta, a 'e cinque d'a matina, quanno 'o uallo canta e se schiara juorno, tutto scataratta61 e te vene 'ncuollo na gran luce ca pare mezzo juorno. Chi se sceta p'a matina se bosca nu carrino; chi se sceta a mezzo juorno se bosca nu cuorno.
Tutto è 'ntravenuto dint'a capa mia, ma tutta stevo ccà dinto (apre il forziere e fa ballare dentro un sacchetto) a sto sacchetto 'e dumila carlini ca va ballanno a mmiez'e mille e mille sorde ca sonano bbuone 'a sto magico furziere. (Scuotendo il sacchetto) Ammullechea62, pennulea63, voca, voca. Ammullechea64, pennulea65, esce fora. (Tira fuori quacche soldo dal sacchetto) Vedite ste sorde? Pareno 'o vere, attale66 vere ca servetteno a nu curnutone ca se diceva cunciatore 'e pelle 'e Nola, uno che 'a pelle l'aveva cunciata ma chella 'e Gesù Cristo, per me imbrusà a me. Erano chilli sordi cchiù fauze 'e Ggiuda! Fu l'unica vota ca me 'mpacchiarono... Dicette 'o cafone: "Na vota me faje fesso!". Ma forse sarraggio stato 'o destino ca ognuno 'e nuje dint'e scarpe se porta comme a no cazettino, curto, luongo, bucato, stracciato, fetuso, spuntato... comme pure nce sta chillo che de cauzarielle fa senza. Sente frisco 'e 'o vero ma fa 'o cruosco ncopp'e piere ca tene cavero 'o stesso!
Ma venimmo a nuje. Chisti sordi che nun me facettero durmì pe' journe e journe e quasi m'ammalivo e ne murevo, oggi vencono a me fauze, ma comme vera e santa pruvedenza pe' pavà chisti tre lazzari cumpari 'n caso avessero 'n capo n'autra mbrusatura.
Cumme se conviene, si sta trinità nun 'o vero fa, sti quatto surdacchielle fauze sarranno l'ostia santissima pe' tre 'ngannapacchiane. Salute e bene. 
(Fa per andarsene poi si ferma).
Ah... 'mo ca ce penzo. Almeno 50 carlini hanno 'a essere overe. Pecché si fossero pur issi fauze vuò vedè ca sta smatamorfia, si è overo 'o fatto, nun funziona cchiù? Dà sta muneta bona è na cosa ca nun me scunfinfera nibba67(Va aggirandosi attorno mangiandosi le unghie) Mattè, fallo sto passo, fallo. No, nun 'o fà... Fallo... no, nun 'o fa... Fallo.... l'azzardo 'e ste quatto carlini vere è comme appizzarce68 na capo 'e fenucchiello. Sì, fallo sto passo Mattè, tirata sta meza mola e nun ce penza cchiù. 'O juoco, ben vale nu mezzone 'e cannela!

Ebrante va via traballando allegro, ma toccandosi il molare, e poi facendo colpi della mano in aria come a liberarsi dall'ultimo tremendo dubbio e ridacchiando in maniera volgare.

PARTE TERZA

Rumore di pioggia. Lampi e tuoni.
Nel buio totale avanza in platea il gruppo di strani ceffi.
Davanti regge una lanterna con fiammella un monaco. E' Fluminella con la tonaca di scena, che regge nell'altra mano un cesto sgangherato di vimini con dentro roba da cucina. Dietro Pulcinella nelle vesti del Principe di Sansevero, seguito da Ebrante, col forziere legato in spalla con due corde, che tira Palummella. Si copre dalla pioggia con un sacco di tela in testa. Dietro a tutti il Marchese col mantello e in testa il cappello a falda larga.
Pulcinella-Sansevero porta la bautta, alla maniera veneziana, ovvero il mantellino di colore nero con cappuccetto e la maschera azzurra sotto il cappello a tricorno. Indossa una velada a goday, scampanata, che copre la camisiola, ovvero il lungo farsetto di raso ricamato, senza maniche. Entrambi gl'indumenti sono muniti ai margini anteriori di una fitta fila di gancetti o di bottoni, allacciati con cura. Sembra quasi un mezzo ufficiale perché porta al fianco uno spadino, ornato alla sommità da un pomello d'oro. Mani superornate di gioielli. Fazzolettone snob in mano da mettere vicino al naso perché non sopportano l'odore delle persone comuni. Parlerà a voce bassa, con una erre moscia superarrotata, scimmiottando il Marchese, per mascherarsi.
Annuccia, assai elegante, indossa sotto il mantello un corpino stretto e colmo di trine sopra una gonna ampia a tronco di cono. Sulla testa una bionda parrucca altissima, sostenuta da leggere e invisibili incastellature di filo metallico. La cosa più vistosa è la massa di aggeggi decorativi infissi là sopra: un uccello imbalsamato, due farfalle, un pupazzetto, un mazzetto di 'fiori e foglie. Sulla faccia un maschera argentata a coprirla.

MARCHESE DI CACCAVONE:
E' bbenuto 'o Pat'abbate 'e llacqua69. Propeto stasera...

MATTEO EBRANTE:

'O cielo e 'a terra se so schiarate!

Un lampo e un tuono.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Santa Barbara!

Il gruppo sale sul proscenio dopo che Fluminella con le chiavi a destra ha aperto una porta fantasma. Cigolare della porta.
Apertura del sipario su quinte scure a mo' di muro.
Fluminella tasta nel semibuio, illumina e preme una leva.

FLUMINELLA:

Me pare che è ccà!

Cigolare e si apre una botola con dentro un mummificato simile a Ciro. Dell'essere si vedono tutte le strutture venose e le viscere.

MATTEO EBRANTE:

Ah!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Oh!

FLUMINELLA:

Maronna! Che pavura!

PULCINELLA QUACQUIERO:
Chiure! Chiure! Me faje fa 'e funge 'ncuorpo!

Lesto Fluminella chiude.

FLUMINELLA:

Maronna. Tale quale a Ciro Cimitero. Chillo fino a ieri era vivo... e mo' pare 'a cap'o pere scurtecato... Era vivo fino aiere...

MATTEO EBRANTE:

Vivo? Eh chiammatelo vivo. Chillo quanno respira pare nu cadavere ca primma è murì era già muorto. Figurammoce.

FLUMINELLA:

Ciro! Ciro! Pecché m'haje lassato!

MARCHESE DI CACCAVONE:

No, nun è Ciro, carmatevi. L'aggio visto ca s'aggirava dint'o campusanto stammatina. 

MATTEO EBRANTE:

Addò fa 'o guardiano?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Eh... Aveva buscato na mazzetta e portava i ciori ncopp'a tomba e' nu ricco signore!

Fluminella si è appoggiato casualmente e si riapre lentamente il vano, senza che se accorga. 

FLUMINELLA:

Sicuro ca nun è 'o musicante mio?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Sicuro. Sicuro. E' vero che è sicuro Pull... Principe?
PULCINELLA QUACQUIERO:

Quasi sicuro assai! Me pare chiuttosto 'o cucchiere 'e Bellomunno70. Brrr! 
FLUMINELLA(accortosi di aver riaperto il vano, fa un salto):

Ah!(Lesto richiude il muro).

PULCINELLA QUACQUIERO(tremando):

Fluminella, servo della malora! accussì me facite murire. Procedite a pere de chiummo! Diaballo di uno sfintere!

FLUMINELLA:

Scusasse eccellenza.

MATTEO EBRANTE:

Ma ca tremma pure o' Principe?

PULCINELLA QUACQUIERO(tremante):

No, e qua tremo. So' tranquillissimo. Comme se avessi preso 'na cammumilla! Saraggio nu tic... (In a parte) Me sento quasi quasi pur'io mummificato... aah... 'a carne pecune pecune71 e na lavarella pe' dereto 'e rine. (A Fluminella) Priemme chell'autra leva Fluminè e facimmo ampressa!

Fluminella preme l'altra leva. Si sente il ticchettio di un orologio.

MATTEO EBRANTE:

E che è nun s'arapre?

PULCINELLA QUACQUIERO:

Congegno miccanico a rilorgio! 

MARCHESE DI CACCAVONE(sbuffando):

Aspettammo!

Grande, snervante attesa. Grandi sbuffate.

MARCHESE DI CACCAVONE(per ingannare il tempo):

Ah! cheste songo le famose mummie ca dicono 'e male lengue 'o principe have 'mbalsamato vive.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Eh... e male lengue accussì diceno. Sto ticchettio me da i niervi... E si nun se stanno zitte e mummifico pure esse, vive, obtorto corpo, 'e piezze 'e male lengue! Mo' 'o scasso sto rilorgio! Chisti sono sulo esperimienti di metallizzazione 'e corpi stramuorte! Chi tè mmuorto!

MATTEO EBRANTE:

Ma pe fa che?

PULCINELLA QUACQUIERO(imbarazzato facendo segno ai compari che non sa che dire):

Egregiu signore, bòh.... ehm... io nun 'cartapecoro 'e vivi ma sulo i chi t'è muorto a sto rilorgio, co' a speranza 'e le arresuscità comme riusciette a fa' mo' modestamente tre mise fa cu nu rancio fellone accussì ruosso. T'inchiumme72 rilorgio si o no? Si nun te nchiumme tu, te schiummo73 io. Arresuscità 'e muorte, don Mattè...

MATTEO EBRANTE:
Ah bravo! Comme facette Gesù cu Lazzaro...

FLUMINELLA:

Ca se sussette e riturnaje schiummato a essere nu gran Lazzaro, nu lazzarone... 'O sujo tuorto, gruosso assaje, fu e vulé vivere ancora... Quanto saria stato meglio ca se ne steva pe' fatte suoie 'nchiummato pe sempe dint' o sebburco! 

Il vano ora si apre da solo.

PULCINELLA QUACQUIERO(tremante in a parte):

Siente a me gioia d'o frate, 
nun 'o bbide embé ch'aie tuorto? 
comme sango 'e chi t'è mmuorto 
i' te ll'aggia fa capì?!

E mo tuorne n'ata vota 
a scassarme 'o pasticciotto? 
Cinco e cinco nun fanno otto 
Comme cazzo t'aggia di'?!
Vattenne, va'. Ca me fotto d'a paura!74

MARCHESE DI CACCAVONE(stringendo la mano di Pulcinella-Sansevero):

Congratulazioni principe! Co l'esperimenti vuoste nce saranno tante muorte in meno... 

FLUMINELLA: 

Tanto nun ce bastano tutte vive fetient'e merde ca tenimmo!

Mentre il Marchese eccede in gestualità di congratulazione, scimmiottato in maniera idiota da Ebrante, Fluminella tenta la leva buona, entra una gatta in scena. Tutti saltano.

FLUMINELLA:

Madonna che paura! Si continuammo accussì me faccio a mummia pure i'. Principe no laboratorio con meno cose iettaturate75 nun 'o putiveve fa? 

PULCINELLA QUACQUIERO:

No e o si no che sfiziu nce steve.(Risata a denti stretti).

SCENA 4

Finalmente la leva è quella buona e la scena si apre sull'incredibile laboratorio alchemico, ricolmo di scintille e di vapori.
Al centro scena domina a destra un bancone su cui sono riposte bottiglie di vino in stile alchemico: alambicchi76, ampolle77, pipette78, matracci79, serpentine80, storte81. 
Al centro del bancone leggermente verso destra domina l'Athanor, la fornace primaria con due aperture, con accanto un'enorme zucca, in cui viene lavorata la materia vile82. E' circondata da un bagno di cenere e viene riscaldata dal fuoco sottostante. Sopra una cappa con tubo aspirante verso l'alto.
Su una zona del tavolo sono sparse centomila cianfrusaglie, il cui senso sfugge, essendo più degne di un robivecchi che di un alchimista. In particolari mantici, aggeggi per soffiare, trombe etc.
A completare l'arredamento un cascione vuoto, due telai di armeria, un palla di cannone, moltissime picche e partigiane per uso militare, due mezzi busti di marmo, una cassetta con dentro diversi pezzi d'ottone e scudi di ottone indorati, tre bassorilievi, vetri, lastre in parte sane e in parte rotte, almeno 20 modelli di creta, un martello di ferro per battere carta, un mezzo barile di Sale Neutro, un ordigno di ferro con un'altra cascia, due buccari83 antichi, seggiole fatte di ossa ricoperte nel fondo con pelle.
A sinistra si apre una porta che immette in altra stanza tipo salotto.
Fa per avanzare Ebrante, ammirato a bocca aperta, tirandosi dietro Palummella. Lo trattiene Fluminella.

FLUMINELLA:

Don Matteo. 'A purpetta.
MATTEO EBRANTE:

Chillo ca è justo è justo.

Aiutato dalla moglie Ebrante si libera del telo, tira giù il forziere dalle spalle e lo apre, estraendovi il sacchetto coi soldi falsi(parte in zecchini, parte in carlini) che dà a Fluminella che li prende avido. L'altro sacchetto con 40 carlini veri se lo tiene in mano.

FLUMINELLA:

E chist'autro?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Doppo, doppo. Chisto serve pe' l'opera.

Ebrante tenendo sotto il braccio il forziere e il sacchetto coi soldi veri, mentre la moglie gli si aggrappa a un braccio, avanza col Marchese, facendo strada Pulcinella-Principe. Fluminella poggia il cesto di vimini sul bancone e tira per una manica Pulcinella-Principe facendogli cenno di seguirlo.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Vuje ammirate 'e meraviglie meje. Tutto autentico princisbecche84. M'alluntano nu mumento... cu nu poco e cumprensione. 

Fluminella e Pulcinella-Sansevero si portano sul proscenio a sinistra, al riparo di una tenda. 
In un angolo nascosto del proscenio Fluminella tira fuori i soldi dal sacchetto, si strofina le mani dalla contentezza e li conta e li divide con Pulcinella che non sta in sé dalla gioia. Fluminella mette la sua parte di soldi in saccoccia. Gli altri li prende Pulcinella nel sacchetto riponendoseli in petto.
Intanto laggiù dopo aver ammirato i congegni Ebrante è piuttosto nervoso e guarda l'orologio.
MATTEO EBRANTE:

Ma quanno arriva sto principe?

MARCHESE DI CACCAVONE:

Mo' mo'. Nu poco 'e pacienzia.

PALUMMELLA ANNUCCIA:

Marito mio fermatelo l'orologio accussì nun spantecate cchiù.

MATTEO EBRANTE(come colpito da luce):

Have ragione. Po' dice che 'e femmine nun servono a niente. 'O tiempo è denaro e si fermo 'o rilorgio aspettanno inutilmente nun guadagno ma manco perdo(Tirando una levetta ferma l'orologio e lo mette e posto nel taschino).

MARCHESE DI CACCAVONE:

No, no. Guadagnate. 'A salute!

MATTEO EBRANTE:

Propeto justo!

PALUMMELLA ANNUCCIA:

E' chello ca te ce vò.

Il Marchese si strofina le mani.

MARCHESE DI CACCAVONE(in a parte):

Già me vene l'acqua mmocca a pensà che tra poco me zuco sta bella signora!

MATTEO EBRANTE:

Dicevate.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Nulla, nulla... Notavo che la vostra gentile signora oggi è assai alliccata!

PALUMMELLA ANNUCCIA:

Si songo scicchettusa lo devo a vuje egregio marchese. (Acida col marito) Grazie per avermi imprestato questo bel vestito di scena. Si no, si era pe chisto marito mio dal principe di Sansevero venivo con le pezze fanatiche da cammarera quale io sono a casa.

MATTEO EBRANTE:

E' una donna modesta. S'accuntenta facilmente...

MARCHESE DI CACCAVONE:

L'idiale comme mogliera e per scopare (in parte ammicca) la casa... Pà pà pà. 

Ritornano a passi pesanti Fluminella e Pulcinella Sansevero.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Oh 'i viccanne 'e vvì!

Pulcinella-Sansevero si arresta e con un dito invita Fluminella ad andare avanti, cosa che il castrato fa portandosi sotto Ebrante. Ora anche Fluminella usa una mascherina volante che toglie e mette.

MATTEO EBRANTE(ammirato):

Ma tutte mascherate simmo oggi!

FLUMINELLA:

E' l'usanza. 'A o Principe le piace assaje 'a moda veneziana e nun sia mai ditto ca trase na femmina 'int'a in casa soja senza buatta...

MARCHESE DI CACCAVONE:
Bautta.

FLUMINELLA:

No, no. Buatta. Scatola ca fa tanto francese... tipo quel po' po' di roba ca Palummella tene 'n capo! 

D'improvviso, spremendosi don Matteo se ne va da un lato, lasciando Palummella. Tira una puzza e tutti imbarazzati si tappano il naso, mentre Ebrante resta in angolo tutto teso, con la pancia in mano.

MARCHESE DI CACCAVONE(sottovoce tappandosi il naso):

Quaccuno ha menato!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Eh aggio sentuto ca quaccuno ha menato!

FLUMINELLA: 

Maronna e che fieto!

PULCINELLA QUACQUIERO:

So i fagioli 'e don Matteo.

PALUMMELLA ANNUCCIA:

Sì. Sò tre juorne ca magno fagioli mattina miezo juorno e sera!

PULCINELLA QUACQUIERO:

E allora aspettamece nu cataclisma! Fluminè proprio 'a mmerda avive piglià p'a smatamorfia? N'autra cosa chhiù adirosa nun ha putive piglià?

Ebrante dà un colpo con la scarpa a terra e dà segno di essersi liberato.

FLUMINELLA:
N'a menata n'autra.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Peste bubbonica!

PALUMMELLA ANNUCCIA:

Era meglio ca glie devo almeno na menesta accussì scaricava nu poco!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Ahò! 'o chiuso se senteno e comme 'e paste 'e fagioli!

FLUMINELLA:

Sperammo ca nun se caca sotto primma d'o tiempo.

Matteo ritorna lentamente, spremendosi con le mani sulla pancia.

PULCINELLA QUACQUIERO(dandosi un contegno sempre con le dita a tapparsi il naso):

Fase nummero ddoje. (Alzando la voce) Fluminella, venghia accà!

Fluminella si porta accanto al Principe che gli sussurra qualcosa all'orecchio. Poi ritorna da Ebrante.

FLUMINELLA:

Caro don Matteo, il principe m'have chiesto na cosa.

MATTEO EBRANTE:

Cosa?

FLUMINELLA:

Saccio ca ce tenite assaje... Ma avite 'a mettere fore a ccà 'na certa cosa che crea 'nterferenza...
MATTEO EBRANTE(confidenziale):


'O fieto?! E cumme pozzo, dopo tutte chille fasule!

FLUMINELLA:

No, no, no... 

MATTEO EBRANTE(guardando il bauletto):

'A chisto mai!

FLUMINELLA:

No, no chillo. Chella...

MATTEO EBRANTE:

Ah, muglierema... E pecché?

FLUMINELLA:

Capite... Voi qua avite a... mi capite...

MATTEO EBRANTE:

Ma cosa?

FLUMINELLA:

Avite a cacà. E fa scuncezza ca na femmena guarda. (Prende per mano deciso Annuccia) Fidateve de me. Vuje sapite ca io songo crastato e annettato85.'A porto int'a ll'autra stanza e essa sta llà bona bona e aspetta!

MATTEO EBRANTE:

Va buono! Ma me raccumanno. Si no' ve taglio 'e palle...
FLUMINELLA:

'Ncopp'a chesto nun corro certo pericoli... Già fatto!

Fluminella porta via dalla porta di sinistra Annuccia, che sospira mentre passa sotto il naso del suo amante Pulcinella travestito, che smania. 
Pulcinella guarda la sua amata sparire oltre la porta; quindi si riprende e si porta serio serio verso il centro, accanto a Ebrante.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Se l'ovra s'ha da fare facimmola!

MATTEO EBRANTE:

Veramente l'evra nun l'aggio purtato. M'hanno ditto e purtà sulo chisto. (Dal sacco tira fuori un vaso da notte).

PULCINELLA QUACQUIERO:

L'ovra, l'ovra. Non l'evra, ragazzo! (Prende il vasino e lo scruta, passandolo poi al Marchese). Molto buono... chello ca ce vò, ce vò.

Ritorna Fluminella.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Tutt'a posto cu Annuccia?

MATTEO EBRANTE(al Marchese):

Oh! E' muglierema... Tutt'a posto cu Annuccia ho dico io. (A Fluminella)Tutt'a posto?

FLUMINELLA:

Tutto a posto. E' là ca riposa 'ncopp'o divano.

PULCINELLA QUACQUIERO: 

Allora cummenzammo l'opera.

MARCHESE DI CACCAVONE(guardando Ebrante): 

Cummenzammo l'evra oi piecoro!

MATTEO EBRANTE:

Cu chi ce l'avite?

FLUMINELLA:

Cu Fluminella... nun è piecoro, forse isso? Solo a li porci ce tagliano le palle con tutto 'o rispetto per sua eccellenza 'o Principe? Pure 'e pecore 'e castrano e comme 'e castrano!

PULCINELLA QUACQUIERO(col dito puntato):

Vas'a terra e assettateve. 

FLUMINELLA-MARCHESE(in coro):

Defecacate!

SCENA 5

Ebrante si accovaccia sul vasino attorniato dai compari. Pulcinella Sansevero guarda da un'altra parte, alternandosi tra il compunto e il nauseabondo.

MATTEO EBRANTE(allungando la mano verso il Marchese):

Me tenite cumpagnia, marchè, si nun ve dispiace?

MARCHESE DI CACCAVONE(facendo segni d'impazienza verso i due compari):

Me dispiace, cumpà, ma 'a puzza nun 'a supporto proprio. Nun supporto manco a mia! Figurateve.

Il Marchese si allontana quatto quatto, lanciando sempre sguardi d'intesa con gli altri, incitando Fluminella ad assecondare il cagante.

MATTEO EBRANTE:

Fluminè allora ma tenite vuje 'a mano... nun me permettaria maje di chiedere na cosa 'e chesta 'o principe!

FLUMINELLA(allungando un mano mentre arriccia le narici):

Me fa schifo ma me sacrifico p'a causa comune.

MATTEO EBRANTE(sforzandosi):

Marchè, marchè...

MARCHESE DI CACCAVONE(con smorfie di presgusto):

Mo' che vulite mò?

MATTEO EBRANTE:

Venite accà a fa quatto chiacchiere cu mme. Me sforzo ma nun esce... Eppure primma me parevo ca già tenevo 'o strunzo a mmont'o buco d'o culo...

MARCHESE DI CACCAVONE(disgustato):

I' 'o sapevo ca 'e chiacchiere fanno 'e perucchie ma 'e strunze è 'a primma vota ca 'o ssento!

MATTEO EBRANTE:

Venite! Venite! Ve desidero vicino!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Io propeto, no. Fluminè pensatece vuje...

FLUMINELLA:

E c'aggio a dicere. Già me s'accapona, ma fa schifa 'a pella!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Faciteve curaggio cantanno n'aria... n'arietta!
FLUMINELLA:

E co tutte st'ariette ca stanno ascenno. Maronna mia ih che fieto!

Fluminella disperato prende a cantare un'arietta, intervallata da scorregge, prendendo stecche a causa del naso e della testa invase dalle esalazioni pestifere del finalmente defecante Ebrante. 

MATTEO EBRANTE:

Aaah!

FLUMINELLA:

Cacature, allerta, allerta!... 
Meh, sentite a vocca aperta...

MATTEO EBRANTE:

Oro! Oro!

FLUMINELLA:

Bella cosa è lu mangiare,
Ma assai meglio è lu cacare.

MATTEO EBRANTE:

Oro! Oro! Oro!

FLUMINELLA:

Pe' mangà, sudure e stiente;
Pe' cacà nun ce vo' niente...

MATTEO EBRANTE:

Oro! Oro! Oro! Oro!

FLUMINELLA:

Pe' mangià nce so' fracasse, 
Cu criate e cu vaiasse.
Pe cacare sulo sulo.
Te la vide tu e lo culo:
Basta sulo ca te sbrache.
Ca t'accurce, appuze.. e cache!86

MATTEO EBRANTE:

Ooooooooroooooooo! Aaaah!

Momento di grande puzza e chiusure di naso.

FLUMINELLA:

Avite fatto! Ah! Gesù, Giuseppe, Sant'Anna e Marì. Mamma mia, Marò... c'aggio fatto pe' suffrì accussì 'ncoppa a chesta terra.(Serra il naso forte per la nuova puzza) Ch'e magnate cuoll'e cazzo, stocco fracete e patane? (Scorreggia enorme. Tutti si coprono la testa). 

MARCHESE DI CACCAVONE:

A sotto, cadono 'e presotte! 

FLUMINELLA:

Ma cher'è na cannunata 
c'ha sparato sta lumera? 
E' che puzza! Mamma mia! 
C'arapute na samenta? 
Po' venì n'epidemia 
si fa ancora 'a puzzulenta87.

MARCHESE DI CACCAVONE(turandosi il naso):

Facite ampressa don Mattè, ca i miasmi arrivano fino accà bascio. 
MATTEO EBRANTE:

Aggio quasi fernuto...

FLUMINELLA:

Ma che zozza! Che latrina! Che pruase! Che mappina! (Prende dal cesto erba morbida e ne consegna un po' a Ebrante per pulirsi).

MATTEO EBRANTE:

No, no, no aspettate. 'O ttengo ancora! Chhiù caco e chiù oro...

FLUMINELLA:

Aaah!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Aaaah!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Si nun facimmo ampressa l'affare se ne va tutto 'n fieto.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Vulite dicere in fumo.

MARCHESE DI CACCAVONE:

No fieto proprio.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Fumo.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Fieto.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Fumo.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Fietofumo e basta! (Rivolto verso il vasino) Cacate ventricielle88, fate cuntento o patrone vuosto, ca a doppo ve faccio no bello regalo, stuzzecapetito89 e supressata!

Ebrante si sforza sopra ogni dire e dà i primi ulteriori segni positivi(si fa per dire). 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Cuncentratevi, cuncentratevi 'ncoppa 'a panza. Spremitura, forza, resistenza, consistenza. Consistenza, resistenza, spremitura, forza... forza! forza! Vai bello, vai! 

MATTEO EBRANTE(nello sforzo supremo):

Aaaah!

FLUMINELLA: 

Lassa fa a Ddio. Sta facenno. Ha fatto. Satanasso! Eh che cataclisma fietico!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Esci, esci, alla bisogna 'i chi t'è stramuorto! (Avvicinandosi al cagante) Falla sta urdema stracacata! Forza Giorgio! Facitela bella grossa grossa. Cchiù merda, chhiù fasule. Vaje! Vaje!

MATTEO EBRANTE:

Ahh! Ahh! Ahhhh! Aggio furnuto! Ah!
MARCHESE- FLUMINELLA- PULCINELLA(in coro):

Evviva! 

Fluminella finalmente consegna l'erba che Ebrante usa per pulirsi, poi con Pulcinella-Sansevero scappa verso il Marchese.
Ebrante soddisfatto si leva su, tirandosi un po' i pantaloni e guarda dentro il vasino. Poi coi pantaloni calati e il vaso in mano per mostrare la coproproduzione si mette a rincorrere i tre compari, che scappano a gambe levate. Vista l'impresa disperata Ebrante si avvicina al banco delle ampolle su cui è poggiato un clavicembalo e fa per versare sopra i suoi escrementi.

MATTEO EBRANTE(afferrando un centimetro):

Almeno misurammolo!

MARCHESE- FLUMINELLA- PULCINELLA(in coro):

No! No! No! Fermo! Fermo!

Stavolta, coi nasi tappati, sono costretti a intervenire e a guardare nel vasino.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Bella! 

FLUMINELLA:

Azzeccosa90! Azzeccosa! 

MARCHESE DI CACCAVONE:

Chiuttosto chiarchiarusa91.

PULCINELLA QUACQUIERO:

'A dicessa tartarusa92.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Sublime! Chiammatelo cacasicco... Chesta nun è merda è manna chiuvuta d'o cielo.... E' l'idiale per smatamorfià 'a merdina 'n aureolum. 

MARCHESE DI CACCAVONE:

Schifezia zecchinum aureum facit.

FLUMINELLA(liberandosi il naso e soffiando nella mano come per fare una mezza pernacchia):

Oro pro nobis. 

Scappa un'ultima potentissima scorreggia a Ebrante, provocando terrore negli altri pronti ad allestire un'altra cagata col vasino.

MATTEO EBRANTE:

No no grazie! E' sulo na pereta 'e salute. 'A pereta finale.

SCENA 6

Pulcinella si porta dietro il banco e rivolto al pubblico eleva in alto il vasino come un trofeo.

PULCINELLA QUACQUIERO: 

Arretireto, pireto! Ora che avimmo rializzato 'a materia primula, est nicissario prociedere all'operazione. 
Fluminella, odorate se fete.

FLUMINELLA:

Fete. E comme fete!

PULCINELLA QUACQUIERO: 

A allora viersate la mierda dint'a cucozza93! (Fluminella esegue, solerte, tappandosi il naso. Se sente un "ploff") Zubba!94 Un bel colpo! Adesso fete ma tra poco addurarà comme 'a salsa stuzzecapetito de zoffritto. (Tra sé, tappandosi il naso) Speriamo... (Accende la fiamma e alza le mani per la formula magica) In feto fiato aurum. Intigulo extraculo parvulo culurciello per fa 'a culata 'e oro. (Tira dalla cesta di vimini una palata di pane poi la mette con cura sul tavolo pulendosi le mani per lo schifo e ne mette l'estremità sbriciolandola nell'intingolo. Poi ritorna al centro e assume posizione ieratica a mani levate). 
Santo Ermete Trismegisto smatamorfia sto canisto
Paraceveze95 e Paraculo murruoiete96 e sto cetrulo
Luna nova co trubbea97(Guardando lampi e tuoni) aurum facit scacarea.
Le chianeta Merda e Marte scutuleano ste carte.
(Prende fogli con appunti alchemici e li getta in aria)
Chiummo, fierro, mercurio, stagno, 
cchiù tu cache e cchiù guadagne.
Fierro, stagno, mercurio, chiummo
fete d'oro lo palummo.
Quis vel qui, que quod, merzès
Magister, potùm. Amèn.

Per un momento, mentre Pulcinella-Sansevero tira fuori dal canestro la carta di una ricetta e la spiega con cura assai studiata, Ebrante tira da parte il Marchese.

MATTEO EBRANTE:

Marchè, ma site sicuro ca chisto è 'o sistema iusto pe fa l'oro? A mme pare chiù n'ammescafrancesca... na 'nsalata'e merda! 

MARCHESE DI CACCAVONE:

Giusto! E' merda! Ma nun ve preoccupate don Mattè, il principe sape chillo ca fà... è no tipo nu poco strano ma cu chello che s'è già ferato 'e fà, sicuramente sape comme adda straiere 'a sta specie insalata oro, chillo buono.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Aiutateme Fluminè co 'a sporta d'o tarallaro a preparà 'e 'ngradienti d'o speziale.

Fluminella aiuta Pulcinella-Sansevero nelle operazioni paralchemiche.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Ce vonno doje vranche98 'e aulive crure, meglio ianche, e quatto cape d'aglio e duje cetrule. Lava 'e aulive co' l'acito forte, va bbuono pure chello d'a cucina, e nu poco 'e sale gruosso, va bbuono pure chello p'a 'nsalata, meglio si è 'a rinforza, agghiogne nu strunzo 'e merda, no chilo 'e farina99 tanto da arriducere 'o pisto100 in sustanza ianca e rilucente comme a no specchio. Poi azzuppa no poco 'e pane a dinto pe levà tutt'o l'ummeto ca tra l'autre cose fa pure male 'a salute, con nu poco 'e basilico pe' levà addore strevuze 'e fieto 'e mmerda. 
Po' secca 'a mmescata a fuoco lento 'int'a cucozza fino a ché nun se sia arredutto a na cenere ianca ianca. Mo' piglia ancora autre quatto vranche 'e chiapparielle e nu ramaglietto 'e petrusino, na vranca 'e sale fino tinco-tinco101, sale e pepe quanto basta... i fagioli con la pasta... e miette tuttecose 'int'o furno cavero e lascia arrepusà.

La cocozza col preparato viene messa nell'Athanor.
Nervosismo nell'attesa. Ebrante guarda di continuo l'orologio dopo averlo rimesso in moto.

MATTEO EBRANTE:

Ce vò assaje?

PULCINELLA QUACQUIERO:

Carma. Ca o fazzo adaso adaso. Sunt infinite... 

FLUMINELLA:

Pete cata pede102 me deceva Ristotele sunt tres...

PULCINELLA QUACQUIERO:

No. Statte queto ca te scozzo103.

MARCHESE DI CACCAVONE(per guadagnare tempo):

Et decem et septem sunt mihi bis septem corpore magna.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Magna parvula descriptum supino et participium videtiur esse mancipium infiniti.

MATTEO EBRANTE:

Sò spacienzuto, facimmo ampressa. Nun stonco cchiù dint'a ll'ossa!

FLUMINELLA(in a parte a sfottò):

Fa ll'accademia 'e ll'ova toste! 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Ecco! ecco! 'A fase tre s'avvicina! E' venuto 'o mumento d'ammiscà 'e carline... Datemille miserere Ebrante.

Ebrante dà il sacchetto a Pulcinella che compunto lo passa a Fluminella.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Pigliate! Jate e facite chillo c'avite a fà. Remmescate, remmescate buono, e remmescate ancora, capito?

FLUMINELLA:

Capito.

MATTEO EBRANTE:

Quanto tiempo ce vò ancora?

PULCINELLA QUACQUIERO(a Ebrante):

Miserere, ce vò 'o tiempo ca ce vò. Fluminella vaca a piglià nu poco de liquore de lunaria filosofecale e facite co' carlini e 'o mercurio na bella ammiscata...

FLUMINELLA:

E addò 'o vaco a piglià sto liquore, principe? 

Senza farsi scorgere il Principe indica il pisellino e la scotoliata. Quindi porge un recipiente vitreo.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Tenca. Vaca, vaca.
Fluminella si porta in un angolo, si mette il sacchetto coi soldi in tasca e, senza farsi notare, anche perché gli altri sono attenti alla cottura del preparato, fa pipì nel recipiente. Quindi prende un sacchetto di pietre dorate e le versa nel vaso, ritornando col liquore.

FLUMINELLA:

Ecco vossignoria 'o liquore de lunaria. Ambra, mercurio e carlini fanno tutta n'ammuina.

PULCINELLA QUACQUIERO(lesto comincia a versare il preparato e le pietre nel precedente impasto, proteggendo la vista della cosa ad Ebrante che si affaccia curioso):

Bravo! Presecuitiamo leggenno 'a formula "distillatio nigrum, nigrius, nigro, bagnomaria, bagnoturco..." (Si ha uno scoppiettio) Santa Barbara! L'estratto d'o liquore s'addà versà dint'a cucozza ca già se sovracoce dint'o furno (Getta ancora liquore e pietre nella mistura) e 'a resta, cintilitri bastano e assuverchiano, agitata ben biene, se jetta... addò va và.

Lo schizzo lanciato investe Ebrante, che si scosta.

MATTEO EBRANTE:

Oh'! Oh! Principe ma che facite? Accussì m'arracquate!

FLUMINELLA(in a parte):

Meglio si avesse ditto, mi appisciazzate! Accussì s'impara a mettere 'o naso dint'a l'opera!

PULCINELLA QUACQUIERO(a Ebrante):

Non vi percocherate e lassateme fà 'o speziale. 'O liquore d'o pesce 'e luna sape isso addò adda ì. Siete vuje o' prescelto, 'o pretestinato, ed è 'o segno degli dei ca a vuje ne venerrà l'oro. 

Ebrante continua a pulirsi e a borbottare, non troppo convinto.

MATTEO EBRANTE:

A pe mmò me vene sulo n'addore ca pare pisciazza...

FLUMINELLA(offeso):

Oh... ma che facite iastemmate? St'acquavite è cchiù pura 'e l'acqua zuffregna104 'e Santa Lucia!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Cchiù fogna ca zuffregna...

MARCHESE DI CACCAVONE:

No, no, no. Don Matteo è sulo na impressione a causa della scacata c'avite fatto primma.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Ssss... Avite fernuto? Continuammo... Fluminè piglia 'o 'mpasto e giralo...

FLUMINELLA(scottandosi nel tirare fuori il preparato):

Ah!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Accorto... (Pulcinella prende l'impasto e si scotta pure lui, restiduendolo a Fluminella)acci a te e mammeta! Ca te bruci e me faje cadé tuttecose e fenimmo 'e fà. (Severo) Piglia 'a rrobba e chiavala 'int' furno a fuoco lieggio, fino che nun spapura tutto l'ummeto, e aiza 'o fuoco cuoncio cuoncio. Regula bene i coccorocò e cuntrolla 'a cottura d'e papure, pecché ogni strunzo ave lo fummo sujo...

SCENA 7

In platea avanza il vero Principe di Sansevero. Senza maschera è vestito all'identica maniera di Gennaro Quacquiero. Faccia ovale, occhi spiritati, ha il vizio di arroncigliarsi i moschetti sotto il naso affilato. Parla prevalentemente in italiano con inflessioni e qualche parola napoletana.
Si porta alla scala di accesso a destra al proscenio tirando una campana "Don, don, don".

PULCINELLA QUACQUIERO:

Quanno 'a fumèta sale sale sale... Ipsa 'a campana sona cum battaglio...

FLUMINELLA(mentre continua a soffiarsi le dita scottate):

Maronna, e chi sarà a chest'ora? Vuje continuate. Vaco a vedè i'.

Fluminella si affaccia cautamente dal proscenio.

FLUMINELLA(terrorizzato):

Puorco 'e nu satanasso! E' 'o vero principe 'e Sansevero.

Lesto si libera della tonaca e si porta dai due compari tirandoli a parte e bisbigliando loro l'accaduto, concertanto in un baleno il da farsi. Pulcinella saltella ansioso, mentre Fluminella rassicura lui e soprattutto il Marchese sull'esito erotico della faccenda. Ebrante è tutto intento a scrutare tra i vapori. Ancora il Principe vero suona alla porta.

FLUMINELLA:

Ecco! Ecco! Venghio!

MATTEO EBRANTE(sovrappensiero):

Hanno bussato 'a porta?

PULCINELLA QUACQUIERO:

No, niente niente. Vuje guardate l'opera! Cuncentratevi... si nun riesce!

Ebrante torna a immergersi nei vapori.
FLUMINELLA(silenzioso ai due compari):

Iate, iate, passate a d'o ciardino! Ce vedimmo a roppo! (Urlando, mentre gatton gattoni Pulcinella e il Marchese escono di quinta da sinistra) Ecco! Chesta è l'ora terza o schiara o 'ntraverza105.

Fluminella si porta verso la campana e apre la porta. 

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Buonasera, Fluminella.

FLUMINELLA:

Ssss... Principe ch'e stato? Site turnato primma d'o tiempo?

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Il tempo si è messo al brutto. Meglio rimandare la gita al Vesuvio. Ma voi cos'avete? Vi vedo sconvolto... è succiesso quaccosa?

FLUMINELLA(cercando di non farsi sentire da Ebrante):

Ssss.... sì. Ma nun ve facite sentì. 

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Cosa?

FLUMINELLA:

E' 'a vosta fama a Napoli 'a causa 'e tutto. N'ora fa ccà dinto... è trasuto nu pazzo! Have ditto che 'o mannaveve vuje. E' trasuto a fforza e ha ditto che aveva 'a cacà. Io 'n bona fede aggio pensato c'aveva n'urgente bisogno e l'aggio fatto trasì. Si non se fa sotto, puveriello! Chillo ha fatto, principe, parlanno cu decenza, no strunzo accussì gruosso e doppo ha miso dinto a na cucozza dicenno che 'a merda se trasformava in oro.

Il Principe sghignazza, ride.

PRINCIPE DI SANSEVERO:

No, non ci credo. Nun è pussibile... Ditemi che è uno dei soliti vostri scherzetti...

FLUMINELLA:

Scherzetto? No, no. E' 'o vero. Oìllanno, oì.

Il Principe si affaccia.

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Non sembra pericoloso!

FLUMINELLA:

No, no, è sulo no merdaiuolo.

Il Principe fa per andare, fermato un attimo da Fluminella.

FLUMINELLA:

N'attimo. Vi annuncio.

Fluminella si porta a parlottare con Ebrante, mostrando dei movimenti con la mano.

MATTEO EBRANTE:

Ma chi era?

FLUMINELLA:

Un messaggero da Bellizona. Ha purtato 'o catalizzatore.

MATTEO EBRANTE:

Cacalizzatore? Fin dalla Svizzera veneno 'e merde!
FLUMINELLA:

Eh... sì 'e vacche svizzere 'e fanno grosse 'e cacate... Ma mo nce veneno già fatte fine fine... (Fluminella fa segno con le mani di filamenti che allunga in aria e Ebrante lo segue incantato mentre li ripone nell'impasto)cumme servono pe' l'esperimento...

MATTEO EBRANTE(guardandosi attorno):

E 'o Marchese? O' principe...

FLUMINELLA:

'O marchese è gghiuto o' bagno. Sapite vedennovi fare è venuto pure a isso 'a voglia. O' principe mo vene è ghiuto a piglià nu certo composto.

MATTEO EBRANTE:

Auta merde!

FLUMINELLA:

Sì sì. 'Ntrilla-va-llà106. Concime ca 'o principe ha avuto 'n eredità pe' l'esperimento. Scusate. Voi seguite 'e papure. Io vaco a controllà fora si 'a cemmenera tira buona, si no ccà cu tutti sti fumienti murimmo... 
Fluminella si riporta saltellando verso il Principe.

FLUMINELLA:

Tutt'a posto. Principe c'è solo nu particolare. Io pe l'assecunnà, 'o pazzo, senza me ne fa accorgere, aggio miso a bullì na meza 'nzalata co 'a merd'e chisto smerciannola comme magica mistura pe fà l'oro e aggio pittato na ventina 'e prete co chello smalto d'oro con cui l'autra ieri 'o pitturicchio pittaje chella bella seggia screpolata d'a bonanima d'o nonno vuosto. (Si fa il segno della croce tre volte e bacia tre volte il dito.) Ecco, araprite 'o furno e cercate 'a dint'o mpasto 'e prete d'oro, teratele 'a fora e poi dicite: "Chesto è l'oro. Preta filosofecale...".

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Pietra filosofica...

FLUMINELLA:

Eh! filosocacala. Preta filosocacale. E io c'aggio ditto? Pretecaccadoro". 

Il Principe sorride sotto i baffi.

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Va bbuono!

FLUMINELLA:

Autre doje precauzioni. P'o contrullà meglio, 'o pazzo, avite 'a essere nu poco misterioso.... (Afferra la maschera che il principe porta sotto il braccio) Chesta è meglio ca v'a mettite 'nfaccia. Altrimenti vuje site troppo masculo e chillo se po' spaventà... facite sentì a voce oh, oh, oh...

PRINCIPE DI SANSEVERO(mettendosi la maschera):

Oh, oh, oh...

FLUMINELLA:

Troppo forte, dura. Bella ma tosta. Facitela doce doce... oh, oh, oh...

PRINCIPE DI SANSEVERO(addolcendo):

Oh, oh, oh...

FLUMINELLA:

Va meglio. Basta farla nu poco bassa.. Parlate e arrutate 'n modo sbafuniato107. Rrrrrr!

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Rrrrrr! 
FLUMINELLA:

Ricurdateve principe. Assecondare. Comunque qualunque problema avreta col Tizio voi date 'a colpa... a 'e papure. I papure ca danno n'ncapo. Ripetete bbuono arrutanno ascenno buono d'o singo108. Rrrrrr! 

PRINCIPE DI SANSEVERO(superarrotando):

Va bbuono. Prete 'ndurate e papure e assecondare. Queste le chiavi magiche...

FLUMINELLA:

Eh... eh chiavi... 'O munno è tutto basato ncopp'e chiave. Chiave ca chiavano... (Guardando verso la quinta di sinistra) Chiave ca so chiavate... Me raccumanno, principe. Quanno 'o pazzo è asciuto, chiudetevi dentro a chiave, a tre mannate, e nun aprite cchiù a nusciuno. 'Ntramente controllo i' 'a porta... stonco co 'a recchia addereto e si veco 'a mal parata vengo 'n assecurzo.

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Grazie. Siete nu tipo sveglio. Sapevo di potermi fidare di voi. Grazie dell'aiuto ma il controlo dei pazzi è la mia specialità. Ne vaco matto cchiù d'a gita 'ncopp'o Vesuvio!

FLUMINELLA(dà una maciata di polvere pirica al Principe):

Ah! Vuttate dint'o 'mpasto na maciata 'e chesta. Accussì 'o pazzo è tranquillo e cuntento! Vuuu!

Fluminella va via in platea da destra, per poi sparire a sinistra.

SCENA 8

Il Principe si porta cauto verso Ebrante, tappandosi il naso, in mezzo ai vapori. Raggiunto alle spalle Ebrante lancia la manciata di polvere pirica nel composto, provocando una vampata che fa sussultare l'Avaro.

MATTEO EBRANTE:

Ah! (Si gira).

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Non volevo spaventarvi. Scusate.

MATTEO EBRANTE:

Niente, niente. (Indicando la mano con cui il Principe si tappa il naso). O fieto eh?! Nun se ne va.

PRINCIPE DI SANSEVERO(tappandosi ancora più stretto il naso della maschera):

Fieto? Acqua di colonia! (Indicando l'Opera) Procede?

MATTEO EBRANTE(gaurdando l'Opera):

Eh... procede. (Si gira preso da un dubbio e scruta il principe)Me sbaglio o me pariveve diverso...

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Diverso, comme? 

MATTEO EBRANTE:

Diverso.

PRINCIPE DI SANSEVERO:
No, no. Sono sempre io.

MATTEO EBRANTE:

Me pariveve nu poco più avascio, 'a voce cchiù chhiù chhiù cafona...

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Impressioni da laboratorio. 

MATTEO EBRANTE:

Principe, ve dispiace 'e ve luvà sta maschera? Si ve veco 'nfaccia me sento cchiù tranquillo!

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Prima di tutto avite a essere tranquillo voi(Si toglie la maschera, al che Ebrante lo squadra indagatore. Anzi va a toccargli la faccia con le mani che puzzano) Ah! Dove le avete messo questa mani? 

MATTEO EBRANTE:

Aggio tuccato 'a materia primma 'e l'Opera!

PRINCIPE DI SANSEVERO(scansando quelle mani e turandosi il naso):

E si sente...

MATTEO EBRANTE:

Site 'o vero 'o principe...

PRINCIPE DI SANSEVERO(si porta dietro il banco faccia al Pubblico):

E chi avevo 'a essere, 'o Marchese?

MATTEO EBRANTE:

No, 'o Marchese è gghiut'o cesso! (Meditabondo)Primma 'a voce vosta me pareva 'int'a quacche mumento chella 'e nu certo fessone ca fa 'o tiatro 'e Pullecenella...

PRINCIPE DI SANSEVERO(scrutando nella fornace):

Affuscamenti dell'Opera! Saranno state sicuramente le esalazioni del vapore...

MATTEO EBRANTE:

Effettivamente me sento 'ncuollo na sfattezza109. Anzi me sento nu poco na schifezza...

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Effettivamente alcuni soffiatori sono addirittura morti 'ntuossecate 'a cheste isalazioni di gas micidiali pe' nun parlà d'e schiuoppete murtale de alambicchi e athanòr.

Il Principe lancia una manciata di polvere che provoca uno scoppio.

MATTEO EBRANTE(facendo un saltello all'indietro):

Ce sta pericolo ca scoppia tutte cose? 

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Non vi preoccupate, messere, ci sto qua io. Il vero Principe di Sansevero. In carne ed ossa. 

Il Principe muove i polpastrelli come a lavorare qualcosa e metterlo nel forno.

MATTEO EBRANTE:

So 'e filamenti d'a cacata 'e vacca svizzera?

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Eh! Eh!

MATTEO EBRANTE:

Co sti filamenti fossemo essere 'o sicuro...

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Ma certo!

Ebrante non sembra tanto convinto, poi alza le spalle e torna a concentrarsi sull'Opera.

MATTEO EBRANTE:

Ma simmo sicuri d'a trasformazione, principe? A me sta cosa m'è parsa a quanno è cummenzata tutta na strunzata!

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Forse non si sbaglia... ehm chi diceva. Qui merdam seminat, merdam metet. (In a parte) Chi semina merda, merda raccoglie.

MATTEO EBRANTE:

Certo 'a scienza muderna co 'a merda quante belle cose ca fa! Belle e sicure.

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Anche se lo stronzio ad esempio è puteolente... Stia tranquillo la procedura è perfetta e trasformerà la cacca in oro. Noi useremo la formula per fabbricare l'oro del grande Von Helmont che dà 'o nuvanta pe ciento 'e risultati favorevoli.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Ca formula d'o limone 'o nuvanta pe' ciento me sento cchiù sicuro...

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Bravo. Fate bene, anche pecché sono limoni di Ischitella freschi freschi... Accumenzammo!
Il Principe prende a manovrare manopole, controlla ampolle, mostra grande maestria e ora Ebrante gli sta dietro ammirato.

MATTEO EBRANTE:

E' nu mago! Nu vero mago! 'I chilli a tre palle!

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Quattro, prego. La casata ne conta quattro di palle e... me le invidia pure il nostro cantore... ehm il Fluminella.

I due rimangono lì tra i vapori dell'operazione alchemica.

PRINCIPE DI SANSEVERO(in posizione ieratica manovrando ampolle, liquidi, materiali):

Si sublimi sei volte dello zolfo alla stato di natura, ed una settima con puro cinabro, poi vi si aggiunga limatura d'argento nel crogiolo, esponendolo ad un fuoco costante di metà della metà 'e no quarto d'ora.

I due rimangono a lavorare all'Opera. 

SCENA 9

Dalla porta di sinistra passano quatti quatti Fluminella, Pulcinella e Palummella. Fluminella li prende per mano e li porta sull'estrema sinistra del porscenio dietro a una tenda.

FLUMINELLA:

Vuje state accà. Nun facite rummore...

PULCINELLA QUACQUIERO(a Palummella):

L'ammore nu fa rummore! Ciore mio!

PALUMMELLA ANNUCCIA:

Zuccarone mio! Core mio! Vieneme vicino a me!

PULCINELLA QUACQUIERO(avvicinando e mollando un bacio):
Muà!

Sulla scena continua l'Opera.

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Aggiungere zolfo bianco, mercurio crudo e sale! Sale, mercurio e zolfo.

Il Principe lancia materiali nel crogiiuolo facendo scaturire una nuova forte vampata seguita da vapori sempre più fitti.
Mentre Pulcinella e Palummella si scambiano parole e affettuosità, Fluminella si porta veloce fuori dalla porta d'ingresso del teatro e di là trascina per mano dentro Giulia de Creo, la cantante-prostituta vestita all'identica maniera di Annuccia. La fa salire sull'estrema destra del proscenio, dietro a una tenda.

GIULIA DE CREO:

E allora? 

FLUMINELLA:

Allora e quaranta minuti. Avite capite bona 'a lezione?

GIULIA DE CREO(canticchiando):

Lezione d'ammore, apre 'e cosce e ajaze 'e briosce.

FLUMINELLA:

Ma ve pare chisto 'o mumento 'e fa a cantante lirica?

GIULIA DE CREO(canticchiando e protendendo la mano):

Damme 'o ggrano pe favore.

FLUMINELLA:

E che frettella! (Tira fuori i soldi dal taschino) I bbì llocco e bì... ca nun scappano. Uno, doje, cinque e dieci! Va bbuono?

GIULIA DE CREO:

Va bbuò. Sò buono?

FLUMINELLA:

E certo ca sò buono! Garantisco io 'nzemmura a don Gennaro Quacquiero, il grande attore.

GIULIA DE CREO:

Puàh! 'o grande attore.

FLUMINELLA:

Eh, eh... comme vuje site na grande cantante...

GIULIA DE CREO:

E vuje nu superpollastro crastato lirico... Va buò...

FLUMINELLA:

Nun accetto 'a provocazione pecché nun è 'o mumento. Iamm'o sodo! E me raccumanno, Madonna d'o Burdè. Manco na parola. Zitta e muta comme a nu pesce!

GIULIA DE CREO(canticchiando):

'A signorina mia pure lle piaceva
'o pesciolino rint'a pummidora
Ih che bella pasta!
All'anèma r'e briosce!

Rapido Fluminella molla la De Creo e dalla porta di destra fa uscire il Marchese che non sta in sé fino ai tre quarti destro del proscenio. Là si fermano e scrutano che l'avaro e l'alchimista, preso da sempre più fervide gestualità e miscelazioni, non li notino.

MARCHESE DI CACCAVONE: 

Tutt'a posto?

FLUMINELLA:

Tutt'a posto! Aggio parlato e Palummella spantechea d'ammore pe' vvuje!

MARCHESE DI CACCAVONE:

Eh, eh! Troppa grazia sant'Antonio. A me basta sulo na scupatella domestica. (Ridacchia).

FLUMINELLA:

Sulo na raccumannazione.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Quale...

FLUMINELLA:

Sapite, a signora è a primma vota...

MARCHESE DI CACCAVONE:

E' cuntignosa...

FLUMINELLA:

No è proprio vergine... 'int'e corne 'e chillo piecoro d'Ebrante. Parciò parlate poco...

MARCHESE DI CACCAVONE:

Poco?! 

FLUMINELLA:

Sì poco. Poco assaje.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Ma tanto ca tengo a dicere!
FLUMINELLA:

Parlate poco... arravugliatela co mantiello, cummigliatela sana sana e... facite! (Il Marchese guarda verso l'amante e fa l'acquolina in bocca) Guardate, marchè. Guardate che piezzo 'e pucchiacca!

Il Marchese molla Fluminella e sbavoso si getta per terra tra le braccia della pseudoAnnuccia, coprendola a dovere col corpo e col mantello, mentre accenna a sbottonarsi.

MARCHESE DI CACCAVONE:

Viene, viene, 'mbrellino 'e seta! Acc...

Il Marchese ha qualche problema a spogliare la donna.

FLUMINELLA(sbirciando e intervenendo in a parte per aiutare):

Ciccio mio, allascame 'o busto... Aaah!

Mentre anche Pulcinella e Palummella cominciano con gli abbracci intimi, sulla scena continua l'Opera.

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Quando la materia è raffreddata si polverizzi e si mescoli; si ripeta tal sublimazione e polverizzazione per tre volte consecutive. 

A questo punto Fluminella tra ondate di vapore provocate dal Principe al climax dell'Opera Alchemica assume il ruolo di direttore d'orchestra. 

FLUMINELLA(rivolto al pubblico):

Na maniata 'e cosce, 'e culo, 'e pietto, 
mentre t'a spuoglie e t'azzicche vicino; 
'a piazza, all'intrasatto, a ttaglio 'e lietto 
e ll'accummience a fa nu ditalino.

Guàrdala, e vire quanta vote è bella 
sta pucchiacca callosa; 
lle brilla 'a miezo 'e pile 
nire 'e velluto, qualche lacremella... 
Po', appena s'è nfucata, tutta nfosa, 
pare che chiamme a tte c'a vocca aperta. 
E tu ce 'o schiaffe 'a dinto allerta allerta!110

Approfittando dei potenti sbuffi dell'Alambicco Fluminella dà i tempi alle due coppie di amanti, con le donne sgambettanti, per gridare senza essere sentite. Un paio di volte sbaglia i tempi e devono correre ai ripari lui e il Principe.

MATTEO EBRANTE:

Aggiu sentuto comme a nu strillo!

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Strillo?! Sarà la tempesta. L'ululato del vento che fa paura... 

MATTEO EBRANTE:

Sicuro?! me pare che 'o tempurale s'era carmato.

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Allora sarraggio il fantasma del bucaniere Temagnolossa che qualche notte è stato visto vagare in queste stanze.

MATTEO EBRANTE:

Brr...

I due ritornano all'Opera. 
Anche le due coppie d'amanti chiedono a gesti cosa sia successo.

FLUMINELLA(rivolto a due riprese alle due coppie):

So jatte ca fanno 'ammore. Nun ve preoccupate. Jate jate... Miaio. Miaio(Fa il verso delle gatte in amore). 

Mentre le coppie riprendono a copulare, sulla scena continua l'Opera.

PRINCIPE DI SANSEVERO:

In fine alla quarta sublimazione si troverà in fondo al crogiolo un dischetto bianco e traslucido, quale una perla, che si scioglie nell'aceto di vino e si distilla; il risultato della distillazione avrà perduto la lucidezza perlacea e sarà come d'un bianco denso di amido; polverizzata si mescoli con spirito di vino e si filtri di nuovo per renderla fissa. Questo corpo fisso si mescoli con borace,cera e polvere d'argento e si filtri altre sette volte e così si ottiene la magica Pietra Filosofale.

In sincrono terminano le copule e la produzione dell'oro, con un grande scoppio e urla d'orgasmi finali.
Fluminella rapido porta via Annuccia verso la porta di sinistra, mentre Pulcinella esce di sala. E' imitato dal Marchese a un cenno di Fluminella che, accertatosi di non essere visto, fa uscire di sala anche la pseudoAnnuccia.

SCENA 10 

Tra mille scoppi, seguiti da una specie di pernacchia, si conclude definitivamente l'Opera. Il Principe apre l'Athanor ed estrae il crogiuolo. Ebrante si fa sotto.

PRINCIPE DI SANSEVERO:

A distanza debita! ca ve putite fa male.

Il Principe tra i vapori con mosse abili tira fuori il composto da cui estrae le pietre che fa scivolare in un recipiente tenendolo issato sulla sua testa davanti all'avaro.

PRINCIPE DI SANSEVERO:

L'oro. La Pietra Filosofale.

MATTEO EBRANTE:

Che bello! Pare 'a reliquia co' sangue 'e san Gennaro.
PRINCIPE DI SANSEVERO:

Non lo è. Ma è ugualmente prezioso.

MATTEO EBRANTE:

Ve pozzeno benedicere, principe. Vuje site nu sante. Ve devo quaccosa?

PRINCIPE DI SANSEVERO:

Comodo, comodo. Nulla. E' stata solo un'operazione... di merda.

Musica della festa dei santi.
Prendendo l'Avaro per una mano come se fosse una gran dama il Principe lo accompagna alla porta. 

MATTEO EBRANTE:

No, no di là. Ce sta mia moglie...

PRINCIPE DI SANSEVERO(in a parte):

Ah nce sta pure la moglie? Quel brigante di Fluminella non me l'aveva detto. Nu pazzo 'n laboratorio e na pazza 'int'o salotto. Duje pazze! Mimì, Cocò e Carmene 'o pazzo, steveno 'e casa 'int' stesso palazzo. Dopo la tempesta di locura111, comme dicono gli spagnoli, vediamo se schiara giorno! (Invitando Ebrante a passare davanti verso il salotto) Prego accomodatevi!

I due escono dalla quinta di sinistra.
Chiusura sipario.
Canzone tarantellata a sfottò che si ferma di botto all'entrata successiva.

SCENA 11

Riappare urlando in platea Giulia De Crio. Ora è in sottogonna bianca e di ricamo detta modesta. Si porta sbraitando sul proscenio.

GIULIA DE CREO(urlando): 

Maronna! chillo curnuto, chillo disgraziato! Si 'o acchiappo, si 'e palle nun ce pozzo, taglià 'o taglio 'o cazzo e 'o tappo cu nu suvero 'o culo! Accussì furnesce 'e fa chello poco che riesce a fa! Si 'o veco mo magno vivo!

Passano in quel momento sotto il palcoscenico Fluminella e Pulcinella, abbracciati, ridendo e sghignazzando.

PULCINELLA QUACQUIERO:

E tutto si avverò. Crucifige l'ebreo!

FLUMINELLA:

'O piecoro 'e Gerusalemme! L'ebreo errante! 'O vero fetente 'e mmerde!

PULCINELLA QUACQUIERO:

E chill'autro. L'impresario, il Sacripante che non paganno attori si prese il mal francese, e or si duole in camera il cazzo col prurore!

GIULIA DE CREO:

Eh scurnacchià, voi dduje, 'a furnimme cu ste poesie?

PULCINELLA QUACQUIERO:

Chi è signò, ch'è stato, che vulite?

GIULIA DE CREO(pigliando per le orecchie Fluminella):

Facitevelo dicere d'o crastato vuosto!

FLUMINELLA:

Ah, ah, ah... Pasquà questa è Giuliana, la grande cantante nostra complice, è Giulietta 'nzevosa.
GIULIA DE CREO:

Cumme ve permettite? A me 'nzevosa ca me faccio 'e bagni a' fraula112 e frambuasso 113 tutte 'e juorne per fa 'e latte 'o 'ncarnascione114! Fetente! Fetent'e mmerda!(Come a voler addentare la testa) Mutilato sotto, t'aggio scataruzzà pure 'ncoppa115!

FLUMINELLA:

Ah! Ah...

All'orecchio tirato si aggiungono gli schiaffi.

FLUMINELLA:

Ah! Ah! 'Nzevosa comme a dicere erotica, sanzara...

Pulcinella interviene cercando di staccare la mano dall'orecchio dell'amico.

PULCINELLA QUACQUIERO:

E lasciate 'o stà, brutta Arpia zellosa. Che vulite a nuje... O' lascite si o no? (Vibra un morso e la donna lascia la presa).

GIULIA DE CREO(mettendosi la mano alla bocca):

Scurnacchiato, curnù. Dint'o muorzo e mammete... ah, ah...

FLUMINELLA(massaggiandosi l'orecchio):

Allora se pò sapè che è stato, Giulià?

GIULIA DE CREO:

Che è stato?! E m'o dumanne? (Caccia i soldi dal corsetto e li butta per aria). 

PULCINELLA QUACQUIERO:

Ohè, ohè che facite. Jettate 'a grazia 'e Dio?

GIULIA DE CREO:

'A grazia Dio ma fa si ve ceca. Chisti sordi vuoste, so fauze! 

PULCINELLA-FLUMINELLA(in coro):

Fauze!? Songo vere, overamente! Parola di Gennaro Quacquiero!

GIULIA DE CREO(canticchiando):

Gennarino nun dice buscie: dice nu cuofano 'e fesserie... Credite a mme, sò fauze... fa-u-ze, capito?! Me l'ha ditto don Giuanne 'o Rigattiere. Chillo sente 'a no miglio distante 'o profumo d'o denaro buono e 'i chillo ammagagnato116.

I due compari provano a piegare coi denti il denaro. In effetti si piega e si guardano in faccia.

GIULIA DE CREO:

Avite visto? 'I voglio 'e sorde bbuone eh, io voglio 'e sorde... 'A ccà nun me ne vaco si nun me ddate... buoni e tosti! Recurdateve che 'a De Creo nun è femmena stuppagliosa!

FLUMINELLA(in a parte con Pulcinella):

Ci ha futtuto chillo sfaccimmo 'e avaraccio! E mo che facimmo?

GIULIA DE CREO:

Si nun m'e date 'e sorde chiammo a don Peppe 'a Scuppetta. 

FLUMINELLA(in a parte con Pulcinella):

Maronna che paura! Chillo tene famma 'e regulà 'e sospesi con nu colpo 'e fuoco 'int' o panzone!

PULCINELLA QUACQUIERO(in a parte con Fluminella):

Fluminè, tu haje fatto tanto pe' mme e te ne so grato. E' venuto 'o mumento 'e te recumpenzà. I' n'aidea pe' arresorvere 'a faccenna ce l'avria.

FLUMINELLA:

E quale?

I due parlottano. Poi Fluminella ridacchia, ridacchia. Alla fine tutte e due ridono a crepapelle entrambi.

GIULIA DE CREO:

Neh che ce sta 'a ride... Chisti stanno pe murì e ridono. Gesù, Gesù, Gesù. So asciute pazze!

PULCINELLA QUACQUIERO:

Gentile Madonna come ebbeto a dicere il qui che appresento Fluminella io sonco il garantuomo per cheste e autre situazioni intricate, 'e chelle ca possono... ma speriamo ca non ... finire a pistulettate. Noi vi daremo entro questa sirata il debetuto.

GIULIA DE CREO:

Stasera...

PULCINELLA QUACQUIERO:
Eh stasera. (La donna è incerta) Io donco prieggio117, e tanto vi dovrebbe quatrare, ca si nun donco o diebito vuje chiamarrete 'o famuso tracchiuso ca senza parlà te guarda mmocca e te spara!

GIULIA DE CREO:

M'aggia fidà?

FLUMINELLA:

Certo. Si no chillo ce spara n'culo.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Datemi tutti i sordi fauzi. Tanti so' traditori tanti sarranno buoni.

Pulcinella raccoglie i soldi aiutato da Fluminella. Poi vanno via dalla quinta di sinistra.
Giulia De Crio borbottando esce dalla platea.

EPILOGO

Ebrante appare sul proscenio col forziere e col sacchetto dell'oro.
In un angolo sull'estrema sinistra del proscenio, al buio si accovacciano Pulcinella e Palummella.

MATTEO EBRANTE:

Avevo fatto buono a nun me fidà. (Lasciando cadere dal sacchetto le pietre dorate come seminandole) Prete, prete, sulo prete 'e mmerda, 'mbrusatura 'e cacca ndurata e fritta! Però aggio avuto na cunsulazione... 'e sorde fauze ce aggio mullate... uocchie per uocchie, dente pe' dente. Loro vulevano fottere a me e io aggio futtuto a loro! (Ride, ride, ride, poi si mette la mano nella tasca destra e si ferma di botto) 'E cchiave! 'E cchiave! (Cerca nella sinistra ansioso e le tira fuori) E vvì lloco, e vvì. (Le rimira come un oggetto misterioso) Strano... ero sicuro 'e l'avé mise 'int'a st'autra sacca. Io sempe 'a deritta e' mmetto... Me saraggio ammarrunato118. Chille sfaccimme 'e papure... (Ridacchia ancora. Lo sguardo viene d'improvviso attratto dal forziere) Neh... ma che ce sta a rirere... Ohé... Me pare cumme si quaccuno l'avisse apierto? Eppure l'aggio rinzerrato a doppia mannata...(Mette la chiave nel forziere e gira una volta) ma ccà ce ne sta una sola. Forse me sgarro... (toccandosi la testa) l'effetto de' papuri 'ntuossecate. (Vacillando) Me sento ancora 'e traballià... Sperammo ca nun me 'ntossico 'a sacca oggi, oìh... (Scrutando nel forziere, dopo averlo aperto con cautela, per poi richiuderlo con delicatezza e soppesarlo). A ppeso pare ca nun ce manca niente. Ma saraggio meglio ca conto 'e dinare a uno a uno.

Ebrante si siede per terra, apre il forziere e si mette a contare.

MATTEO EBRANTE:

Chi nun conta denare, nun se sporca 'e mmane, ma s'arruvina 'o culo. Pecché t'o fanno accussì, oì(fa un gestaccio con le mani). 
Uno, doje, tre...
Chi nun ha, nun è. E' a verità.
Dicono ca so' taccagno. Ma nun è 'o vero... fino a no certo punto 'o songo. Dicono: "Me pare n'ebreo". Dicono... ma io songo ebreo. O' nonno mio era ebreo e pare ca nu destino 'e spilorcio me s'è attaccato 'ncuollo comme a no dimmonio. Aggio accumulato comme me ordinava 'e fà sto sango 'e chi m'è mmuorto ca me scorre dint'e bbene ma po', quacche rara vota c'aggio cercato 'e dà danaro, me rinsuonava 'int'e recchie l'eco malefico d'a gente, amiche, nemiche, mugliereme e pariente ca sempre me ricurdavano non chello ca ero ma quasi chello che avev'a essere: "Avaro! Tu sì n'ebreo! Pirchio! Cacasicco! Cutecone!".
Ciento, cientouno, cientedieci..
Chi t'e mmurto a chisto destino che 'o munno e tutte vuje m'avite attacate 'ncuollo. E io ora e sempe sarraggio comme vuje vulte: "Avaro!". E accussì putite scaricaà 'ncopp'a mme tutte 'e peccate vuste. Facite, facite... Avare! Avare! Avarune vuje, chi v'è mmuorto! Facite comme a me ca nun lascio niente a l'autre d'a robba mia, mentre nun cunzento manco ca no pullicino sfiore cu na piumma sciué-siué119 'e l'ala piccereniella nu capello d'Annuccia mia!

L'Avaro si alza e va contare una manciata di soldi al buio.

MATTEO EBRANTE:

1344, 1345, 1346... (Voltandosi un attimo indietro)E' longa eh!? Ma chi nun accumencia, nun fernesce. 1347, 1348, 1349...

Oscuramento di Matteo.
Occhio di bue in un angolo del proscenio dove Pulcinella fa l'amore con Palummella.

PULCINELLA QUACQUIERO: 

Che m'haje purtato 'e bello, Palummè?

PALUMMELLA ANNUCCIA:

'A cosa cchiù bella ca tengo. Pigliatella tutta quanta co sto poco 'e sorde, muneta vera, ch'aggio spillato a chillo taccagno 'ncurunato che sta là bbascio...

PULCINELLA QUACQUIERO:

E comme avite fatto uocchie mieje?

PALUMMELLA ANNUCCIA:

Cumme me avite ditto 'e fà. Chiave ca bbene, chiave ca và... mmano 'a pruvedenza. Tante sorde fauze isso ve dette, tante vere nce le aggio pigliato 'a 'int'a cascia, abbutecannogli120 chille fauze ca isso v'aveva dato. 

PULCINELLA QUACQUIERO:
Quacche rimorso amata mia?

PALUMMELLA ANNUCCIA:

No. E' 'a paga 'e tutte chist'anne. Ca nun comme mugliera m'ha tenuto Matteo, ma chiuttosto comme 'a peggio cammarera. Pigliate sti sordi - a ddà mangià pure tu - ca sogno 'a mia giusta rialia121.

Pulcinella prende i soldi e bacia perdutamente Palummella.

PULCINELLA QUACQUIERO:

Tu nun saje, zuchilla mia ca m'haje levato 'a famme e co l''ammore m'arriale 'a nova vita.

Va nell'aria la canzone di "Palummella, zompa e vola", con Pulcinella e Plaumella che vengono penombrati, mentre si baciano dolcemente.

MATTEO EBRANTE:

45.533. Nun c'è manca manco nu spicciolo! Buono. (Indicando con le due dita i due occhi) Uocchie mie nce vedite?! (Guardando i soldi) Uocchie mie nce ammirate?! E sorde stanno ccà e 'o munno, - Annuccia, 'a cosa mia bella dorme doce doce - e 'o munno gira tale e quale comm'a pprimma! 'A galletta 'e Castellammare nun se spogna122. Tutte mmano a me!

La scena si chiude sull'occhio di bue dell'Avaro che si passa i soldi in faccia facendoli ruotare e ammicca soddisfatto verso il pubblico.
Va la canzone di "Palummella zompa e vola" inframmezzata da gorgheggi di sfottò del castrato. Si conclude con la voce fuori campo di Pulcinella.

PULCINELLA QUACQUIERO:
E' fernuta l'evra oi piecoro! Va chiachiello mpesone123, và! Và pe' terra... terra terra a'o paese 'e Pollecenella ca na palomma a te cara assaje, vulanno vulanno, me purtaje co l'ale dorate felice p'o cielo. Meglio murì sazio ca campà diuno. Sazio d'ammore, de salute e de furtuna. Sule parole? 'A parola cammina... e pe mò è accussì e dimmane veco. Guagliù, levammo 'a frasca!124

Musica finale del Settecento napoletana.
1Filastrocca riferita a persona racchia.

2Bambini.

3E' simbolo in Cina dell'avaro, chimato "ratto del denaro".

4Sono sempre pieni di debiti da pagare.

5Litigio.

6Fantasma.

7Fessacchiotto.

8Mercante(del XVII sec.).

9Uno che si irrita, suscettibile.

10Deformazioni volte con un'innaturale uso di a fonica iniziale.

11Invece di a l'uopo.

12Incontinente.

13Sciocchino.

14Cisterna.

15Denaro.

16Denaro.

17Raimondo de' Sangro di Sansevero(1710-1770), massone illuminista, mago, cabalista, astronomo, inventore, filosofo, letterato e uomo d'armi. 

18Originale.

19Promessa.

20Splendere.

21Obbligazione in negativo.

22Soldi.

23Belletti.

24Conditio sine qua non.

25Rigidamente.

26Confermare.

27Millantatore, vanitoso, venditore di fumo.

28Dalla Bibbia: "La donna stia lontana dal coro".

29Danaro.

30Danaro, monte di bronzo, spiccioli.

31Tignosi.

32Accettate.

33Avventatamente.

34Gente senza testa, con la testa tagliata.

35Eresipola.

36Invece di incravattati.

37Vimini.

38Riparo.

39Cafone.

40Chimera, cosa assurda.

41Da Anonimo, 'A nu Peppe. 

42Strage.

43Da Anonimo, 'Na cosa speciale. 

44Marchese di Caccavone, Ei fu....

45Da Anonimo, Murtiata.

46Da Anonimo, 'A semmana d'o fesso.

47Stare inguaiato.

48Non avere un soldo in tasca.

49Il personaggio richiama la cantante d'opera Giulia di Crao, che fece furore alla fine del '600. Conduceva una vita dissipata e per questo era detta Madonna del Bordello.

50Spasimanti.

51Aprirsi come di conchiglie.

52Coppia.

53Il pezzo riferito dal personaggio Maffeo è tratto da Vincenzo Braca, La farsa cavaiola de la scola, in Enzo Grano, Pulcinella e Sciosciammocca, Artro Berisio editore, Napoli, 1974 p. 163.

54Barano.

55Sfuriate.

56Robusti.

57Miracolo.

58Ingegno.

59Trasformare.

60Proteggere.

61Stenebrato. 

62Dondola.

63Dondola.

64Dondola.

65Dondola.

66Talmente.

67Niente.

68Perdere.

69Che acquazzone!

70Pompe funebri famose.

71Accaponita.

72Fermarsi.

73Spiombo io.

74Da Anonimo, Murtiata.

75Il termine esatto sarebbe iettate.

76L'alambicco è un apparecchio per la distillazione dei liquidi costituito da una parte (caldaia) posta a contatto con una sorgente di calore, e da un tubo a serpentina lungo il quale il vapore si raffredda condensandosi e dando luogo al distillato.

77L'ampolla è una piccola anfora in vetro o ceramica con una sola ansa e collo sottile terminante in un beccuccio. In chimica recipiente di vetro in cui è praticato il vuoto e in cui si immettono gas inerti per effettuare esperimenti in assenza di aria.

78La pipetta è uno strumento da laboratorio costituito da un piccolo tubo di vetro, usato per aspirare e, se graduato, misurare piccole quantità di liquido.

79Matraccio è un pallone di vetro a fondo piatto usato in chimica per effettuare analisi volumetriche di particolari soluzioni.

80Serpentina è un tubicino metallico spiraliforme in cui scorre gas refrigerante o acqua calda per riscaldamento. E' anche uno strumento a spirale vetroso per la distillazione dei liquori o dei liquidi alchemici in genere.

81La storta è un recipiente per la distillazione, di forma panciuta, con un lungo collo ripiegato verso il basso.

82L'athanor è lo strumento alchimistico che deriva il nome dall'arabo "al-tannur", letteralmente "fornace". Serviva a depurare la sostanza surriscaldandola, secondo un processo che corrisponde al moderno "bagno di sabbia". Simbolicamente, assunse il valore del corpo umano all'interno del quale si raffina lo spirito. Usato anche nella distillazione, accoglieva il "bikos", recipiente vitreo il cui nome vuol dire "cucurbita", ossia "zucca".

83Buccaro o bucchero è un vaso di terra rossa.

84Il princisbecco, termine usato dal marchese di Forlipopoli nella Locandiera del Goldoni, deriva da princisbecco(tosc. princisbécche). Si tratta di una lega di rame, ottone e zinco, simile al colore all'oro, con termine coniato da Pinch-Beck che ne fu l'inventore. "Bella questa boccetta! Che sia d'oro o di princisbech? Eh, sarà di pincisbech: se fosse d'oro non la lascierebbero qui..."(Scena nona).

85Pulito.

86Da Anonimo, A li cacature.

87Da Anonimo, Matalena dint'o cesso.

88Interiora.

89Intingolo.

90Grommosa.

91Grommosa.

92Sempre grommosa.

93Zucca.

94Un corno!

95Ceveza, bot. gelsa e per traslato emorroidi.

96Emorroidi.

97Temporale con vento e tuoni.

98Manciate.

99Coi sottaceti.

100Impasto.

101Sciolto.

102Pian pianino.

103Te prendo a scozzettoni, scappelllotti sul collo.

104Solforosa.

105O schiarisce o il tempo va storto completamente.

106Frase di risposta a chi chiede molte cose nello stesso momento. In tal caso usata come se fosse il nome misterioso del prodotto.

107Esagerato.

108Esagerato.

109Debolezza.

110Da Anonimo, Allerta allerta!.

111Pazzia in spagnolo.

112Fragola.

113Lampone.

114Incarnato.

115Mozzare il capo.

116Falso.

117Garanzia.

118Sbagliato, confuso.

119Leggera.

120Rifilandogli.

121Ricompensa.

122Proverbio degli avari.

123Uomo crudele.

124La seduta è sciolta.

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Pubblicazioni di rete

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