ARDA VIRAF AD OSTIA ANTICA
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L'ARDA  VIRAF   NAMAG     DEL TEATRO DI ROMA: ELZEVIRO PER UNA DRAMMATURGIA INFERNALE.

di Gennaro Francione

 

Al Teatro Romano di Ostia Antica va in scena l'Arda Virfa Namag, ideazione e regia di Shahroo Kheradmand, che l'ha adattato per teatrale con Patrizia Bettini.

L'Arda-Viraf o Arda Wiraz Namag("Il libro del giusto Viraf) Viraf) è una delle principali fonti per la conoscenza dell'aldilà nell'antico Iran, consentendo altresì una ricomposizione delle idee soteriche del mago Zoroastro. Vi si narra la discesa infera del giusto Viraf per riportare al mondo corrotto la tavola morale dei vizi e la dissuasione al loro compimento attraverso le punizioni viste nell'ultramondo.

La più antica copia che conosciamo è un manoscritto copiato in Iran nel 1269 la cui effettiva redazione risalirebbe al terzo secolo d. C.. Il testo Viraf risulta, comunque, frutto di una serie di rimaneggiamenti, com'è dimostrato ad esempio dalla descrizione successiva dell'inferno in tre capitoli distanziati(vale a dire nel 18 e 53-54) o dalla ripetizione di pene per lo stesso tipo di peccati in punti differenti dello scritto, come le donne che compirono sacrilegio nel periodo del mestruo(riportate nei capitoli 20 e 72-76).

L'Arda Viraf è un testo assai forte esteticamente e storicamente, vista la sua diffusione nel nostro continente con l'influenza diretta o indiretta sul poema dantesco.

Dopo che l'Islam aveva invaso nel 650 l'Iran ne assimilò tradizioni e libri della cultura religiosa, ivi compreso il testo dell'Arda Viraf, che influenzò il Mirag o "Racconto dell'Ascensione" di Maometto, uno dei momenti mistici più fulgidi del Corano.

Le leggende iraniche arrivarono in Europa proprio attraverso l'Arabia o la Grecia, per giungere, infine, tramite carovane di mercanti e navigatori, alle case monastiche dell'Irlanda, da cui partirono i nuclei di tante visioni dell'aldilà dei monaci medioevali.

Veniamo alla specificità del racconto per derivarne alcuni temi fondamentale, già espressi dallo scrivente nella Bibbia infernale.

Nell'Arda Viraf Namag si narra di una babilonia morale in cui i "giudizi e la giurisprudenza si fanno secondo diverse dottrine e diverse credenze"(I. 18-19 cit. in La letteratura della Persia preislamica). I sacerdoti che hanno il potere di iustitia, si riuniscono in assemblea nella sede del vittorioso fuoco Farnbag, situata nel Pars, e decidono d'inviare un giusto, Arda Viraf, nell'oltretomba affinché ne possa riemergere e raccontare alla gente quello che ha visto, per derivarne una tavola comportamentale definitiva ad uso delle genti immorali e dubbiose.

In un momento di affetto maritale-fraterno le sette sorelle, mogli di Viraf, si recano presso il consesso di sacerdoti che hanno deciso di far viaggiare il loro sposo nell'al di là, ricevendone assicurazione di riaverlo sano e salvo(Arda Viraf, Cap. 2).

Per effettuare il suo viaggio Arda Viraf fa uso di droghe, attuando così un autentico trip infero.

In Iran si usava una bevanda similare a quella indiana, l'Haoma. Già Zoroastro per raggiungere stati estatici beveva una pozione speciale(mang), ovvero una coppa d'acqua offertagli da Ahura Mazda; dunque la droga, differentemente da tempi successivi che legarono lo stupefacente al satanismo, si presentava come un dono del Dio Buono. Unitamente ai sacrifici rituali la bevanda provocò al saggio la visita dell'inferno, l'ascesa al cielo e infine la "conoscenza dell'onniscienza", dopo aver dormito sette giorni e sette notti.

La stessa procedura seguì per visitare l'oltretomba il Arda Viraf che, dopo il rito lustrale e la purificazione delle vesti, bevve tre coppe di vino mescolato alla bevanda sacra(in pratica un narcotico) e dormì lo stesso tempo del suo predecessore(così nella versione computerizzata dell'Arda-Viraf compiuta dall'Istituto Scandinavo di studi asiatici).

Lungo il viaggio Arda Viraf s'imbatte nei pressi di un ponte in Ravn, il giudice che con la bilancia pesa le anime, autentico contraltare ctonio del giudice-sacerdote operante sulla terra, la sua ideale continuazione nel perpetrarne la missione etica nell'eterno.

Il viaggio nell'altro mondo dura sette giorni, al termine dei quali Arda, risvegliatosi, può narrare a tutti coloro che hanno vegliato il suo corpo dormiente le delizie e i supplizi delle anime buone e malvagie.

Lo spettacolo di Shahroo Kheradmand - prima in assoluto per l'Italia - cominciando dalla venuta a mondo di Ahura Mazdah, la Luce, e Angra Mainyu, l'Oscuro, e dall'avvento al mondo di Zoroastro per portare il bene e la pace agli uomini, si basa sulla selezione di alcuni episodi particolarmente rilevanti di quest'opera che descrive il viaggio dell'iniziato nell'aldilà, accompagnato da due divinità attraverso il Paradiso, l'Inferno e una sorta di limbo.

        Viaggiando tra le stelle, la luna ed il sole          nel Paradiso Arda Viraf s'imbatte in creature           di luce che invocano la sua natura di giusto           per redimere il mondo.

Nel luogo chiamato "intermedio"(o Limbo) sfilano a braccia levate gl'ignavi, coloro che in vita hanno col loro fare pareggiato i meriti e i peccati. Là subiscono l'unica punizione delle alterne vicende atmosferiche, ovvero la pena del caldo e del freddo, mentre si trovano là in attesa del Corpo futuro nella resurrezione.

La parte più vibrante, emozionale, sorretta da percussioni horror, canti, lamenti strazianti è quella infera.

Arda Viraf deve traversare un possente e tenebroso fiume ricolmo delle lacrime che la gente lascia cadere sui trapassati(Ardara, Cap. 16) ed eccolo giungere nel regno dell'eterno dolore.

Viene qui fuori la valenza prodromica del testo, non solo storicamente ma anche a livello antropologico, quando nelle punizioni dell'Arda Viraf si rileva che la Legge del Contrappasso, lungi dall'essere una produzione precipuamente medioevale, era invece un vero e proprio archetipo collettivo, sia pure avvertito molto rudimentalmente negli inferni delle origini.

Basterà citare al riguardo gl'invidiosi torturati con pioli infissi proprio in quegli occhi che aguzzarono per compiere il loro peccato(Arda Viraf, Cap. 92). Un goloso, reo anche di vari sacrilegi, soffre la fame e la sete, mentre si strappa i capelli e la barba, beve sangue e vomita bava senza tregua(Arda Viraf, Cap. 23). Davanus, il pigrone, l'unica persona il cui nome è menzionato nell'Arda-Viraf, ha tutto il corpo morso dagli insetti, eccettuato il piede destro perché con esso una volta spinse una manipolo di fieno davanti a un bue che arava. Chi ha rubato negli affari o ha abbandonato l'amico al nemico mangia cervello umano da un cranio che tiene nella mano.

La creazione di una tavola morale talora comporta la personificazione infera dei vizi, come per la condotta degenere concretantesi particolarmente in atti antireligiosi, nell'avarizia e nell'inospitalità. Assume le forme di una prostituta nuda e sudicia che, immersa con le ginocchia in avanti e le chiappe indietro in una flegma ininterrotta, si dibatte in un vento fetido(Arda Viraf, Cap. 17).

Il viaggio di Arda Viraf ci permette di relativizzare l'etica della religione in qualunque tempo e di qualunque spazio, smascherandola nella sua presunzione di assoluto. Alle visioni religiose sempre è sottesa la tavola morale della società o del gruppo sociale o del clan di appartenenza del chiamato. Tanto qui accade coi sacerdoti che inviano Arda Viraf a scoprire nell'oltremondo le regole che sono ovviamente quelle dello status quo e non altre.

Il male principale dei tempi di Arda Viraf era la disgregazione del nucleo familiare, tenuto in grande considerazione, donde l'esigenza di tenerlo compatto, vista la cura con cui vengono descritti i comportamenti peccaminosi dei componenti.

I figli che fecero soffrire i genitori senza chiedere perdono sono immersi nel fango pestilenziale. Là piangono e invocano il padre e la madre, mentre una falciola acuminata penetra profondamente nelle loro membra(Arda Viraf, Cap. 65).

L'uomo che non ha riconosciuto i propri figli, li vede cadere ai suoi piedi mentre viene dilaniato da demoni canini(Arda Viraf, Cap. 43).

I momenti più drammatici sono le punizioni delle madri degeneri.

L'infanticida è condannata a scavare una montagna coi seni e ha sulla testa una pietra "simile a un cadavere". Ai suoi piedi c'è il bambino che piange ma non riesce a raggiungerla, come vani sono i tentativi della mamma di abbracciarlo. Pena simile è prevista per colei che non diede latte al proprio figlio, la quale ora si dilania il corpo, il volto con un pettine di ferro e invano invoca la fine del tormento, implorando di dare latte al proprio infante. Una donna che lasciò piangere il figlio d'incuria e di fame, piange senza posa e divora la pelle dei suoi stessi seni. La madre che privò del latte il figlio per venderselo è costretta a tenere con le sue mani i seni su una padella calda e a rivoltolarli da ogni lato(Arda Viraf,Cap. 44,59,78,87,94,95).

Non c'è scampo neppure per le donne assillanti, lussuriose e traditrici.

Le fedigrafe che hanno abbandonato il marito praticando la prostituzione e la lussuria sono sospese per i seni, con gli occhi trafitti da chiodi di legno, mentre bestie orribili divorano i loro corpi. Colei che disprezzò il marito ha la lingua tirata fino al collo e se ne sta sospesa in aria, ovvero si dilania il petto e il seno con un pettine di ferro. La donna che tormentò il marito con parole taglienti è torturata da serpenti aggrappati alla lingua, mentre quella che mangiò carne di nascosto e l'offrì al suo amante è condannata a mangiare il suo stesso cadavere. L'infame che tradì l'uomo giusto per andare a letto con un malvagio viene ricoperta con un "coque de fer" e stesa, a bocca aperta, su un forno caldo. Un serpente entra nel corpo di una peccatrice che distrusse il matrimonio consanguineo e le fuoriesce dalla bocca(Arda Viraf, Cap. 24, 26, 62, 69, 82, 83, 85, 86).

Un mondo ricolmo di tormenti sadici,soprattutto a sfondo sessuale, che anticipa le più orrende visioni dell'inferno dantesco e della letteratura gotica successiva.

La rassegna terribile, diventa, nella mis en scène al teatro di Ostia Antica, parola che si fa canto, musica, avalanche dove la minuziosa descrizione della tortura è amalgamata, tagliata, smussata, dalla massa di emozioni-vibrazioni che danno senso globale al Grande Tormento.

La sapiente regia è ricorsa al Nagauly, la più antica forma teatrale usata per la rappresentazione della mitologia iraniana. Nella versione più pura ci si avvaleva di un cantastorie che conduceva il racconto secondo ritmi molto movimentati. Una performance quella dei nagal, gli aedi iraniani, tuttora in voga nella sala da tè orientale: un posto per raduno maschile, dove gli uomini s'incontrano per fumare, bere il tè e giocare a dadi. Qui, ad Ostia Antica, entrano i Nagal e cominciano la loro azione fatta di recitato, danza, canto assai marcato e accompagnamento musicale attuato con strumenti assai scenografici a corda e a percussione quali il daf, il santur, il tinbac, il tanbur, il daf, il violon e il camunche.

Musica e canti tradizionali sono interpretati da attori e cantanti iraniani e, eccezionalmente, da Oscidari, un sacerdote zoroastriano che canta in lingua pahalavi. Le voci di tre attori intervengono a interpretare in italiano quei passi che il cantastorie Vaiola Torabi recita in originale, intervallando con sapiente dosaggio quello che alla fine sembra più un concerto che una messinscena teatrale.

Un'opera antica, difficile, concepita già in nuce in chiave multimediale e popolare, successivamente ripensata, in spirito da antiarte a partire dal linguaggio verbale, in modo da far percepire al pubblico moderno, elettronico e internettiano, la magia tecnologica di un descessus ad inferos implausibilmente e acronicamente ambientato in un teatro dell'antica Roma.

CYBER-BIBLIOGRAFIA

 

- Le livre d'Arda Viraf, a cura di Philippe Gignoux, Edition recherche sur la civilisation, Paris, 1984.

- Bibbia infernale(Saggio sistematico sull'inferno in tutte le tradizioni e culture) di G. Francione, Edizioni Athena 2001, Roma, 1° volume: ottobre 1990; 2°, settembre 1991; 3°, aprile 1992.

- I viaggi negli altri mondi(Zolfo), di G. Francione http://adramelek.supereva.it

- Antiarte 2000: La rivoluzione dell'Estetica nel Cyberspazio di Andrej Adramelek - http://web.tiscalinet.it/antiarte

 
           

                    

 

 
Si ringrazia il Teatro di Roma per i materiali e  la foto (di Diana Canzano)  
   
 

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Last updated: maggio 08, 2005.